Tour letterario sulla Rive Gauche – Itinerario a piedi

69538119_449480355778129_1373306520061607936_nDopo aver visto per l’ennesima volta il film Midnight in Paris, mi sono chiesta in che modo potessi ripercorrere anche solo in minima parte quel viaggio stupendo alla scoperta dei locali e delle persone che hanno vissuto la capitale d’inizio ‘900.

Cosi’ e’ uscito fuori il mio personalissimo tour letterario a piedi sulla Rive Gauche. Si tratta di 6,5km alla scoperta dei posti che sono associati a grandi scrittori ed intelletuali.

 


1 RUE DU CARDINAL LEMOINE

Percorrendo verso sud-ovest rue du Cardinal Lemoine, nel passaggio al n.71 troverete l’appartamento E dove James Joyce fini’ di scrivere l’Ulisse e al numero 74 la casa dove Ernest Hemingway visse dal 1922 al 1923

2 LA MANSARDA DI PAUL VERLAINE

Hemingway scriveva nella mansarda di un albergo in 39 rue Descartes, dove era morto il poeta Paul Verlaine.

3 LA PENSIONE DI GEORGE ORWELL

Nel 1928 George Orwell visse in 6 rue du Pot de Fer, che nel romanzo “senza un soldo a Parigi e a Londra” chiamo’ rue du Cop d’Or.

4 L’HOTEL DI JACK KEROUAC

Negli anni ’50 il Relais Hotel du Vieux Paris al n.9 di rue Git le Coeur era il preferito di Allen Ginsberg e Jack Kerouac.

5 SHAKESPEARE & COMPANY

In origine, la libreria Shakespeare & company si trovava in rue 12 de l’Odeon: all’epoca la proprietaria Sylvia Beach prestava i libri a Hemingway e nel 1922 pubblico’ l’Ulisse per conto di Joyce. Dopo la chiusura sotto il nazismo, ha riaperto nella sede attuale.

6 LA CAMERA DI HENRY MILLER

Nel 1930 Henry Miller soggiorno’ al quinto piano dell’edificio n.36 di rue Bonaparte. Descrisse la camera in cui visse in Letters to Emil (1989).

7 L’ALBERGO DI OSCAR WILDE

Situato nell’ex hotel d’Alsace in 13 rue des Beaux-Arts Wilde mori’ nel 1900.

8 LA PRIMA NOTTE A PARIGI DI HEMINGWAY

Hemingway arriva a Parigi il 22 dicembre 1921 come corrispondente del Toronto Star insieme alla prima moglie, Hadley Richardson. Trascorre la sua prima notte nell’Hotel d’Angleterre in 44 rue Jacob.

9 LA CASA DI GERTRUDE STEIN

Poetessa, scrittrice, drammaturga e femminista americana che contribuì allo sviluppo e diffusione della letteratura e dell’arte moderna, Gertrude Stein accoglie regolarmente nel suo elegante appartamento gli scrittori che lei stessa definisce della generazione perduta. Tra questi, Hemingway, che grazie ai suoi consigli e a quelli di Ezra Pound trova il suo stile. Abitava in 27 rue de Fleurus.

10 RUE NOTRE-DAME DE CHAMPS

Pound abito’ al 70 bis rue Notre-Dame de Champs, mentre al 113, sopra una segheria, c’e’ il primo appartamento che Hemingway affitto’ in questa zona di Parigi.

“Siete tutti una generazione perduta – disse una volta Gertrude Stein a Ernest Hemingway – voi giovani che avete prestato servizio nella guerra. Non avete rispetto di niente, pronti a bere fino a morire”. Per otto intensi anni lo scrittore si perde e si inebria della magia di Parigi, resa eterna dai suoi migliori romanzi.


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Hella e il Golden Circle

Per il Golden Circle ci sono un mucchio di autobus e gruppi organizzati con partenze giornaliere, ma io ho deciso che avendo la macchina ed essendo tutta strada asfaltata avrei potuto fare il giro alla mia maniera.

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Il Golden Circle in macchina – Partendo da Hella

Sono quindi partita da Hella, e andata a Geysir passando dall’immancabile Reykhold.

