Ecco come fare uno zaino per 2 settimane

Purtroppo per la maggior parte di noi, agosto e’ sinonimo di una sola e sacrosanta parola: ferie. E dico purtroppo perche’ i backpacers che viaggiano in questo periodo dell’anno devono tenere conto di molti piu’ aspetti rispetto ai loro fortunati cugini che partono, per dire, anche solo a settembre.

Prenotazioni e rischio affollamento nelle zone d’interesse prettamente turistiche sono il pane quotidiano per chi si muove in questo periodo, costi di vitto e alloggio sono decisamente piu’ elevati e l’avventura, a cui generalmente i viaggiatori con lo zaino tengono piu’ del viaggio stesso, puo’ essere difficile da scovare.

Ecco che quindi bisogna prepararsi molto bene prima della partenza, studiare i luoghi di interesse, che cosa visitare e in quanto tempo. Personalmente, organizzo i miei viaggi decidendo a casa cosa visitare giorno per giorno, dove andare e come potremmo spostarci da un posto all’altro. Soprattutto se a ridosso del periodo rosso per le partenze, la pianificazione e’ tutto. Scrivo quindi un planning dettagliato con tutto quello che al massimo vorrei fare; inutile dirlo, se riesco a fare la meta’ di quello che scrivo normalmente e’ gia’ un successo.

Ma la domanda fatidica e’sempre e solo una: cosa portare nello zaino?
Dipende dal posto, ovviamente. Con il tempo pero’ ho imparato che

  1. possiamo vivere 2 settimane con 2 pantaloni e 3 maglie. Ve lo assicuro, si puo’ fare sia in un posto a 0 gradi che in uno a 40.
  2. Non credete a chi vi dice di partire con 3 mutande. Forse ho dei problemi con l’igiene, ma io a meno di 7 non scendo.
  3. E’ impossibile scordarsi di portare qualcosa di estremamente indispensabile, se e’ indispensabile ve lo ricordate di sicuro. Per tutto il resto, esistono i negozi. Ovunque voi andiate incontrerete negozi piu’ o meno grandi dove poter ricorrere ai ripari.
  4. Dimenticare a casa qualcosa non sempre e’ un male: impari ad arginare il problema, impari che forse quella cosa non era cosi’ indispensabile come credevi e scopri che e’ bello vivere “leggeri”.

Con l’ultimo viaggio ho toccato livelli di organizzazione e suddivisione dello zaino che manco Jean Baptiste Grenouille con i suoi profumi e’ riuscito a fare. Ho investito 9€ (all’incirca) in separatori di indumenti:

  • uno piccolo che contenesse 7 paia di mutande (ve l’ho detto, sotto non scendo), 3 calzini e due reggiseni
  • uno altro contenitore piccolo come quello precedente per due costumi
  • uno grande per pantaloni e maglie (quelle in tessuto tecnico tipo queste)
  • un sacchetto per le scarpe + un paio di infradito
  • la trousse con i prodotti per il viso (piu’ spazzolino e dentifricio)
  • una borsetta con le creme sole / dopo sole / ustione
  • una trousse con i farmaci (indispensabile)
  • lo zainetto ultracompact 10L per macchina fotografica, telecamera, batterie di riserva, documenti, cavi e cavetti.

Per l’ultimo viaggio sono partita cosi’, e devo ammettere che tirare fuori dallo zaino dei contenitori, invece che avere indumenti ammassati, e’ stata la vera svolta.

Come organizzate i vostri zaini? commentate qui sotto!! 🙂

La nostra Mezzavalle

La nostra Mezzavalle!

Per maggiori info rileggi l’articolo UNA NOTTE A MEZZAVALLE

 

Come un secondo prima di vederti

“Come un secondo prima di vederti” – Italic Pequod 
Autore: Abdullah Al Atrash
Acquistabile qui.


