Capanna Margherita

Tra gli articoli protagonisti della rubrica non poteva mancare un pezzo dedicato ad uno tra i grandi classici delle montagne valsesiane.

La Capanna Margherita.

Descrivere ciò che questo luogo suscita in me non è affatto semplice, perché rappresenta una varietà innumerevole di sfumature emotive.

E’ uno dei simboli dell’epopea che ha segnato l’inizio della storia alpinistica sulle Alpi italiane a cavallo tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900.

E’ simbolo di orgoglio per gli abitanti di una valle che si sono occupati della sua costruzione e da oltre un secolo hanno a cuore il suo mantenimento.

E’ oggetto del desiderio per molte persone per cui raggiungere i suoi 4554 m rappresenta il coronamento di un sogno.

E per il sottoscritto? Cosa rappresenta? Rappresenta l’apice di un viaggio. Un viaggio che ogni volta e per motivi diversi è sempre emozionante. Ogni volta che sono tornato da lassù l’ho fatto portando con me uno zaino carico di emozioni.

Ricordate la storia di Alice che attraverso la tana del coniglio cadde nel Paese delle Meraviglie? Ecco.

Allo stesso modo, per me, ogni volta che varco la soglia della cabina della funivia di Alagna inizia un viaggio attraverso il mio Paese delle Meraviglie.

IMG_3438Un viaggio che mi spinge ad avventurarmi in luoghi isolati e selvaggi, vicino al cuore di quel gigante fatto di roccia e ghiaccio qual’è il Monte Rosa. Talmente vicino che sembra quasi di avvertirne il respiro ed il battito del cuore.

Prima attraverso il Vallone dell’Olen e successivamente dal Passo dei Salati, la funivia sale velocemente dai 1200 m di Alagna in direzione di Punta Indren a 3200 m. Dai grossi vetri delle cabine si può osservare la metamorfosi dell’ambiente, man mano che la quota aumenta. gli alberi si fanno più radi. I pascoli lasciano il passo alle pietraie, le cui diverse tonalità di grigio dipingono un ambiente dall’aspetto austero e lunare.

E’ il primo contatto con la montagna, ma è già sufficiente per incutere un certo timore reverenziale.

D’improvviso la cabina della funivia termina la sua corsa, le porte automatiche si aprono ed un soffio di aria fredda e pungente sbatte violentemente sul viso. L’ambiente esterno ha cambiato nuovamente aspetto e le rocce, in parte, hanno lasciato posto all’azzurro scintillante del ghiacciaio.

Fuori dalla stazione d’arrivo della funivia, immediatamente e con un suono sordo, le porte automatiche si chiudono dietro le spalle.

Ogni volta, in quell’istante mi sento terribilmente solo al cospetto di questo gigante che sembra quasi osservarmi severo dall’alto in basso.

Il cammino inizia sulla traccia che attraverso gli ultimi lembi del ghiacciaio di Indren porta alle rocce che conducono ai rifugi Mantova e Gnifetti posti rispettivamente a 3500 e 3600 m. Questi due avamposti rappresentano il punto d’appoggio utilizzato per poter salire il giorno successivo ai 4554 m della Punta Gnifetti ed alla Capanna Margherita. Entrambi sono dotati di numerosi posti letto e varcandone la soglia e calcando il vecchio pavimento in legno si avverte immediatamente un clima particolare. Un misto di emozioni che varia dall’apparente tranquillità scanzonata delle Guide Alpine fino alla febbrile attesa di chi per la prima volta sta calcando le pendici di questa montagna consapevole che tra poche ore camminerà verso la realizzazione di un sogno. L’atmosfera è sempre particolarmente elettrizzante, alcuni chiacchierano di passate avventure in montagna, altri sistemano l’attrezzatura necessaria per la salita del giorno successivo, altri ingannano l’attesa prima del turno di cena scrutando la prima parte del pendio ed i numerosi crepacci attraverso i quali si snoda la traccia che sale in direzione del Colle Vincent.

IMG_3487Ben presto giunge la notte ed il buio cala sul Monte Rosa, è necessario coricarsi presto perchè il giorno successivo la sveglia suonerà molto presto ed è fondamentale riposare il più possibile per affrontare al meglio la salita del giorno successivo.

Dopo il suono della sveglia il rumore metallico delle attrezzature inizia ben presto a diffondersi per le stanze del rifugio e dopo la colazione, insieme ai compagni di cordata, si è pronti per iniziare a risalire il pendio del ghiacciaio del Garstelet accompagnati dalla luce delle torce frontali. Un passo avanti all’altro si percorre la traccia che scivola sinuosa tra le bocche dei crepacci, la pendenza è da subito impegnativa e non accenna a diminuire fino a che non si giunge nei pressi del Colle Vincent; davanti agi occhi si stagliano diverse cime alte più di 4000 m: a sinistra ci sono i Lyskamm e la loro impotente parete nord, mentre più a destra si possono ammirare il panettone tondeggiante che descrive la calotta terminale della Piramide Vincent e più vicino le rocce appuntite del Balmenhorn da cui spiccano il Bivacco Giordano e la statua del Cristo delle Vette, mentre più lontane ci sono le rocce scure del Corno Nero o Schwarzhorn.