Il circolo d’oro tocca tre celebri attrattive a meno di 100km dalla capitale: Pingvellir, Geysir e Gullfoss. E’ un circuito turistico artificiale, quindi riuscirete a percorrerlo con qualsiasi macchina a vostra disposizione.

A Geysir merita la pena fermarsi qualche oretta per fare il giro del parco e poter essere veramente stufi dei getti d’acqua per almeno i prossimi 20 anni. Da Geysir sono poi andata dritto per Gullfoss: la cascata piu’ famosa d’islanda e seconda solo alle cascate del Niagara.

Ritornando sui miei passi sono quindi passata da Laugarvatn (dove vi consiglio di andare per la piscina di acqua geotermale a 32 euro l’ingresso, qua il link) e Kerid. Ho quindi allungato per andare a vedere Sellfoss, per poi ritornare a dormire a Hella.

Sono ormai gli ultimi giorni e alla lista delle cose da vedere mancano piu’ pochi punti. Ecco che quindi il giorno successivo dedico tutta la mattinata nella valle del Canyon, Pingvellir, zona di congiunzione tra la zolla Europea e quella Americana. Vale la pena perdersi nel parco nazionale per scoprire tutto quello che ha da offrire questa terra che sotto molti aspetti e’ rimasta quasi incontaminata.

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CURIOSITA’: In Islanda sono talmente legati alla credenza delle creature nascoste che lungo la strada, nelle case degli islandesi, potrai trovare delle casette predisposte per gli elfi e le fatine. E’ cosa ormai risaputa che se durante la costruzione di una casa si viene a conoscenza che il luogo predisposto e’ in realta’ la dimora di piccoli abitanti della natura, la costruzione non si potra’ concludere.

Da Pingvellir mi avvicino a Reykjavik passando da Hveragerdi (parco geotermale da non perdere assolutamente). Arrivo la sera a Reykjavik e mi piazzo nell’unico campeggio della citta’ (attrezzatissimo) un po’ caro per gli standard riscontrati fino a questo momento (20 euro a notte contro i 10/15).

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Godafoss, Lago Myvatn, Dettifoss e i fiordi dell’est

La mattina mi sveglio come sempre alle 8 e questa volta parto pero’ per la prima cascata islandese della mia vita: Godafoss! E non sapevo ancora che sarebbe stata la prima di mille sparse su tutto il perimetro. (CLICCA QUI per leggere la tappa precedente).

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La cascata di Godafoss

Sebbene sia la piu’ piccola e meno possente di altre cascate d’Islanda, e’ sicuramente una delle piu’ belle. La cascata ha un significato importante nella storia dell’Islanda: ne corso dell’alpingi (assemblea nazionale) dell’anno 1000, colui che chiamano “l’oratore della legge” fu costretto a prendere una decisione definitiva sulla legge da adottare in Islanda. Dopo 24 ore di riflessione dichiaro’ che da quel momento il paese avrebbe abbracciato la fede cristiana. Tornando a casa, passo’ accanto alla cascata nei pressi della sua fattoria e vi getto’ dentro i simulacri delle divinita’ pagane conferendole il suo nome attuale.

Da Godafoss passo quindi al lago Myvatn (un insieme di pozze di fango ribollenti, bizzarre formazioni laviche e crateri vulcanici). IMG_2850

Con una piccola deviazione dalla 1 (strada 862 comunque asfaltata) arriviamo poi a Dettifoss (uso il plurale perche’ ero con una ragazza che ho caricato metre faceva autostop).

