Informazioni di servizio – Luglio 2021

Mi viene difficile seguire con costanza un qualcosa che necessita di veramente tanto tempo. Pero’ ritorno sempre qui. Il blog, il mio posto.

Un po’ come quegli amori che non riesci a dimenticare, come le passioni che anche se rimangono a tacere per un po’ poi ad un certo punto trovano il modo di uscire fuori, come una voce potente. Cosi’ e’ la mia presenza qui e mi sono autoconvinta che si, va bene cosi’.

In una estate che ha visto venire alla luce piu’ libri che fiori, io ho taciuto. Una volta mi sedevo e scrivevo, tiravo fuori dalla borsa il mio inseparabile quadernino rigorosamente nero e scrivevo. Che fosse ad un bar, in un parco, su un treno o sui mille aerei presi quando vivevo all’estero. Scrivevo sul retro degli scontrini le emozioni di quel momento per non dimenticarmi di tutta la loro grandiosita’. Ma scrivevo anche per poter rileggere, sorridere e pensare “che bei tempi che erano quelli”.

Da un po’ di anni ho il pc, anche lui inseparabile compagno, che mi aiuta a mantenere vivi i ricordi e a coltivare quella sana nostalgia del tempo perduto. Mi manca, pero’, il tempo per potermi sedere, a mente aperta, e scrivere di getto quello che vive dentro la testa e che ha bisogno di parole per poter esistere nero su bianco.

Questa cosa negli ultimi anni mi ha portato a litigare spesso con la mia testa, vittima dell’impegno preso con me stessa e della sensazione di fallimento se non riuscivo a stare al passo con le pubblicazioni che mi ero prefissata. Cosi’, come qualsiasi rapporto tossico, ho dovuto staccare la spina di netto.

La prima settimana senza aver pubblicato post e’ stata difficile, avevo ancora forte il giudizio di quella voce che mi diceva “sei ancora in tempo, cosa ti costa alle 11 di sera metterti al pc e scrivere qualcosa?!”. Mi costava. Sarebbero state ore di riposo in meno, una mente meno lucida il giorno successivo e una mamma meno presente o felice per Noah.

Cosi’ sono passate due settimane senza post, un mese, due mesi. Oggi sono qui, ma domani non lo so.

E va bene cosi’. Non ci sono biglietti da timbrare, ma solo un posto in cui condividere attimi di vita, consapevole che ogni tanto, pero’, la vita va solamente vissuta in tutta la sua grandezza. Bevuta in un unico sorso e raccontata poi, forse, a tempo e debito.

Ad oggi conto 294 articoli scritti sul blog, vi lascio quindi in buone mani se avete bisogno di qualche consiglio o di qualche lettura. Noi ci rivedremo presto, appena il tempo tornera’ ad essere meno sospeso.

Puoi trovarmi anche su instagram, sul profilo personale: @giulia_gribaudo_

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Ho deciso di aprire questo giuliaconlagiaccarosablog perche’ avevo voglia di condividere qualcosa di importante della mia vita che per un po’ di tempo era rimasto in silenzio. Quello che nessuno ti racconta e’ come, dopo un figlio, sia difficile riuscire a ritagliarsi dei momenti per se. Ma bisogna imparare a farlo.

E questo e’ il mio modo di fare qualcosa per me stessa: dare vita e luce al blog e vivere la mia community di Instagram giornalmente.

E’ il mio filo diretto per raccontarvi quello che mi passa per la testa, le mie mille idee e i consigli (spesso non richiesti 🙂 ) che ho da dare su quel mondo interno chiamato CASA e che ognuno di noi declina nei piu’ svariati modi.

Perche’ seguirmi su IG?

Perche’ e’ l’unico modo per essere aggiornati sui contenuti.

Perche’ ci sono periodi in cui sono disponibili dei contenuti fatti con molta passione solo con dei FREEBIE sull’account.

Perche’ potete essere aggiornati se per dei periodi non pubblico nulla.