Generalmente non scrivo recensioni e basta, scrivo di cose che mi sono piaciute tendenzialmente tanto se non tantissimo. E infatti, questo libro mi e’ piaciuto tantissimissimo.
Me ne sono innamorata alla sua presentazione, lentamente, parola dopo parola, pagina dopo pagina sulle note di una voce femminile molto sottile.

Come posso raccontarvi questo libro? La mia idea e’ quella di darvi poche informazioni oggettive, raccontarvelo il meno possibile ma cercare di farvi capire quella che e’ l’atmosfera che l’autore ha voluto creare con questi racconti. Un po’ come lui stesso, a dire il vero, ha fatto durante la presentazione del libro.

E’ un libro di 15 racconti (tutte storie vere, anche quella dell’alieno), scritto in 3 giorni e fondamentalmente con l’unico scopo di poter lasciare qualcosa ai suoi figli. All’inizio non era stato pensato per la pubblicazione, ma il caso ha voluto che questo libro potesse arrivare nelle mani di chiunque. Il caso. Quello stesso caso che ha portato l’autore a vivere negli Emirati Arabi, ad essere socialmente utile per la sua citta’ natia (Ancona) e quella di acquisizione.

Dovrei concludere qua la recensione del libro perche’ questo e’ tutto quello che posso anticipare senza rovinare la sorpresa e senza andare contro la volonta’ dell’autore di far scoprire il contenuto soltanto leggendolo. In compenso posso descrivervi la presentazione, che pressapoco e’ andata cosi’:

Conosco l’autore che da subito mi sembra una di quelle persona che ti fa esclamare ‘beh, ma allora il mondo potrebbe essere un posto migliore”. La presentazione si svolge in un museo dei giocattoli con tanto di sedie del cinema e palchetto che solo per la location e’ un +10 punti a Grifondoro. La parte della lettura del libro e’ l’unica cosa che segue uno schema, tutto quello che esula dalla sottile voce narrante e’ condivisione. Bubu (come si fa chiamare l’autore) non espone il suo libro, si racconta in un flusso di pensieri che passa dall’italia che ha vinto i mondiali nel 2006 alle riflessioni sui fatti, perche’ li classifichiamo in positivi e negativi, ma soprattutto sul perche’ crediamo che un fatto che classifichiamo come negativo possa veramente rivelarsi senza potenzialita’ positive.

Non ero in cerca di risposte a domande intime e personali, ma qualcuna in verita’ e’ arrivata. Ogni tanto perdiamo la consapevolezza di quanto sia importante essere se stessi, a discapito di risultare qualcosa che magari all’esterno puo’ dare fastidio. Questo e’ proprio il percorso che sto facendo da qualche tempo a questa parte: cercare di essere me stessa sempre e comunque, senza troppi filtri perche’ bastano quelli di Instagram a modificare la realta’.  Devo ammettere che non sempre e’ facile essere la persona che sai di essere, ma  incontrare degli essere umani come Bubu che salgono su un palco e si raccontano in maniera cosi’ spontanea rafforza la convizione che essere se stessi paga sempre e comunque.

Bubu conclude la presentazione con una canzone. No, non e’ un cantante. Ma la canzone e’ la giusta risposta al libro, a quello che e’ il filo conduttore di tutti questi racconti. Perche’ in fondo, a chi non e’ mai capitato di trovare una canzone che dica esattamente le parole che occupano la testa senza riuscire ad uscire dalla bocca?

PS.: la miniatura in copertina e’ fighissima , ad opera di Plusbizarre , vi consiglio di sficcanasare il suo profilo!

