E-bike e bici elettrica: perche’ saranno il futuro?

e-bike e bici elettrica, il futuro della mobilita'Le prime volte che ho sentito parlare della bici con la pedalata assistita ho pensato che fosse una di quelle mode passeggere di cui avremmo riso alla faccia di chi ha speso un sacco di soldi per fare “sport con il pilota automatico”. Oggi, invece, mi trovo a riconsiderare radicalmente l’idea iniziale e ad apprezzare quello che invece ha portato con se questa bici del cambiamento.

Ma perche’ ho cambiato cosi’ radicalmente idea?
In primis mi sono resa conto che in territori diversi da quello dove sono nata e cresciuta, potrebbe essere il mezzo che svolta la viabilita’ classica. In una classica citta’ pianeggiante il problema non si pone, ovunque vai farai quel minimo di fatica che ti consente pero’ di poter girare a emissioni 0 con una ragionevolissima bici senza marce, da battaglia e magari anche un po’ arrugginita. Perfetta per non essere rubata e il mezzo ideale per muoversi velocemente nel traffico.

Ma come puoi pensare a una viabilita’ alternativa quando la tua citta’ e’ per la maggior parte a “sali – scendi”? In questo contesto avere una bici elettrica sarebbe la svolta.

Poi ho pensato alle fasce d’eta’. Andare in bici a 20 anni non e’ lo stesso come a 40 o 60 e sicuramente andare a fare la spesa con la bici potrebbe non essere per tutti. Con l’ e-bike questa distanza pero’ si annullerebbe. Nessuno avrebbe piu’ la scusa per non muoversi con la bici.

Ma che cos’e’ una e-bike?

Il tipo di bicicletta con motore elettrico più diffuso è la bicicletta a pedalata assistita, detta anche e-bike (i due termini sono sinonimi, così come pedelec). Una e-bike è una bicicletta a cui sono applicati un motore elettrico, una batteria al litio e una serie di sensori che rilevano all’istante la forza che mettiamo sui pedali e li codificano per una centralina che calibra il sostegno da restituire al ciclista. Quest’ultima funzione è chiamata “pedalata assistita”.
In pratica, una e-bike è una normale bicicletta se non si mette in funzione il motore; quando lo si aziona, il ciclista viene “aiutato” nel suo sforzo (si va più veloci!) ma deve pur sempre pedalare, con il vantaggio di poter mantenere sempre il proprio ritmo. La possibilità di aumentare o diminuire manualmente la potenza richiesta al motore è data da un piccolo computer posto sul manubrio; ogni produttore fa le sue scelte e molte impostazioni dipendono dal tipo di assetto e dal tipo e fascia di prezzo della bicicletta, ma di solito si trovano almeno tre livelli di assistenza elettrica: eco, sport (o trail) e turbo (o boost).
Le batterie più recenti sono portatili e ovviamente basta una qualsiasi presa di corrente per ricaricarle. La loro durata dipende, oltre che dall’usura, dall’utilizzo: se si tiene il “turbo” tutto il tempo della pedalata la batteria si scaricherà presto… In media, una carica dura almeno una cinquantina di chilometri.

Proprio perché la bicicletta di partenza è un mezzo “normale”, una e-bike può essere una bici da città, una mountain bike, una bici da corsa: motore e batteria possono essere applicati ovunque.

I vantaggi

Ambiente, salute, tempo e portafoglio. Sono questi i principali vantaggi di una bicicletta a pedalata assistita. Non produce CO2, il maggior responsabile del riscaldamento globale, aiutando anche le grandi città a risolvere il problema dell’inquinamento da polveri sottili. Garantisce il benessere e la salute sia della persona attraverso l’attività fisica che della comunità perché rende le città più vivibili. Il tempo di percorrenza di un tragitto compreso tra 4 e 6 chilometri è inferiore a quello di un’automobile coinvolta nel traffico, che contribuisce perfino a ridurre. E poi si risparmia: non c’è nessun serbatoio da riempire se non il proprio stomaco con un carburante naturale come può essere un gustoso frutto di stagione.

Che cos’e’ una bicicletta elettrica?

Fatta chiarezza sulla e-bike/bicicletta a pedalata assistita, passiamo alla bicicletta elettrica, chiamata anche “speed pedelec”. Si tratta di biciclette assimilabili a veri e propri ciclomotori: non c’è rapporto tra pedalata e motore, in quanto non si deve neppure pedalare per farle avanzare.

Questi mezzi non rispettano la definizione della direttiva 2002/24 e rientrano in un regolamento d’omologazione che le distingue in L1eA e L1eB. 
– Le L1eA sono cicli a due o tre ruote progettati con la trazione a pedale ed equipaggiati con motore elettrico ausiliario di potenza nominale inferiore a 1000 We in grado di esprimere velocità non superiori a 25 km/h.
– Le L1eB sono i cicli a due o tre ruote dotati di motore elettrico con potenza nominale continua massima sino a 4000 W e velocità di costruzione non superiore ai 45 km/h.
Mentre ai mezzi della categoria L1eB si applicano le norme previste per l’impiego dei ciclomotori (casco, limite di età, targa e assicurazione) è la categoria L1eA a definire i  “motocicli a prestazioni ridotte”. Il terreno si fa quindi sdrucciolevole e infatti “l’asino” casca proprio in questo punto. Come spesso accade, a una legge corrispondono delle interpretazioni che ne rendono l’applicazione un ginepraio. Quindi se l’uso del casco per questi mezzi è ritenuto dalla maggioranza un obbligo, rimangono in una zona grigia gli obblighi di targa, assicurazione e comportamento in strada. E in un vuoto normativo si sa, ci si infila un po’ di tutto.

Autore:
Schermata 2019-03-23 alle 16.47.05