IMG_3449La traccia piega decisamente a sinistra aggirando il Balmenhorn ed inizia nuovamente a salire. Ripida. Mentre i ramponi mordono la crosta di neve levigata dal vento con cadenza regolare si sale in direzione del Colle del Lys a quota 4151 m.

IMG_3476Costituito da un vasto pianoro, segna la linea di confine tra il territorio italiano e quello svizzero ed è contornato da diversi 4000: a Ludwigshoe, Corno Nero, Balmenhorn e Lyskamm si aggiungono le cime di Punta Zumstein, Punta Dufour (La più elevata del massiccio del monte Rosa) e Parrot. Mentre in lontananza si stagliano le sagome inconfondibili di Punta Gnifetti e della Capanna Margherita. Infine, il panorama è impreziosito dalla vista del Cervino metre il Ghiacciaio del Grenz scivola sinuoso in direzione di Zermatt.

Sempre dal Colle del Lys, è possibile scorgere, alla base della Cresta Est del Lyskamm orientale, un gruppo di rocce che emergono dai ghiacci.

Si tratta della Roccia della Scoperta.

Questa vetta “minore” del Rosa è legata ad una leggenda che racconta la storia di sette giovani valdostani, i quali tentarono l’impresa di valicare il Monte Rosa andando alla ricerca della cosiddetta Valle Perduta. La leggendaria Valle di origine delle popolazioni Walser con verdi pascoli, strade fatte di formaggio e fiumi di vino…

Dopo una breve sosta è tempo di rimettersi in cammino seguendo la traccia che scende brevemente in direzione del Colle Sesia giunti nei pressi del quale sarà necessario attraversare in diagonale all’ombra di alcuni seracchi. Successivamente il percorso aumenterà nuovamente la pendenza sino a giungere sotto il Colle Gnifetti e la Capanna Margherita. Dal Colle la traccia piega decisamente a destra ed attraverso un tratto di cresta molto appoggiato, conduce alla Vetta della Punta Gnifetti ed alla Capanna Margherita.

La discesa avviene per il medesimo percorso seguito all’andata. Non esistono parole per descrivere le emozioni che si provano nel momento in cui si giunge in vetta. Il paesaggio è emozionante perché spazia a 360 gradi lungo tutto l’arco alpino.

E’ pure emozionante affacciarsi dal balcone della Capanna, a sbalzo sulla gigantesca parete sud del Monte Rosa.

E’ emozionate entrare nella Capanna, le cui pareti sono piene di ricordi legati alle imprese alpinistiche eseguite sul Rosa ed alle persone che le hanno compiute.

E’ emozionante calcare il vecchio pavimento in legno della Capanna, sentirlo scricchiolare sotto il peso degli scarponi.

Persino il sibilo del vento attraverso i tiranti, riesce ad essere emozionante…e penso che potrei continuare a scrivere per ore riguardo tutto ciò senza riuscire ad essere esauriente. L’unico modo per poter cogliere fino in fondo la vera essenza di questo luogo è andarci, compiere questo viaggio, immergersi in questo Paese delle Meraviglie. Scoprirete che la leggendaria valle della felicità esiste veramente e non è poi così tanto perduta. E’ solamente questione di avere il coraggio di muovere un passo, un semplice passo nella direzione giusta, in direzione della felicità…

Consigli tecnici:

La salita non presenta particolari difficoltà alpinistiche, ma non è assolutamente da sottovalutare in quanto si svolge in buona parte in ambiente glaciale. Se non sufficientemente allenati si potrebbero riscontrare problemi di natura cardiorespiratoria dovuti alla scarsa preparazione alla quota. Inoltre deve essere prestata particolare attenzione al tratto sotto la Piramide Vincent a causa della presenza di numerosi crepacci, presenti anche in diversi altri punti della salita sotto il colle del Lys.

Se si vuole affrontare la salita alla Capanna Margherita consiglio di fare riferimento agli uffici delle Guide Alpine locali.

Segnavia: traccia su ghiacciaio
Partenza: Alagna Valsesia 1191 m
Arrivo: Punta Gnifetti – Capanna Margherita 4554 m
Dislivello: 3363 m

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Corno Mud

La prima volta che tentai di salire al Corno Mud fu la scorsa estate.

Le foto della bella cresta terminale ed il grandioso panorama visibile dalla vetta avevano fatto nascere in me la curiosità di voler vedere di persona la bellezza ammirata in fotografia, ma il primo tentativo, salendo dal versante di Alagna, non andò a buon fine a causa del mal tempo e successivamente dedicai la mia attenzione ad altre vette lasciando, così, in sospeso la questione con il Corno Mud.