Una notte a Mezzavalle

Terrore dei più pigri ma vera e propria passione per tutti quelli che amano le spiagge libere e selvagge, Mezzavalle è una spiaggia che facilmente rimane nel cuore di chi la visita. Completamente immersa nella natura del Parco del Conero, per raggiungerla bisogna affrontare un ripido stradello (più o meno 10 minuti di cammino), ma lo scenario che troverete davanti a voi, una volta arrivati in fondo, vi ripagherà di qualsiasi fatica. Non troverete lettini e ombrelloni, ma solamente un piccolo bar/trattoria su una lunga spiaggia bianca: il verde selvaggio del Monte Conero dietro di voi e l’azzurro cristallino del mare di fronte ai vostri occhi. Nel 2014 Legambiente ha inserito Mezzavalle tra le prime posizioni di «La più bella sei tu», il contest che nomina la spiaggia più bella dell’estate. Nel 2015 anche Skyscanner ha inserito Mezzavalle tra le dieci spiagge più belle d’Italia.

Qui ti consiglio la guida per poter conoscere Le Marche ed Ancona.

Una curiosità

Volete una pelle più liscia e luminosa mentre siete baciati dal sole nella spiaggia di Mezzavalle? Iniziate allora a camminare verso la parte sinistra della spiaggia (guardando il mare), qua troverete una cava di argilla. Spalmatela sul corpo, aspettate che si secchi e poi buttatevi in acqua per sciacquarvi! Per sapere come arrivarci, cliccate qui!

La “nostra” Mezzavalle

Non potevo vivermi l’esperienza come tutte le persone normali che approdano su questa spiaggia stupenda, ovviamente. Arrivo ad Ancona domenica notte scortata da nuvole e un po’ di pioggia, ma il tempo avverso non ha comunque influito sulla voglia di scendere per lo stradello e passare la notte accampati in stile Cast Away. Ed effettivamente e’ andata un po’ come nel film: dopo aver assicurato il nostro telo (questo telo qua, nulla di piu’) con dei pali in legno, abbiamo assistito a quello che poteva essere paragonato a tutti gli effetti ad un diluvio universale con tanto di fulmini e saette. Come nel film, anche noi abbiamo passato la notte ad aspettare che si facesse giorno, ad aspettare che smettesse di piove… o almeno che smettesse di soffiare il vento. Verso le 7 di mattina si placa la tempesta e riusciamo ad uscire per la prima volta dalla nostra tana di fiducia. Mi avvicino alla riva guardando con soddisfazione il paesaggio che ci circonda. L’acqua e’ calda e cristallina, mai vista un’acqua cosi’ trasparente a bagnare le spiagge italiane. La brezza riempie i polmoni e allora penso che e’ proprio vero, Murakami ha sempre ragione, in un modo o nell’altro: Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato. (Haruki Murakami) Consigli post Nostra esperienza:
  • generalmente ci si puo’ accampare solo ed esclusivamente con teli di fortuna, vi consigliamo pero’ di pensare a una tenda di quelle che si lanciano velocemente se il tempo e’ incerto come era nel nostro caso.
  • Scendere dallo stradello in infradito e’ fattibile solo se hai delle ventose al posto dei piedi: io sono riuscita a scivolare anche con le vans, perche’ lo stradello non perdona nessuno.
  • Scendete “leggeri”, tutto il peso che portate giu’ dev’essere riportato alla macchina con un coefficiente di pesantezza +10 dato dagli asciugamani bagnati.
  • E’ assolutissimamente vietato accendere fuochi (alle spalle potete ammirare l’immenso verde del parco del Conero)
  • Potete andare con i vostri amici pelosi, si divertiranno come dei matti!
Un ringraziamento speciale a Lovely Ancona per la collaborazione alla stesura dell’articolo.

GAGGAN

La domanda che piu’ mi e’ stata fatta da amici e conoscenti dopo aver saputo della cena da Gaggan e’ stata sempre e solo una: quanto avete speso?!

Lo dico subito, non e’ stato economico. Voglio pero’ farvi una domanda: quanto sareste disposti a pagare per andare al concerto di un big americano? 200€? 250€?