Perche’ ci possiamo scrivere e scambiare idee o pareri!

Insomma, i motivi sono tanti!!

Questo ad esempio era il calendario dell’avvento con contenuti personalizzati 🙂


Off topic- petizioni importanti da sostenere

Agosto 2020

Vorrei iniziare con una piccola premessa, nello specifico con i primi punti del giuramento di Ippocrate che, per chi non lo sapesse, e’ quel giuramento fatto da chi esercita la professione medica e che sottolinea in maniera ufficiale l’importanza e la solennità dell’atto che viene compiuto e dell’impegno che viene assunto. Vi lascio quindi di seguito tre punti su cui vorrei soffermarmi; il personale medico giura:

– di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale;
– di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute;
– di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte.

Non andrò nei dettagli della situazione, ma spero di sollevare una critica costruttiva che possa essere di giovamento a tutte quelle persone meno fortunate che si trovano (per svariati motivi) a transitare oggi negli ospedali italiani in regime di sicurezza per COVID-19.
Come puo’ coesistere il concetto di cura medica, difesa della vita e della dignità della persona quando un anziano con alzheimer, incapace di badare a se stesso, viene privato dell’accompagnamento necessario per potersi pulire, per poter mangiare, per potersi guardare allo specchio e dare ancora un valore alla sua vita?
Come possiamo essere arrivati a lasciare un anziano, una categoria fragile come quella dei bambini e di chiunque si trovi in una situazione difficile, da solo per settimane senza la possibilità’ di vedere nessuno dei suoi parenti? Come siamo arrivati a sostituire il cibo vero con le sacche perché cosi’ per 30 ore sono nutriti senza che ci sia effettivamente la presenza di personale? Questa domanda, nello specifico, annienta il concetto di cura scrupolosa e con impegno del paziente; senza contare che annienta l’essere umano stesso, fragile, da solo, che magari non capisce la situazione, che magari dopo un po’ di giorni sente anche il senso di abbandono. Quell’essere umano che e’ entrato vivo in ospedale ma non sa se ne uscirà perché per comodità del sistema e’ meglio che stia a letto, e’ meglio che venga nutrito con le sacche, e’ meglio che non faccia domande… e forse e’ meglio che si abbandoni definitivamente a se stesso.

Ci sono categorie per le quali questa grande impalcatura che abbiamo costruito per evitare le morti causa COVID, provoca, invece, la morte per abbandono, mal nutrizione, mancanza di cura della persona (fisica e mentale).

Non metto in dubbio quello che e’ stato fatto, ma oggi dobbiamo fare dei passi avanti. Possiamo andare a fare gli aperitivi, possiamo goderci le cene al ristorante, siamo incitati ad andare in ferie grazie al bonus vacanza…gli ospedali invece no, rimangono a porte chiuse. Proprio quel posto in cui le persone ospitate avrebbero tanto bisogno di una persona vicina, di una mano “amica” da stringere per superare la situazione che stanno affrontando vengono private di ogni aiuto, lasciando spazio ai soli regolamenti.

I dati dicono che non stiamo più morendo di COVID, ma non ci raccontano di chi sta soffrendo e di chi sta morendo per le linee intraprese in una situazione eccezionale; quella situazione che ancora e’ in essere in un sistema sanitario che per anni e anni e’ stato ridimensionato fino ad arrivare all’osso.

Consapevole che le riflessioni che ho tratto derivano dalla situazione particolarmente drammatica e irrispettosa del reparto di geriatria della struttura di Cuneo e non da tutte le strutture presenti sul territorio nazionale; e’ altresì vero, pero’, che la chiusura delle porte degli ospedali e invece presente su tutto il territorio.

Vi lascio di seguito il link per firmare e condividere la petizione, perché non è vero che una voce vale poco!

http://chng.it/Spg2GRBB

Boca e le sue colline in Mountain Bike

Settembre, mese di cambiamenti.