Questione che ho ripreso pochi giorni fa quando ho portato a termine la salita, questa volta percorrendo il sentiero che sale dal versante di Rima San Giuseppe.

Il sentiero inizia dall’abitato di Rima San Giuseppe dove è possibile lasciare l’auto in uno dei comodi parcheggi situati a margine del paese, la prima parte del percorso attraversa il borgo caratterizzato dalle tipiche baite costruite in stile Walser, per poi proseguire, attraverso un fitto bosco di larici, su una comoda mulattiera lastricata. In questa prima parte del percorso si incontrano due bivi: il primo, attraverso il sentiero 292, conduce al colle del Piccolo Altare che divide Rima da Macugnaga, mentre il secondo, seguendo il sentiero 318, porta alla vetta del Monte Tagliaferro, ma entrambi dovranno essere ignorati e si dovrà tenere come riferimento il segnavia 296.

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Superato il bivio con il 318, continuando a salire, si giunge presto all’Alpe Valmontasca dalla quale si inizia ad intravedere ed avvertire la presenza imponente della parete nord del Monte Tagliaferro. Oltrepassati i caseggiati dell’Alpe il sentiero prosegue attraverso verdi prati fino a giungere all’Alpe Vorco, da qui il sentiero costeggia una pietraia e conduce in breve a guadagnare l’intaglio del Colle Mud. Oltre il colle è possibile raggiungere il vicino Rifugio CAI Santino Ferioli e successivamente, seguendo il sentiero 208, scendere ad Alagna.

Invece, per raggiungere la vetta del Corno Mud è necessario seguire le tracce e gli ometti in pietra disseminati lungo il ripido pendio che si trova alla destra del colle.

Le tracce, prima su erba e poi su pietraia, conducono alla stretta ed aerea cresta terminale alla cui estremità sinistra è posta la croce di vetta.

Da qui il paesaggio è semplicemente S-P-E-T-T-A-C-O-L-A-R-E: si vedono i Laghi d’Orta e Maggiore, la già citata parete nord del Monte Tagliaferro ai cui piedi si trova l’abitato di Alagna Valsesia, la Val d’Otro circondata in un abbraccio dalla costiera del Corno Bianco, il Vallone dell’Olen e del Bors, per finire con la grande bellezza rappresentata dalla maestosa Parete Sud del Monte Rosa da cui scendono i ghiacciai della Sesia e delle Piode sovrastati dall’inconfondibile silhouette della Capanna Margherita alla cui destra scende ripida ed affilata la bellissima Cresta Signal.

Tutta questa bellezza si è mostrata solamente per poche decine di minuti, giusto il tempo di poter scattare qualche foto, prima di nascondersi dietro ad una fitta coltre di nubi.

Come se la montagna avesse voluto ringraziarmi per averla saputa aspettare con pazienza. Anzi, forse ha più il sapore di un insegnamento, l’ennesimo, che le montagne hanno saputo trasmettermi: c’è un tempo per ogni cosa, piccola o grande che sia. Nonostante a volte siamo costretti a dover rinunciare a ciò che vorremmo ottenere, non significa che questa privazione sia definitiva, anzi, può essere un preludio all’avvento di qualcosa di ancora più bello rispetto a quanto desideriamo.

La discesa avviene percorrendo a ritroso il percorso calcato all’andata.

Al termine dell’escursione consiglio soffermarvi a visitare l’incantevole borgo di Rima San Giuseppe, ricco di baite Walser ben conservate. Degno di nota è anche l’Eco-Museo dedicato al Marmo Artificiale, un’antica tecnica decorativa tipica del luogo.

Consigli tecnici:

Consiglio di percorrere questo itinerario da giugno a settembre/ottobre. Il percorso, fino al Colle Mud, si svolge interamente su mulattiera den lastricata e segnalata e non presenta particolari difficoltà. Il pendio dal Colle alla Vetta del Corno Mud deve essere percorso con prudenza, soprattutto in discesa, per via della pendenza e della traccia a volte non evidente.

Segnavia: 296
Partenza: Rima San Giuseppe 1411 m
Arrivo: Corno Mud 2802 m
Dislivello: 1391 m


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Monte Ventolaro e Montagna Forata

Era una fredda domenica di marzo. Una domenica uggiosa, dai tratti più autunnali che primaverili. Una di quelle domeniche in cui, ovviamente, è difficile trovare qualcuno che, nonostante il brutto tempo, abbia voglia di uscire di casa per andare a fare quattro passi in montagna, ma nonostante questo, il richiamo delle montagne, la voglia di uscire a respirare aria pulita sono stati più forti.

Più forti della pigrizia.