Il perche’ di questa domanda e’ semplice, la cena e’ stata una performance a tutti gli effetti con tanto di copione, backstage, artisti, colpi di scena e musica. Si, c’e’ stata pure la musica (in accompagnamento ad un piatto, semplicemente geniale). Aggiungiamo a questa performance che aveva come prezzo base 170€ un accompagnamento di vini. Un bicchiere ogni 2/3 piatti per un totale di 24 portate e 9 vini delle migliori cantine.
Il prezzo a fine serata per due persone e’ quindi decollato, raggiungendo i 700€.

Lo rifarei? assolutamente si.
La cena da Gaggan rappresenta a mio avviso un vero e proprio viaggio esperienziale, dove tutti i sensi sono coinvolti. Il percorso suggerito è composto da numerose portate, che si susseguono abbastanza velocemente, dove la cucina indiana, viene riformulata secondo canoni del tutto nuovi, uscendone arricchita per quanto stravolta. Credo sia inutile raccontare l’esplosione di sapori che ci hanno travolto per tutta la cena, le parole non potrebbero mai eguagliare quello che abbiamo provato. E’ stata una scoperta a tutti gli effetti, piatto dopo piatto perche’ ad accompagnarci non avevamo il solito menu’ ma una lista di immagini che descrivevano il piatto. Una sorta di cena al buio con colpi di scena, vino e molta cordialita’.

 

Come sopravvivere in Tailandia senza glutine.

In Tailandia non tutto sembra quello che in realta’ e’. Quello che ti potrebbe sembrare solo riso, potrebbe in realta’ non esserlo. Quelli che potrebbero sembrare degli innocui spaghetti di riso approvati anche dall’amico Jerry, invece magari non sono cosi’ innocui come sembrano. Quelle verdure che sembrano solo lessate? Meglio non provarle se non vuoi passare il resto della giornata in bagno! (con tutto rispetto per i bagni tailandesi )

Vi state chiedendo com’e’ possibile? Oyster sauce, la (maledettissima) salsa d’ostriche.

I menu’ tailandesi sono quasi sempre gli stessi, addirittura a Bangkok c’e’ chi ha  la copertina uguale, quindi… che cosa possiamo o non possiamo mangiare?
(Premetto che nessun celiaco e’ stato maltrattato per poter fare questa rubrica, tutte le informazioni provengono dal corso di cucina )

 Alimenti ok:

  • Papaya Salad
  • Glass Noodle Salad
  • Fried Rice
  • Chicken Spicy Salad
  • Hot and sour prawn soup
  • Chicken in coconut milk
  • Hot and Sour soup in local style
  • Green/Red/Panang/Khaw Soi/ Massaman Curry –> ho praticamente sempre e solo mangiato tutte le alternative di curry, l’unico alimento veramente sicuro!
  • Banana in coconut milk

 

Alimenti non ok:

  • Stir fries Noodle in Thai Style
  • Stir fries Noodle in Chinese Style
  • Stir fried chicken with cashew nut
  • Stir fried hot basil with chicken
  • Noodle soup
  • Deep fried Banana
  • Sweet Sticky Rice Mango –> a meno che non lo chiediate senza la salsa che normalmente mettono sopra il riso!

Tendenzialmenete se siete in dubbio, andate sempre sul Curry con sticky rice. Ho mangiato anche i glass noodle, ma conviene sottolineare che non si vuole la Oyster sauce perche’ viene generalmente usata per dare il tipico gusto asiatico al piatto!

 

Dear Diary: Thailand vol. IV

Partiamo alla volta di Chiang Mai la mattina presto:
biglietto del treno fatto,
la nostra tipica colazione tailandese (yogurt, banana e succo di frutta) fatta,
puntate di Narcos preventivamente scaricate
… siamo pronti per le 9h di treno che ci aspettano.