L’estate pian piano si affievolisce lasciando spazio all’autunno, il caldo intenso del sole estivo si trasforma in un tepore più dolce, meno intenso.

Lentamente, le foglie cambiano colore ed il verde brillante si trasforma nei colori dorati tipici della stagione autunnale.

Settembre è anche il mese in cui l’uva giunge a maturazione ed è pronta per essere colta e trasformata in buon vino.

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Immaginatevi di percorrere in sella alla vostra mountain bike un sentiero sterrato, immersi in un paesaggio fatato in cui i boschi selvaggi si alternano a filari di vigneti. Ordinati. Precisi.

Settembre offre tutto questo a chi avrà la fortuna di attraversare in mountain bike le colline di Boca.

Situato nella zona nord orientale del Piemonte, questo complesso collinare, famoso soprattutto per la produzione vinicola, dispone di una fitta rete di sentieri attraverso i quali potrete scoprire luoghi dal fascino e dal sapore unici.

Oggi descriverò l’itinerario che partendo dal Comune di Grignasco si snoda attraverso le colline sovrastanti il Santuario di Boca, sconfina verso i vigneti di Cavallirio per poi tornare al luogo di partenza attraversando fitti boschi di castagni.

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La partenza si trova nei pressi del Campo Sportivo di Grignasco, da qui si prosegue su strada asfaltata in direzione delle piccole frazioni di Sagliaschi e Torchio.

Immediatamente dopo aver superato le ultime case dei centri abitati la strada inizia a salire.

Dolcemente, senza strappi eccessivi la striscia d’asfalto si muove sinuosa tra i vitigni di Nebbiolo ed i boschi di latifoglie sino a giungere alla Selletta della Traversagna immersa tra i vigneti della Cascina Finazzi.

Dalla Selletta si scende velocemente in direzione di Boca, ma subito dopo poche centinaia di metri si svolta verso destra abbandonando l’asfalto e percorrendo un piacevole sentiero sterrato che prosegue in discesa sino ad incrociare un bivio in cui è segnalato il sentiero numero 784. Dal bivio si svolta a sinistra e si prosegue, nuovamente in discesa, sino ad incontrare sulla destra un sentiero secondario che si stacca in decisa salita. Il tratto in ascesa è piuttosto breve e ben presto si torna a scendere veloci sino ad incontrare un sentiero più largo contrassegnato dal segnavia 785. Poco dopo si abbandona questa traccia per affrontare un nuovo tratto in salita che si stacca verso sinistra fino a raggiungere un falsopiano su cui incontra un ampio sterrato. Successivamente un breve tratto in saliscendi si trovano sulla sinistra le indicazioni che portano alla Torre di Cavallirio, raggiungibile dopo aver vinto una breve ma ripida salita. Dalla sommità dei ruderi dell’antica torre medioevale si gode di uno splendido panorama verso Boca, il suo Santuario, le colline e le vigne.

La bellezza del paesaggio vi lascerà incantati, ma ben presto dovrete destarvi dall’inebriante effetto causato da cotanta bellezza perché sarà tempo di affrontare il percorso di ritorno!

Dai ruderi si percorre in discesa il sentiero seguito all’andata tenendo in considerazione le indicazioni con il segnavia numero 785 che condurranno ad un breve tratto in asfalto. Proseguendo verso destra ed oltrepassando un ponticello in pietra si ritrova il sentiero 784 che permette di raggiungere nuovamente il percorso fatto all’inizio ed, attraversando nuovamente le splendide vigne di Boca, riprende la Provinciale della Traversagna e percorrendola si tornerà a Grignasco.

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Consigli tecnici:

Il percorso non presenta particolari difficoltà e può essere svolto durante tutto l’anno. Il periodo migliore per godere dello splendido panorama rimane comunque la prima parte dell’autunno.