Più forti del brutto tempo.

Più forti della solitudine.

Così uscii di casa di buon ora con l’intento di salire il Monte Ventolaro, montagna su cui non ero mai stato.

Foto 17-03-19, 12 42 21

Lasciata l’auto nel parcheggio a fianco al Municipio di Scopa, in Valsesia, ho imboccato il sentiero sul lato opposto della strada inoltrandomi in un fitto bosco di faggi e castagni. Immediatamente dopo aver mosso i primi passi mi rendo conto di non essere solo. Ho la fortuna di poter osservare diversi animali selvatici scesi in cerca di cibo accanto al sentiero che, seguendo la bella mulattiera, sbuca nei pressi dei verdi prati all’Alpe Pian del Sasso.

Entro nella radura antistante l’alpe.

Il silenzio è rotto solamente dal verso delle ghiandaie che, allarmate dal mio arrivo, fuggono all’interno del bosco. Il contrasto tra la nebbiolina al limitare della raduna ed il loro piumaggio colorato rende l’atmosfera ancor più suggestiva.

Foto 17-03-19, 11 50 53Oltrepassati i caseggiati dell’alpe, il sentiero si tuffa nuovamente tra le braccia degli alberi fino ad incontrare la strada poderale che collega tra loro diversi alpeggi costituiti da alcune baite recentemente ristrutturate. L’ultima in sequenza è l’Alpe Piana di Biagio, oltre la quale il sentiero rientra nuovamente nel bosco, sale deciso, supera i resti di alcune baite dismesse e porta ad accostarsi all’Alpe di Scotto situata poco al di sotto della bocchetta omonima. Dalla Bocchetta è possibile raggiungere, attraverso diversi itinerari, Boccioleto; una graziosa località in Val Sermenza che sorge all’ombra dell’omonima “Torre”; un monolito di solida roccia che può essere scalato seguendo diverse vie di arrampicata immersi in un ambiente unico e suggestivo.

Il mio itinerario prosegue, invece, verso sinistra, sulla cresta erbosa che conduce alla vetta del Monte Ventolaro. Cima che ha la particolarità di essere formata da tre vette distinte da cui (con il bel tempo) è possibile osservare il panorama sia verso la Valsesia che la Val Sermenza. Oltre la vetta il sentiero degrada in basso in direzione della Cima delle Balme e si collega con i sentieri che giungono dalle vicine località Valsesiane: Scopello, Piode, Campertogno e Boccioleto.

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Decido di fermarmi qualche istante per godermi la vetta.

Inizia a scendere una leggera pioggia.

Le nuvole basse nascondo il panorama circostante.

Mi rendo conto che tutto ciò mi sta regalando un senso di pace pazzesco.

Tutto sembra immobile.

Apparentemente.

In realtà i pensieri corrono veloci trovando il giusto spazio all’interno della mia mente. Quello che agli occhi può sembrare un ambiente ostile ha saputo regalarmi attimi molto intensi.

La prima sensazione di freddo mi risveglia da questo stato di “torpore” e mi riporta velocemente alla realtà. Inizio a muovermi seguendo il percorso seguito all’andata, ma lungo il cammino decido di effettuare una deviazione: poco al di sotto della cima si stacca dall’itinerario principale il sentiero 226e che conduce in circa mezz’ora alla suggestiva cima della Montagna Forata. Il sentiero si svolge su tracce e nei pressi della parte finale, attraverso un tratto esposto attrezzato con una catena, conduce ad una sorta di “finestra” naturale che ne costituisce la cima. La particolare forma ad arco della roccia ha alimentato una leggenda locale secondo la quale questa sia opera del demonio che l’avrebbe urtata con le corna mentre trasportava all’inferno l’anima di un’alpigiana sorpresa in un giorno festivo a rubare del fieno.

Mi rendo conto di essermi trattenuto troppo a lungo e che il meteo non accenna a migliorare, così, seguendo a ritroso il sentiero ritorno sulla cresta erbosa del Ventolaro e velocemente ridiscendo seguendo l’itinerario percorso all’andata.

Dopo circa un’ora e mezza di cammino sono nuovamente al parcheggio dove ho lasciato l’auto. La pioggia ha smesso di cadere e, nonostante le giornate siano ancora corte, le nuvole lasciano spazio a qualche timido raggio di sole.

Ancora una volta la montagna ha saputo regalarmi momenti unici ed indimenticabili. Ha permesso che la “sfidassi” in un giorno in cui sarebbe stato più semplice rimanere chiuso in casa prigioniero dei miei pensieri. Ha fatto si che fossi ammagliato dal suo fascino abbandonandomi completamente ad essa, ma al momento giusto ha anche saputo riportarmi alla realtà facendo in modo che tornassi al momento opportuno.