Nonostante le infinite ore di viaggio, consiglierei anche a posteriori di fare la tratta con il treno invece che con qualsiasi altro mezzo. E’ una sorta di oriental express che attraversa tutti i paesini, costeggia immense foreste e piantagioni di ogni genere. Il treno e’ attrezzato con colazione, pranzo, merenda e cena e ti da la possibilita’ di incontrare altri turisti sul vagone dedicato ai viaggiatori (il 9).

Ci tengo a sottolineare l’organizzazione che hanno avuto nel trasformare un semplice spostamento in una vera e propria esperienza positiva: alla stazione dei treni, una volta fatto il biglietto, e’ pieno di personale tailandese che ti chiede dove sei diretto e ti accompagna letteralmente al binario  corretto. Una volta saliti in treno siamo stati coccolati da una signora tailandese che ci ha prontamente offerto the/caffe/succhi/acqua. Nulla di paragonabile ai nostri regionali che attraversano l’intera italia e che se sei fortunato ti portano almeno a destinazione, altrimenti nemmeno quello (scusate lo sfogo).

Passiamo il viaggio alternando nasi attaccati al finestrino a puntate di Narcos, le piantagioni viste da vicino e quelle di Pablo, la poverta’ fuori dal vagone e quella della Colombia. Arriviamo in serata a Chiang Mai e alloggiamo qui, dove ci fermiamo due notti. Decidiamo subito di organizzarci le giornate con attivita’ che avevamo visto di poter fare solo a Chiang Mai, un po’ per il contesto e un po’ perche’ essendo fuori dalle zone prettamente turistiche avremmo potuto calarci un po’ di piu’ nella realta’ tailandese. Dopo aver adempiuto al nostro “dovere organizzativo”,  andiamo a cenare al Night Market ( a differenza di quello di Ayutthaya con un po’ di gente per strada! se non sai di cosa sto parlando, clicca qui)

Il primo giorno a Chiang Mai mi ha regalato una delle esperienze che mai dimentichero’ per tutta la vita (il contatto con cui abbiamo organizzato e’ qui).
Iniziamo la giornata con una escursione nella giungla. Partiamo di buon ora con un furgoncino che ci porta all’inizio del nostro hiking selvaggio con una guida a dir poco eccezionale. Essendo in pochi ha infatti la possibilita’ di spiegarci tutto quello che ci circonda: frutti, animali, peculiarita’ della zona e meterologia locale. Dopo poco piu’ di un’ora di cammino arriviamo a destinazione sfatti e bagnati come se avessimo fatto una doccia. Si, esatto, “come se avessimo fatto una doccia” e invece era tutto sudore. Ad accoglierci alla fine del nostro calvario c’e’ pero’ una cascata con una pozza dove poter fare il bagno. Senza pensarci due volte (va beh, io un po’ ci ho pensato per via dell’acqua torbida) ci buttiamo nella pozza d’acqua fresca che sembra la cosa piu’ bella mai vista, dopo la visione dell’acqua fresca in bottiglia. Scendiamo leggermente per raggiungere la nostra seconda attivita’: rafting. Indossiamo elmetto e giubbotto di salvataggio, mettiamo il gommone in fiume e partiamo per gli 8 km di navigazione tra sassi, mulinelli d’acqua, salti e paesaggi da “Il Libro della Giungla”.
Dopo 40 minuti di pagaiate arriviamo nella casa – campo base: fondamentalmente una casa privata, utilizzata come appoggio per poter mangiare e fare da collegamento con altre attivita’ tra cui il santuario degli elefanti e il giro sul Quad.
Ci viene offerto un pranzo semplice ma fatto con amore: alimenti unici e locali, verdure fresche e curry divino.
Subito dopo pranzo saliamo nel cassone di un fuoristrada e veniamo portati nell’oasi degli elefanti.

AVVERTIMENTO: non affidatevi a qualsiasi ente vi capiti a tiro. Spesso gli elefanti vengo picchiati, maltrattati semplicemente per poter essere utilizzati come attrattiva per i turisti. Informatevi prima di acquistare qualsiasi tipo di tour o esperienza con questi splendidi mammiferi.