Partenza: Grignasco 322 m
Arrivo: Torre di Cavallirio 475 m
Distanza: 18,2 km
Dislivello: 503 m

 

Riflessioni: il contadino e la farfalla

Continuo a sostenere sempre la stessa cosa e cresci con questa convinzione, che il peggio ti aspetta in sala parto. A poche settimane da questo immenso viaggio chiamato gravidanza, sono pronta a balzare a pie’ pari nel nuovo ed immenso mondo della maternita’. E in realta’, dopo tutto, il parto nemmeno mi spaventa cosi’ tanto. E’ solo la degna conclusione di questi mesi di cambio del proprio corpo, di sopportazione e in alcuni casi anche di dolore. Si, perche’ non te lo dicono ma un po’ di dolori ti accompagnano durante tutto il viaggio ( ma tu non farci caso, perche’ c’e’ una minima percentuale di donne che non hanno niente fino alla fine e tu sarai proprio una di quelle 🙂 ).

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E cosi’ si passa dalle nausee, al vomito costante, alle nausee nel primo trimestre; ritorni ad assaporare la vita nel secondo trimestre che quasi ti sembra di essere uscita da un tunnel senza fine ma dal quinto – sesto mese la pancia comincia a farsi sentire e dovrai sottostare ad alcune limitazioni, nulla di chissa’ che, ma sempre limitazioni sono. E poi arriva il terzo trimestre.

Se sei fortunata come lo sono stata io, comincerai con un progredire gonfiaggio di mani e piedi. Una notte ti sveglierai con “le formiche” alla mano ma tu non ti preoccupare: vuol solo dire che il tuo bambino sta crescendo e che quel formicolio ti accompagnera’ nelle prossime notti fino al parto. Sara’ un buon compagno di viaggio, al tuo fianco sempre. Erano anni che non mi succedeva, ma hey! Che fortuna! Anche il tunnel carpale e’ ritornato per accompagnarmi in questo percorso.

Ironia a parte, in fondo non mi lamento. E’ un percorso e come tale non puo’ essere in discesa. Anzi, a maggior ragione sono convinta che tutto questo serva per arrivare ad essere preparati al grande giorno. Al giorno in cui tu, la tua persona e le tue esigenze saranno messe a dura prova e in alcuni casi messe anche in secondo piano.

Non ho letto molti libri sulla gravidanza, pero’ qualcosina ho letto e credo che questa storiella qua sotto valga piu’ di mille. Ve la lascio in allegato, fatemi sapere che cosa ne pensate!

Un giorno un contadino, riposandosi sotto un’ombra al termine di una giornata sfiancante, si accorse di un bozzolo di una farfalla. Il bozzolo era completamente chiuso ad eccezione di un piccolo buchino sulla parte anteriore. Incuriosito, il contadino osservò attraverso il piccolo buchino, riuscendo ad intravedere la piccola farfalla che si dimenava con tutte le sue forze.
Il contadino osservò a lungo gli sforzi eroici della bestiolina, ma per quanto la farfalla si sforzasse per uscire dal bozzolo, i progressi apparivano minimi. Così, il contadino, impietosito dall’impegno della piccola farfalla, tirò fuori un coltellino da lavoro e delicatamente allargò il buco del bozzolo, finché la farfalla poté uscirne senza alcuno sforzo.
A questo punto accadde qualcosa di strano. La piccola farfalla, aiutata ad uscire dal bozzolo, non aveva sviluppato ‘muscoli’ abbastanza forti per potersi librare in aria. Nonostante i ripetuti tentativi, la fragile farfalla rimase a terra e riuscì a trascinarsi solo a pochi centimetri dal bozzolo, incapace di fare ciò per cui la natura l’aveva fatta nascere. Il contadino si accorse del grave errore fatto ed imparò una lezione che non dimenticò per il resto della sua vita: ATTRAVERSO LE DIFFICOLTA’ LA NATURA CI RENDE PIU’ FORTI E DEGNI DI REALIZZARE I NOSTRI SOGNI.”

 

La tentazione di essere Felici

Per tanti e’ solo un sogno, per altri si traduce nel sentirsi arrivati, per altri vuol dire semplicemente che ogni tassello e’ al posto giusto. Ma quanti realmente riescono a riconoscere la felicita’ quando la stanno vivendo nel quotidiano?