Consigli tecnici:

Consiglio di percorrere questo itinerario nel periodo tra da marzo/aprile ed ottobre/novembre (A seconda delle condizioni di innevamento). Tranne che per il tratto terminale che conduce alla Montagna Forata, il percorso non presenta difficoltà particolari. La salita alla Montagna Forata può essere evitata seguendo semplicemente l’itinerario principale contrassegnato dal segnavia 226. Per chi volesse compiere in discesa un percorso alternativo, dalla cima del Ventolaro è possibile scendere in direzione della vicina Cima delle Balme e seguendo i sentieri 231 e 226b ritornare a Scopa compiendo un giro ad anello che attraversa anche la graziosa Frazione di Frasso.

Segnavia: 226 e 226e per la salita alla Montagna Forata
Partenza: Scopa 622 m
Arrivo: Monte Ventolaro 1836 m
Dislivello: 1214 m

 

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In mountain bike tra le colline di Serravalle Sesia e Lozzolo

Home Sweet Home.

Casa dolce casa.

Penso non esistano parole migliori per introdurre questo articolo dedicato ai sentieri che percorrono le colline tra Lozzolo e Serravalle Sesia, luogo in cui sono cresciuto ed in cui abito.

Sentieri e boschi che durante la mia adolescenza hanno rappresentato territori di scoperta, hanno contribuito a sviluppare quel senso di curiosità verso il nuovo, verso l’ignoto, che tutt’ora mi accompagna ed è alla base di ogni attività che svolgo durante il tempo libero.

Ricordo bene le passeggiate a piedi, oppure in bicicletta, in compagnia dei miei genitori o dei compagni di scuola. Le giornate trascorrevano veloci, immersi in questi fitti boschi che ogni ogni volta regalavano la scoperta di un posto nuovo, o il racconto di una storia inedita. Ogni volta tornavo a casa con una novità da raccontare o la scoperta di un luogo in cui tornare. Crescendo si cambia ed allo stesso modo è cambiata la prospettiva con cui guardo questi luoghi, ma nonostante ciò il loro fascino è rimasto immutato.

Il percorso descritto oggi è uno degli itinerari che preferisco ed anche uno di quelli che percorro maggiormente in mountain bike; il sentiero può essere imboccato da innumerevoli posti diversi; solitamente inizio partendo dal centro di Serravalle Sesia, nei pressi della piazzetta antistante le scuole, dove, in caso di necessità, è anche possibile trovare parcheggio per l’auto.

Dal luogo di partenza si prosegue verso destra seguendo le indicazioni per Grignasco e Valduggia, queste porteranno ad imboccare la bella pista ciclabile che costeggia il fiume Sesia e termina nei pressi della pista di motocross. Oltrepassata sulla destra la pista, poco prima di arrivare alla sbarra che delimita la strada sterrata, si svolta a sinistra e si percorre un sentiero che conduce fino ai ruderi di un vecchio mulino dove si incrocia la Strada Statale 299. Dal mulino si volta a sinistra e percorrendo un breve tratto di Statale si giunge in poco tempo al piccolo borgo di Vintebbio, dove, seguendo i cartelli con il segnavia 702 si attraversano le strette vie acciottolate del borgo medioevale all’ombra dei ruderi dell’antico maniero che incombe imponente dalla collina soprastante l’abitato.

IMG_3630Immediatamente al di fuori del villaggio si riprende lo sterrato che conduce al Sasso delle Caviggie oltre il quale si scende verso il vicino paese di Lozzolo, ma prima di tornare su asfalto vi consiglio di seguire la deviazione che si trova a metà discesa, sulla sinistra; questa vi porterà, dopo un tratto in decisa salita, sulla cima di una collina da dove potrete divertirvi scendendo sulle aspre terre rosse di un trail che vi riporterà sulla strada di fondo valle in direzione Lozzolo. Nei pressi del cimitero si svolta a sinistra e si raggiunge il Santuario della Madonna Annuziata da cui si riprende a pedalare in salita immersi tra boschi di castagni e vigneti. Mantenendosi sul sentiero principale, dopo circa 1,5 km vi troverete ad un bivio al quale si svolta a sinistra per proseguire ancora brevemente in salita e poi rigettarsi nel fitto bosco seguendo un divertente percorso in discesa che vi riporterà ancora una volta a Lozzolo per affrontare l’ultima e più faticosa salita del percorso. La prima parte ricalca il tracciato seguito precedentemente fino all’ultimo bivio, questa volta sarà necessario svoltare a destra seguendo le indicazioni per il rifugio degli alpini al Colle del Mazzucco da dove si può godere di una magnifica vista verso le colline, le Prealpi Biellesi e la Pianura Vercellese e Novarese, ma potrete godere di questa magnifica vista solamente superando l’impegnativo tratto di salita che conduce al rifugio! (pendenza fino al 10%!)