Nel nostro caso si trattava di una pensione per elefanti. Questa famiglia composta da 3 ragazzi e i genitori, si occupano in tutto e per tutto dei 3 elefanti che nutrono e curano quotidianamente. Nonostante la poverta’ in cui vivono questa famiglia paga l’equivalente di 1000€ a elefante al mese per poterlo nutrire e curare. Gli animali in questo contesto sono infatti completamente liberi, giocano con i ragazzi nell’acqua come veri amici, sono sereni e non subiscono alcun tipo di maltrattamento. L’esperienza e’ qualcosa di unico e irripetibile.

Dopo le mille attivita’ della giornata decidiamo di farci un ultimo regalo: un massaggio tailandese rilassante.

CONSIGLIO: assolutamente da fare almeno una volta, se non potete andare fuori Bangkok scegliete almeno un centro vero e proprio, non i massaggiatori che trovate lungo le strade.

Per il secondo giorno a Chiang Mai decidiamo di imparare qualcosa della cultura locale, ci affidiamo quindi a AsiaScenic per fare una mezza giornata di cucina tailandese nella loro farm.

CONSIGLIO: anche se prenotate la mezza giornata, il corso durera’ fino almeno le 15 di pomeriggio. Non fate come noi che pensavamo di poter dedicare la mattina fino al massimo a pranzo e poter ripartire alle 15 verso una nuova destinazione. Abbiamo perso l’unico pullman della giornata che ci avrebbe portato a Chiang Rai e abbiamo dovuto prendere un nuovo volo per Phuket (con partenza Chang Mai e non Chang Rai) e una  stanza per la notte in piu’ (fortunatamente Rainforest aveva ancora una camera disponibile).

Il corso di cucina e’ stato un’esperienza a 360 gradi: dal mercato e la descrizione degli ingredienti base alla farm che ci ha ospitati. Un sistema completamente autosufficiente di colture, bisogni e servizi soddisfatti dal cerchio che questi tailandesi hanno creato per vivere e sopravvivere senza l’aiuto di fattori esterni. In questo contesto abbiamo imparato a cucinare alcuni piatti tipici della cucina tailandese, tra cui l’immancabile riso al curry.

Avendo perso qualsiasi mezzo per poter andare a Chiang Rai, decidiamo quindi di rilassarci con un bagno in piscina e goderci l’ultima serata a Chiang Mai.

 

Storie d’Islanda

Amo viaggiare e portarmi a casa delle storie che sono tramandate di generazione in generazione, di viaggiatore in viaggiatore. Le mie personalissime storie d’islanda che ho portato a casa mi sono state raccontate da burberi vichinghi mentre preparavano caffe’ dietro a un bancone in legno, da anziani conosciuti su una fredda panchina di Reykjavik e da biondissime studentesse all’interno di una calda e accogliente libreria di Akureyri.


Nell’angolo più remoto del giardino di ogni casa islandese che si rispetti, ecco comparire tre casette di legno vicine l’una all’altra. Sono le abitazioni degli elfi, il popolo invisibile. Narra la leggenda che gli elfi fossero anch’essi figli di Eva, madre di tutti gli uomini.
Un giorno Dio annunciò ad Eva che sarebbe andato a cena da lei, per conoscere tutti i suoi figli. Eva, come ogni madre, iniziò a lavare e preparare i figli per l’evento, ma, poiché erano tanti, non riuscì a fare il bagno a tre. Per non mostrarli in disordine davanti a Dio, li nascose nell’armadio.
Durante la cena Dio chiese a Eva se quelli che sedevano nella stanza erano tutti i suoi figli e la donna confermò. Allora Dio che è onnisciente continuò: “ciò che è nascosto a Dio, sarà nascosto per sempre anche agli uomini!” Eva corse disperata all’armadio, ma lo trovò vuoto.
Dio aveva reso invisibili i tre bimbi agli occhi degli uomini. Solo chi ha cuore puro può vederli.