Siamo di fronte a un protagonista scomodo, lamentone, cinico e rompiscatole di 77 anni, vedovo e con due figli. E si potrebbe pensare che, visti i presupposti, non ci si riuscira’ mai ad immedesimare in lui… ed invece e’ esattamente il contrario. E’ un uomo che nonostante la sua eta’ cerca ancora il riscatto, quello stralcio di felicita’ dopo una vita piena di errori. E ci prova ancora. Il libro è scorrevole, simpatico e leggero ma non superficiale. L’autore in questo romanzo ci permette di riflettere su tematiche fondamentali come la vecchiaia, l’omosessualità, la solitudine, la famiglia e la violenza sulle donne, in modo leggero e non superficiale, attraverso le vicende del protagonista Cesare, che porta con sé un grosso bagaglio di esperienze e di rimpianti.

Mi chiamo Cesare Annunziata, ho settantasette anni, e per settantadue anni e centoundici giorni ho gettato nel cesso la mia vita. Poi ho capito che era giunto il momento di usare la considerazione guadagnata sul campo per iniziare a godermela sul serio.

Tutti, chi prima o chi dopo, arrivano a fare i conti con la persona riflessa nello specchio. Guardandosi quasi da esterni, fanno i conti con quello che e’ successo fino a quel giorni e potranno essere piu’ o meno soddisfatti di come sono andate le cose. Per il protagonista quel giorno e’ arrivato grazie all’incontro con una persona speciale. Un giorno, nel condominio, arriva Emma. Una donna sposata con un losco individuo e con un bagaglio colmo di insicurezze. Cesare capisce subito che in quella coppia c’e’ qualcosa che non va e non vorrebbe impicciarsi, se non fosse per la muta richiesta d’aiuto che legge negli occhi tristi di Emma.

 

Titolo: La tentazione di essere felici
Autore: Lorenzo Morone
Editore: Tea
Link all’acquisto: qui

Aggiornamento di fine Marzo

Dopo il grande inverno passato a combattere i non umani che ci circondano tutti i giorni che cercano di demolire i nostri intenti, siamo tornati piu’ forti di prima. Un po’ come John Snow dopo la resurrezione: testa basta e si mira all’obiettivo.

Ah gia’, ma qual’e’ l’obiettivo quindi?
Si riapre la stagione con tanti aggiornamenti, nuove collaborazioni e la volonta’ di essere sempre la stessa Giulia ma sicuramente piu’ organizzata e concentrata.

Nell’ultimo mese ho ragionato molto su che cosa fosse veramente importante per me e alla fine mi sono ritrovata al punto di partenza: Living and other funny things e’ veramente il fulcro del pensiero. La vita: tra quotidianita’ e avventure, suggerimenti e condivisione di momenti, sorrisi e riflessioni, viaggi in terre piu’ o meno lontane, di scoperte e di riscoperte… insomma, tutto quello che condisce e arricchisce la nostra vita.

A titolo quindi informativo, sono orgogliosa di poter dire di essere tornata, di essermi migliorata e di avere un po’ piu’ di convinzione nel fare le cose… il prossimo aggiornamento e’ al 31 marzo con una piccola novita’ e un piccolo “regalo” che spero possa essere utile ai maniaci della pianificazione come me.

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Indocina – Maldive Pre – partenza

È la mia prima volta. Non ho mai fatto un viaggio così lungo, e forse neanche così lontano: 3 giorni in Laos, 7 giorni in Vietnam, 3 giorni in Cambogia, 9 giorni alle Maldive.

Preparo la valigia e ci ritrovo oggetti che non mi appartengono…zaino, antizanzare, medicine, k-way (io?? Sotto la pioggia senza ombrello??). E poi ci metto cose che non so neanche se userò: trattamenti per il viso, trucchi, accessori per il fitness, e tutte quelle comodità che forse rimarranno sul fondo della valigia…quella valigia che verrà aperta e richiusa mille volte.