Proseguendo oltre affronterete un ulteriore tratto in salita che conduce sino alla cima della Rusca Randa riconoscibile dalla presenza di un piccolo bivacco in legno. Dietro alla costruzione si snoda un percorso in discesa molto bello, ma altrettanto tecnico che vi riporterà sul sentiero iniziale in direzione Vintebbio. Da quì, seguendo a ritroso il percorso dell’andata, ritornerete a Serravalle.

Il precorso si presta sia alla mountain bike che al trekking ed anche al running o trail running ed il susseguirsi di saliscendi lo rende adatto come palestra per un ottimo allenamento aerobico. Inoltre, percorrendo questo percorso vi renderete conto che sono possibili innumerevoli varianti, questo grazie alla fitta rete di sentieri che si intersecano tra loro e permettono di personalizzare l’escursione a vostro piacimento e svolgere ogni volta un percorso diverso dal precedente. Probabilmente è proprio quest’ultima caratteristica che fa sì che questo luogo sia ogni volta un luogo nuovo, un luogo da scoprire.

Un’avventura.

Perché, chi l’ha detto che per vivere un’avventura bisogna necessariamente percorrere centinaia di km oppure trovarsi in un luogo “esotico”?

L’avventura può essere nascosta anche tra gli alberi dei boschi vicino casa.

Sta a noi saperla cogliere.

Magari è sufficiente guardarsi intorno con lo stesso sguardo di un ragazzino che scopre quel luogo per la prima volta…

Consigli tecnici:

il percorso può essere svolto durante tutto l’anno, non presenta particolari difficoltà, ma deve essere prestata particolare attenzione ai tratti in discesa.

Segnavia: 702 e 700
Partenza: Serravalle Sesia 313 m slm
Arrivo: Serravalle Sesia 313 m slm
Dislivello totale positivo: 615 m

 

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Dove mangiare a Torino: 4 cucine caratteristiche (e senza glutine)

Non sono da classifiche ma amo immensamente condividere i posti che mi hanno regalato delle emozioni… e dunque eccoci qua. I miei 3 posti preferiti, dove andare vado a mangiare tutte le volte che torno a Torino!

Schermata 2019-05-13 alle 11.38.42Il Vicolo

Una risotteria eccezzionale, una creperia strepitosa e super organizzata anche per celiaci e intolleranti. Il menu e’ qualcosa di strepitoso, con prodotti tipici e locali, gli abbinamenti assolutamente da provare.

€ : media

 

 

 

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Poormanger

Non e’ un classico ristorante perche’ trattano principalmente un solo piatto: la patata, o come la chiamano gli inglese “jacket potato” . Anche in questo caso le combinazioni di patate sono sublimi: dalla salsiccia e gorgonzola alle patate puramente vegeratiane. Assolutamente idoneo per celiaci e intolleranti.

€: basso


Schermata 2019-05-13 alle 11.59.40 Eataly – via lagrange

in centro alla via dello shopping il ristorante offre tutte le specialita’ tipiche italiane. Non e’ prettamente organizzato per celiaci e intolleranti ma ha delle ottime proposte che possono andare in contro a tutte le esigenze.

€: medio

 


Schermata 2019-05-13 alle 12.27.01Charlie Bird

Specializzati nella piazza al padellino e nelle farinate, e’ uno dei locali easy di torino dove puoi mangiare e bere in compagnia ascoltando buona musica; si, perche’ il locale organizza numerose serate di musica jazz dal vivo! L’opzione per celiaci e’ ovviamente la farinata che nel loro caso e’ proposta proprio come una normale pizza al padellino (con qualsiasi tipo di condimento).

€: basso

 

 

 

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La pista ciclabile della Valsesia

Ogni volta che, insieme ad amici, si parlava di mountain bike ed attività in montagna legate ad essa il pensiero correva subito a luoghi come la Val di Fassa, la Valtellina, il Lago di Garda, Livigno…e da appassionato di questa disciplina ho sempre guardato con ammirazione ai percorsi che si sviluppano in questi bellissimi luoghi, prendendoli come riferimento di qualità assoluta per quanto riguarda ogni aspetto legato al cicloturismo ed alle vacanze da trascorrere in sella alle adorate bici con le ruote larghe. Era un’ammirazione che si accompagnava ad un senso di dispiacere perché contemporaneamente vedevo che nella mia amata Valsesia questo genere di attività non si era ancora sviluppata nonostante le potenzialità per poter offrire una valida alternativa a luoghi ben più blasonati non mancassero affatto.

Fu così che quando venni a conoscenza del progetto di realizzare una pista ciclabile che permettesse di percorrere su due ruote la parte alta della Valsesia mi si riempirono gli occhi ed il cuore di gioia.

Finalmente anche la Valsesia avrebbe avuto la sua ciclabile off-road.