Una leggenda racconta di due giganti che, cercando di portare a riva una nave, furono sorpresi dall’alba prima di potersi nascondere in montagna e vennero trasformati, insieme all’imbarcazione, nei tre faraglioni in pietra. Tutti e tre hanno ovviamente un nome e sono: Skessudrangur, Langhamar e Landdrangur.


Secondo la leggenda, in una fattoria in riva al lago di Lagarfljot viveva una ragazza che aveva acquistato un anello d’oro. Aveva sentito dire che mettendo in una scatola un verme, con sopra l’oro, era possibile aumentarne la grandezza. Quando la ragazza, la settimana più tardi, andò a controllare l’anello, il verme era cresciuto così tanto da non contenerlo. Spaventata, afferrò la scatola e la lancio nel lago. Con il tempo il verme si trasformò in un drago che popola tutt’ora il lago in questione. Dopo la visione di un filmato, la commissione governativa ha poi dichiarato reale la leggenda in questione.

 

Dear Diary: Le domande pre partenza

Ho pensato a che cosa mi sarebbe piaciuto sapere prima di andare in Tailandia. Ma soprattutto, ho pensato di scrivere e dare delle risposte a quelli che erano i miei dubbi pre partenza.

CI SARANNO POSTI PER CARICARE IL TELEFONO?

Assolutamente si, tra l’altro la presa italiana si adatta perfettamente a quella tailandese senza l’uso dell’adattatore.

CI SARA’ IL WIFI O DEVO COMPRARE UNA SIM?

Il mio consiglio e’ di fare la Sim quella da 30 giga direttamente all’interno dell’aeroporto. Il Wifi c’e’ ma solitamente e’ lento e come raccontato nel secondo post, i tassisti solitamente vanno a braccio, meglio avere il navigatore a disposizione ( ci ha salvati parecchie volte!).

QUANTI PACCHI DI SALVIETTINE DOVRO’ PORTARE?

Prima di incontrare il mio ragazzo pensavo che il mio approccio al mondo “igiene” fosse del tutto normale. Normalmente se devo muovermi mi porto dietro le salviettine per me, quelle per i cani e quelle intime. In questo caso mi sono portata 3 pacchi di salviettine normale, due di intime e l’amuchina. Nella mia testa c’era l’idea di un paese povero e quindi anche sporco. E invece no. Stupita da tanta pulizia, ho cominciato a fare una classifica comparata, e il risultato e’ stato questo:

6^ e ultimo posto: bagni dei treni

In questo caso devo essere molto severa, sono sporchi come quelli italiani. L’unica differenza e’ che sono alla turca e non rischi di toccare bordi contaminati mentre cerchi di centrare il buco facendo matrix in un cubo di 1 metro quadrato.

5^ posto: Servizi pubblici non a pagamento

Ho utilizzato uno di questi bagni durante il giro al floating market (il mercato galleggiante) e potrebbe essere paragonabile ai nostri bagni degli autogrill (quelli piccoli che non hanno le faccine post pipi’ experience e che quindi non se li caga nessuno).

Anche in questo caso lo stile pipi’- matrix e’ NECESSARIO per la sopravvivenza.

4^ posto: Bagni bar sulla spiaggia (libera)

Siamo vicini al podio e il livello di igiene si intensifica.

I bagni in questo caso vengono puliti regolarmente. Normalmente vengono distribuiti quei fantastici fogli di carta pre tagliati che servono per coprire l’asse. Cosi’ puoi fare matrix con livello 3/10 di snodatura, lasciare zaino o borsa appesi sul retro della porta senza aver paura di metterti poi sulla schiena chissa’ che batteri.

