Huè e la Città Imperiale

Huè e la Città Imperiale

Finora tutto mi è parso normale.
Certo, l’ho notato: qui la civilizzazione è scarsa, e le persone hanno un atteggiamento poco amichevole. Ma nei loro occhi non l’avevo ancora vista. La guerra.
Parli con la guida, parli con le persone, vorresti saperne di più: in fondo, loro sono i bambini di allora, o i figli di chi l’ha vissuta. Ma non osi, non sai se toccare l’argomento, non sai se è un tabù.

E invece no. La nostra guida è una donna molto informata: ha studiato, ha viaggiato per capire davvero la storia del Vietnam. Parla molto bene l’italiano, ha sposato un siciliano. E parla, parla, parla: gli spostamenti in auto sono fiumi di parole sulla storia del Paese, sulla Cina, a cui in fondo il Vietnam deve cultura tradizioni e molto altro, e poi la guerra con gli americani, e la situazione politica attuale.

Non sono brava a parlare di politica, né a capirla, ma proverò a spiegare la situazione.

In Vietnam c’è il partito unico comunista, ma i cittadini vorrebbero la democrazia, vorrebbero sentirsi più liberi. Secondo la nostra guida, però, i vietnamiti non sono pronti ad autogestirsi: il Paese è indipendente da poche decine di anni, dalla vittoria sugli americani; prima di allora è sempre stato sotto il dominio di qualche altra potenza estera: la Cina, la Francia, l’America.

La guida dice un sacco di cose, ci mostra la cartina, racconta del passato: sa di poter parlare liberamente con noi, turisti solo per pochi giorni, ma sa anche perfettamente che certe cose non potrebbe dirle, che davanti al partito comunista è vietato scavare nel passato, reperire informazioni diverse da quelle divulgate, pensarla in maniera differente.

Cosa è successo al centro del Paese durante la famosa Guerra in Vietnam, proverò a descriverlo in parole povere.

Il governo fantoccio filoamericano aveva disposto che gli americani stabilissero il proprio quartier generale nel sud del Paese; di contro, i vietnamiti avrebbero occupato il settentrione. Ma i Viet Cong, i patrioti della resistenza armata vietnamita, non rimasero a guardare: cercarono di attraversare il Paese da nord a sud per raggiungere i nemici e attaccare. Gli americani, per impedire il passaggio dei Viet Cong, reagirono bombardando tutto il Vietnam centrale, con il risultato che intere città andarono distrutte.

Huè, antica capitale e custode della Città Imperiale, non fu certo risparmiata.

Al suo interno, la città di Huè contiene la Cittadella, un’area molto squadrata, delimitata da mura e formata da viali alberati, che donano una sensazione di armonia, e che, contenendo un traffico scarno e ordinato (ma siamo davvero in Vietnam?!) sono tutti da percorrere in una piacevolissima passeggiata a piedi.

Della Città Imperiale, attorniata da mura interrotte solo da una porta di ingresso per ognuno dei quattro lati, rimane ben poco, dopo i bombardamenti degli americani. Entri, e ti trovi a dover fare i conti con una commistione tra l’antico, con i pochi edifici rimasti originali, e il nuovo, che esiste grazie al moderno restauro, e grazie alla grande voglia di riscattarsi che solo un popolo come questo sa dimostrare.

Al suo interno, la Città Imperiale accoglie la Città Purpurea, altrimenti detta Città Proibita, frequentata dal solo imperatore e dalle sue mogli e concubine. Anch’essa presenta numerosi danni subiti durante la guerra.

Insomma, tra edifici ridotti a resti, costruzioni visibilmente ristrutturate, e altre coperte da teli, in attesa di essere rimesse a nuovo, si respira tutta la grandiosità di questa città, un senso di reverenziale rispetto, e l’importanza religiosa e culturale del luogo. Qui sono custodite le urne dedicate ai nove imperatori che si sono susseguiti, che silenziosamente ne raccontano la storia.

L’intento dei vietnamiti è quello di ricostruire interamente la Città Imperiale. A testa alta. Con orgoglio.

Usciti dalle mura, è stato organizzato per noi un divertentissimo giro in cyclò, all’esterno della Cittadella. Saliamo su queste biciclette che hanno un sedile monoposto davanti, e si parte alla scoperta della città. Un modo veramente carino e singolare di completare la visita!

Non mi sono sentita a mio agio, invece, al mercato coperto: un susseguirsi di banchetti addossati uno all’altro, pieni di cianfrusaglie al punto da lasciare veramente poco spazio per camminare. Persone, tantissime. Gridano, spintonano. Fortissimi odori di roba da mangiare. Condizioni igieniche discutibili. Rischio di perdersi nei meandri del mercato: altissimo. Questo posto comincia a starmi stretto. Riprendo a respirare solo una volta uscita da lì.

E’ incredibile come una sensazione negativa lasci che tutte quelle positive, provate durante la giornata, si affievoliscano inesorabilmente.

Ma per fortuna la giornata non finisce qui. C’è ancora il tempo per una passeggiata libera, mio marito e io, mano nella mano, nella parte recente di Huè, che oggi è una città moderna di bell’aspetto. Piena di locali moderni in stile irish pub, o underground, con musica ad alto volume che si sente dall’esterno e ragazzi di ogni etnia che parlano ogni sorta di lingua per la strada. Per un attimo, quasi dimentico di essere in Asia.

Una camminata sul Fiume dei Profumi, il coloratissimo tramonto che si riflette sullo specchio d’acqua, mi rimettono al mondo.

La mia anima torna in pace con se stessa.

E domani è un altro giorno.

Autore:Schermata 2019-04-16 alle 10.11.33

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