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L’itinerario si sviluppa lungo la destra orografica del fiume Sesia e risale la valle sino a giungere ad Alagna Valsesia ai piedi dell’imponente Parete Sud del Monte Rosa. Il percorso è strutturato in modo tale che dalla Strada Provinciale vi siano numerosi accessi, ciò permette di modulare la lunghezza del percorso in base alle proprie capacità ed avere punti d’appoggio ravvicinati in caso di necessità.

Altro particolare di assoluto pregio è rappresentato dal fatto che il sentiero si svolge lungo il lato opposto del fiume Sesia rispetto a quello solitamente percorso in auto sulla Provinciale. In questo modo, agli occhi del ciclista, viene restituito un colpo d’occhio, una prospettiva, molto particolari, completamente diversi rispetto a quanto siamo abituati a vedere percorrendo la Provinciale.

Il percorso inizia dall’abitato di Scopa, nei pressi della chiesa, il tratto iniziale è pianeggiante e ben battuto, ma non fatevi ingannare dalle apparenze!

Questa ciclabile si rivelerà essere tutto fuorché banale e noiosa!PITC003

Infatti, il tratto successivo presenta subito un primo e deciso strappo in salita da superare per arrivare all’antico ponte del Ramazzetto o “Ponte del Diavolo” posto in prossimità della graziosa Frazione Chioso di Scopello.

Giunti a Scopello si percorre una breve parte in asfalto e poco prima di uscire dal Paese si incontra il bivio che nuovamente su sterrato, tra boschi e verdi prati, porta ai paesi di Pila e Piode.

Nei pressi Piode si ritorna quindi su asfalto per affrontare un secondo ed impegnativo tratto in salita al termine del quale arriverete a Campertogno: uno dei paesi più pittoreschi della Valle, ma prima di giungere in paese vi troverete a pedalare in un tratto molto suggestivo: la ciclabile si snoda attraverso verdi e lussureggianti pascoli che, in prossimità dell’abitato, lasceranno il passo a strette viuzze acciottolate le quali dall’abitato principale vi condurranno sino alla Frazione Rusa. Questo piccolo gruppo di case sorge in una posizione arroccata sulla costa della montagna ed è caratterizzata da una piccola piazzetta sulla quale si affaccia la graziosa chiesa di San Pietro. Non esagero quando scrivo che rimarrete letteralmente incantati dalla bellezza del luogo. Una foto ed una sosta saranno d’obbligo e potrete ristorarvi bevendo l’acqua che sgorga dalla fontanella nei pressi della piazzetta.

Risaliti in sella, la ciclabile riprende su sterrato ed al termine di un breve tratto in discesa vi condurrà ad Otra, una delle innumerevoli frazioni che formano il paese di Mollia. Il sentiero prosegue attraverso un folto bosco di larici e nei pressi della località “Isolello” si incrocia la Strada Provinciale per poi immettersi sul sentiero che porta prima a Riva Valdobbia e poi ad Alagna.

Il ritorno può avvenire ripercorrendo a ritroso il percorso svolto all’andata, oppure per chi lo volesse, lungo la Strada Provinciale. Personalmente mi sento, però, di sconsigliare questa seconda alternativa: un po’ per il traffico intenso che regolarmente è presente sulla strada, un po’ perché correrete il rischio di perdervi parte della bellezza naturalistica disseminata lungo la ciclabile.

Sicuramente esistono luoghi ben più blasonati ed attrezzati per accogliere le esigenze dei bikers, ma questa ciclabile, nella sua semplicità, rappresenta un’ottima alternativa per un weekend diverso dal solito, un ottima alternativa per visitare luoghi magari meno famosi, ma non meno belli di altri più “patinati”, un’ottima alternativa per vivere un turismo distante dal classico turismo di massa che affolla oggigiorno molte località di montagna, un’ottima alternativa per vivere la montagna più in sintonia con lo spirito che la contraddistingue.

Consigli tecnici:

il percorso è adatto a tutti, ma non per questo deve essere sottovalutato. Alcuni dei tratti in salita richiedono un discreto allenamento. Ovviamente è consigliabile l’utilizzo del casco. Per chi ne avesse la necessità a Scopello vi è la possibilità di affittare mountain bike sia muscolari che a pedalata assistita.
Segnavia: il percorso è ben segnalato da cartelli gialli riportarti il logo “PCV” e la forma stilizzata di un ciclista.
Partenza: Scopa 622 m s.l.m oppure Balmuccia 560 m s.l.m.
Arrivo: Alagna Valsesia 1191 m s.l.m.
Dislivello: da Scopa 569 m. da Balmuccia 631 m.