3^ posto: Bagni ristoranti low budget

Primo gradino del podio e abbiamo dei bagni che riportano addirittura come ci si deve lavare le mani. Della serie: siamo puliti e ti insegnamo ad esserlo. Paragonabile ai nostri ristoranti quotati su tripadvisor con €€ (medio alti)

2^ posto: Bagni ristoranti  medium budget

Livello di pulizia: bagno a casa di amici che puliscono prima di avere ospiti. Ancora mi domando come sia possibile, sicuramente passano due o tre volte a serata per pulire e rinfrescare l’aria.

1^ posto: Bagni pubblici a pagamento (10 centesimi)

Standing ovation sulle note di happy! Nel bagno in cui siamo stati c’era letteralmente la canzone di Pharrel ripetuta a nastro. I bagni sono puliti come nella pubblicita’ dell’anitra wc, c’e’ un inserviente che passa a pulire il bagno appena esci (non subito mentre ti lavi le mani, ma dopo, appena varchi la porta). L’aria condizionata rende l’esperienza mistica, il profumo di muschio placa l’ansia anche ai piu’ maniaci del pulito.

Ci troviamo indiscutibilmente di fronte alla stella Michelin dei wc.

CHE SCARPE PORTARE?

In 15 giorni abbiamo usato 14 giorni i sandali Birkenstock, in camera le infradito normali e un giorno abbiamo usato gli scarponcini bassi perche’ abbiamo fatto hiking nella giungla. Con il senno di poi porterei comunque queste tre scarpe.

COME FACCIO A PORTARE A CASA TUTTI I SOUVENIR CHE COMPRERO’?

Preparatevi perche’ sto per condividere un’idea del tutto geniale.

Preambolo: siamo partiti con uno zaino da 8kg in stiva e un marsupio a testa. Siamo tornati con 16.5kg di zaino in stiva, un nuovo zaino come bagaglio a mano e l’inseparabile marsupio. Se ve lo state chiedendo, si i 16.5kg erano a testa.

Vi state chiedendo come sia possibile?  Tanto allenamento pre partenza!

Come mai cosi’ tanti kg? Abbiamo comprato piatti, bicchieri, cucchiaini, vassoi, teiere, regali per genitori/sorelle/fratelli/nipoti/amici, lampade e amache. Insomma, tutta roba a cui non potevamo assolutamente rinunciare.

Come avete letto nel primo post il mio zaino e’ stato un umilissimo 60L. A Bangkok ho pero’ trovato uno zaino che volevo assolutamente comprare perche’ in italia per 15€ potrei comprarne solo una bretella. L’ho quindi riempito e attaccato le bretelle sulla chiusura del mio zaino da 60L. Se vi state immaginando la scena, fondamentalmente avevo uno zaino su un altro zaino. In aeroporto avrei dovuto dichiarare due bagagli in stiva, ma ecco l’illuminazione: prendete l’antipioggia e coprite entrambi gli zaini, andate dall’incelofanatore di valige e fategli gli occhi dolci, fatevi incelofanare i due zaini che cosi’ sembreranno un unico bagaglio, pronto per essere spedito in stiva!

SOLDI: QUANTI, COME E DOVE LI CAMBIO?

Anche in questo caso abbiamo cambiato i primi soldi direttamente in aeroporto. Avevamo 250 euro che abbiamo cambiato in bat in modo da poter star tranquilli almeno per i primi giorni. Ci sarebbero tra l’altro serviti per poter pagare il taxi che ci avrebbe portato a Bangkok, il primo cambio e’ stato quindi una necessita’.
Normalmente abbiamo poi prelevato agli sportelli ATM con qualsiasi carta, e pagato hotel/escursioni con la carta di credito. Anche se in banca dovessero dirvi diversamente (come avevano detto a noi), all’estero prendono solo ed esclusivamente circuiti Mastercard e Visa, quindi se avete Bancomat/Maestro/V-Pay potrete solo prelevare ma non pagare direttamente ai pos.

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