Seydisfiordur e i fiordi dell’est

Decidiamo di condividere quindi un pezzo di strada insieme, lei ha l’ostello a Seydisfiordur, quindi passiamo a Egilsstadir e arriviamo al porto nella zona dei fiordi a est. Un piccolissimo paese che mantiene tutta la sua tipicita’ con il classico odore di mare e pesce che invade la strada principale (e unica). Passiamo cosi’ la serata insieme tra una pizza surgelata e una birra, poi di corsa in tenda (in questo campeggio qui). Essendo l’unico campeggio quando sono arrivata ho avuto difficolta’ a trovare posto, mi sono infatti piazzata la tenda nel prato a ridosso quasi della strada. Ve lo sconsiglio in alta stagione perche’ sara’ un delirio! Questa e’ la prima notte che faccio sotto l’acquazzone. Un po’ e’ stato anche rilassante, al sicuro nella tenda e con il sacco a pelo che e’ stata la piu’ grande salvezza. La mattina mi sveglio come sempre presto e ad accogliere la giornata c’e’ un sottile filo di luce che passa le nuvole. Quasi a indicare qualcosa, il porto! Cammino quindi fino al porto e vedo la maestosa nave che dalla Danimarca trasporta i nuovi avventurieri fino al Seydisfiordur.

Torno alla macchina, impacchetto tenda e averi e riparto.

Decidiamo (con l’autostoppista) di fare tutto il giro dei fiordi dell’est. E se state pianificando le mete da visitare, vi consiglio vivamente di tenere in considerazione questa strada. Basta stare sulla costa (la 96 che poi si unisce e diventa di nuovo la 1), si allunga di circa 1 ora, ma il panorama vale decisamente il tempo speso.

Continuiamo quindi la strada con destinazione finale Vik. Ci fermiamo pero’ lungo il tragitto a:
Jokulsarlon ( la spiaggia con le sculture di ghiaccio ).
–  Skaftafell 
Vik

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Olafsvik, Hellissandur e il parco Nazionale di Snaefellsjokull

Olafsvik, la prima tappa verso il nord dell’Islanda.

Alle 8 mi sveglio dentro il mio sacco a pelo in macchina, nel parcheggio della piscina di Reykjavik. Dopo il sonno ristoratore decido che non mi fermero’ per il mio primo giorno in Islanda in una citta’. Sono ansiosa del verde, le terre immense, gli spettacoli che National Geographic mi ha meticolosamente illustrato negli anni. Cosi’ prendo la 1 e vado verso Nord. Da subito capisco che la strada, anche se una, puo’ essere percorsa e assaporata in miliardi di modi. La direzione e’ il nord, ma non ho ancora deciso dove di preciso. Le soste per ammirare i panorami naturali diventano sempre piu’ frequenti e dopo le varie deviazioni del caso arrivo a Olafsvik alle 19.00. Il campeggio e’ ben attrezzto e per il modico prezzo di 1100 corone (11 euro) monto la mia tendina per la prima volta sulla terra del ghiaccio e del fuoco.

Hellissandur e il parco Nazionale di Snaefellsjokull: una giornata per andare al centro della Terra

Con una sveglia biologica alle 8 (ora italiana), in islanda mi sveglio alle 6. Decido comunque che per il primo giorno posso dormire un po’ di piu’ e recuperare la notte in volo. Alle 9 (ora islandese 🙂 ) sono quindi pronta per partire.
Rif, Hellissandur (con visita alla “Cave” formatasi sotto il vulcano del famosissimo libro “Al centro della Terra”. La visita costa 35€ a persona e dopo un paio di scale a chiocciola arrivi veramente nel centro della terra. )
Consiglio poi di arrivare all’estremita del fiordo, da li si puo’ cominciare ad assaporare veramente un primo assaggio di Islanda (ho visto in lontananza delle orche che nuotavano verso il largo).
– La giornata la trascorro poi al parco nazionale dello Snaefellsjokull

CONSIGLIO: mai rimanere con meno della meta’ di benzina se non si sa dove si va. Soprattutto in questa parte dell’islanda le stazioni sono distanti magari anche 100km una dall’altra. (La benzina e’ chiamata 95oktan)

-Seguendo l’anello che costeggia il fiordo vado quindi a Hellnar (dove puoi salire sul vulcano collassato. Attorno sembra di essere su Marte) per poi arrivare in tarda serata ad Akureyri. Purtroppo non riesco a percorrere la parte dei fiordi Occidentali, con la mia macchina rischio di bucare o avere seri problemi poi con l’assicurazione dell’autonoleggio.