Pizzo Tracciora

La salita al Pizzo Tracciora da Rossa rappresenta uno dei grandi classici delle escursioni Valsesiane. Difficilmente troverete qualcuno in Valsesia che non vi è mai salito o non lo conosce, ma ciò non vuol dire che questa montagna non debba essere considerata meno di altre. La posizione centrale offre la possibilità di godere di bellissime vedute a 360 gradi, inoltre la cima può essere considerata come punto di partenza per effettuare diverse traversate verso la Val Cavaione oppure verso Cervatto in Val Mastallone. Infine, altro particolare non trascurabile, le sue forme arrotondate lo rendono adatto ad escursioni sci-alpinistiche durante l’inverno. Insomma, se volete vivere la montagna 365 giorni l’anno non dovrete far altro che salire al Pizzo Tracciora!

IMG_2738L’itinerario inizia dal grazioso paese di Rossa, dove, lasciata l’auto nel parcheggio adiacente la piccola piazza, si può imboccare il ripido sentiero che in breve porta alla località Vaz. Oltrepassato il bivio nei pressi della suddetta località, il percorso, attraverso prati ed orti coltivati, conduce alla frazione Piana caratterizzata dalla presenza di due chiesette. Superato il piccolo abitato, la mulattiera prosegue inoltrandosi all’interno di un rigoglioso bosco di faggi oltre il quale, si giungerà all’Alpe Campello. Luogo in cui vi consiglio di fermarvi per una sosta ed ammirare la grandiosa vista sul Massiccio del Monte Rosa che si aprirà davanti ai vostri occhi. Dall’Alpe Campello il percorso si inoltra nuovamente all’interno di un bosco molto rigoglioso per poi sbucare nei pressi dei pascoli tra le Alpi Prato Bianco di Sotto e Prato Bianco di Sopra. Questi luoghi devono i loro nomi alle splendide fioriture di flora alpina che ricoprono i prati durante la stagione primaverile, ma quest’anno la primavera ha deciso di presentarsi sotto una veste inusuale quindi l’unico colore bianco che abbiamo potuto ammirare è stato quello dovuto dal nevischio sceso dal cielo! Nei pressi dell’Alpe Prato Bianco di Sopra si collega l’itinerario 405 che sale dalla Fazione Folecchio di Rossa e rappresenta una variante a questa che è la classica via di salita oppure, un’alternativa per la discesa per chi non volesse ripercorrere il medesimo itinerario seguito in salita. Per chi decidesse di seguire il sentiero 405 in discesa, considerate che una volta arrivati a Folecchio per tornare al parcheggio dovrete percorrere un tratto in salita su strada asfaltata.

IMG_2739Oltrepassato il bivio con il sentiero 405 il percorso prosegue con pendenze via via più attenuate, si supera dunque un secondo bivio che incrocia il sentiero proveniente dalla Val Mastallone e si giunge finalmente in vetta. La Cima è caratterizzata dalla classica croce di vetta accanto alla quale è stato posto un tavolo in pietra, così, nelle giornate più limpide potrete ammirare il panorama standovene comodamente seduti mentre vi gusterete i panini portati nello zaino coccolati dai tiepidi raggi del sole.

Gambe distese.

Mani incrociate dietro alla nuca.

Le montagne davanti a voi.

E un senso di pace e serenità impagabili.

Si tratta di uno di quei luoghi da cui non si vorrebbe più andar via, ma fidatevi, la discesa vi offrirà qualcosa di ancor più prezioso.

Ripercorrendo a ritroso il percorso seguito in salita giungerete nuovamente all’abitato della Frazione Piana, seguite quindi il sentiero 403 che vi condurrà, prima attraverso un bosco e poi attraverso verdi prati, alla Frazione Rainero. Oltrepassati alcuni orti e le prime case dell’abitato giungerete all’Azienda Agricola Rainero.

Ed è qui che entrerete all’interno di un mondo incantato, in una favola.

Sì, perché le emozioni che proverete in questo luogo difficilmente riuscirete a provarle altrove. Merito di Michela e Claudio, i proprietari. Merito del luogo. Merito di Henry, il loro Labrador. Insomma, merito di un mix “letale” di luoghi, persone ed emozioni. O meglio: un mix di persone speciali che hanno deciso di vivere in un luoghi speciali e che insieme trasmettono emozioni speciali. Non vi dico altro perché vorrei far nascere in ognuno di voi che leggerà la curiosità di recarsi in questo luogo per toccare con mano quanto ho vissuto io di persona.

Ne varrà la pena.

Davvero.

Da Rainero, per tornare al punto di partenza, non dovrete far altro che seguire il comodo sentiero lastricato che scendendo dolcemente si ricongiunge, poco sopra l’abitato di Rossa, con l’itinerario 400 seguito all’andata.

Consigli tecnici:

Il percorso non presenta particolari difficoltà. Durante la stagione invernale prestare attenzione alle condizioni dell’innevamento. Soprattutto nel tratto successivo all’Alpe Campello.

Segnavia: 400
Partenza: Rossa 813 m
Arrivo: Pizzo Tracciora 1917 m
Dislivello: 1104 m

 

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