Ripercorro l’itinerario del viaggio:

Partenza da Milano Malpensa, scalo ad Abu Dhabi, scalo a Bangkok, arrivo 48 ore dopo la partenza, a Vientiane (Laos). Dicono che i laotiani siano gentili e carinissimi, dicono che avremo una guida parlante inglese perché italiana è difficile da trovare, dicono che i pagamenti si effettuano in dollari americani ma vanno benissimo anche gli euro. Quante cose che dicono!

Vientiane, la capitale del Laos, al confine con la Thailandia. Luci, luci e lanterne ovunque! E rossa…rossa, arancione, senape…senape e calda! Così la sogno la notte, e già la amo. Seconda città: Luang Prabang. Me la immagino ricca di colori, piena di gente in costume locale che si riversa nelle strade, non vedo l’ora di visitarla.

E poi il Vietnam, quanto ci ho fantasticato! Vorrei dire alle persone che il Vietnam non è più posto di guerra, non fa più paura, non è più tabù. Prima tappa: Hanoi, la capitale. So che è una metropoli, non so come me la aspetto. Ascolto mia madre dire che si ricorda di averla sentita nominare spesso ai telegiornali, quando era ragazzina; io, prima di organizzare questo viaggio, non sapevo neanche quale fosse il suo nome.

Dopo Hanoi, ci sarà una crociera con una notte a bordo della nave, nella baia di HaLong: vedo foto su instagram, e rimango a bocca spalancata. È lei, la baia di HaLong, che mi ha fatto scegliere questo viaggio.

Da qui, si passerà a Hoi An: la chiamano la città delle lanterne ed è la storia più romantica che abbia mai sentito! E’ il posto che più di tutti ho voglia di visitare, e so che sarà il mio preferito…lo è già!

Huè e la città imperiale: la voglio immaginare grigia e verde, come un enorme parco fatto di erba, piante ed edifici e strade e muretti. Sì, erba verde e strade grigie.

E poi Saigon, altrimenti detta Ho Chi Minh City: beh, lei è rossa come il sangue, lei ha una storia da raccontare, una storia di lacrime sofferenza e disperazione, ma anche di vittoria e risalita. Lei, più di tutte, mi racconterà di guerre, di speranze, e di conquiste politiche. Lei mi darà una lezione di vita.

Dopo aver visitato il Vietnam, sarà la volta della Cambogia: Phnom Penh, la capitale. Ecco, la Cambogia me la immagino fatta di Buddha e di pietra, di colore marrone come la terra bruciata e verde come il muschio, piena di paesaggi zen e di natura, traboccante di credenze.

Siem Reap e Angkor: templi, templi e ancora templi, e foresta, e bambini che vendono i fiori. Arte e scultura come non ne ho mai viste. Lei è più marrone di tutte, marrone come i suoi templi visti da lontano, visti nelle fotografie. Ah, le fotografie! Ne farò mille, diecimila, centomila! La mia reflex freme!

Ultime, le Maldive: la meta sarà l’isola di Gangehi, situata nella zona nord dell’atollo di Ari, così lontana dalla capitale Male, da essere raggiungile solo in idrovolante. Sfumature tenui, mare, spiaggia, cocco e pesci tropicali…chissà se le cartoline sono fedeli!

Chiudo i vestiti nella valigia, e i sogni nel cassetto…presto scoprirò se le emozioni suscitate dall’organizzazione di questo viaggio saranno soddisfatte.

 

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Come affrontare la vita che ti affronta

Quando ho deciso di aprire il blog l’ho fatto con la voglia di parlare della vita e delle cose belle che posso essere fatte o che ho fatto. Condividere gli attimi, i posti, le esperienze e i sogni che vivo o che mi transitano nella piccola testa piena di tante idee campate per aria.  All’ultima presentazione a cui ho partecipato (vi lascio il link qui del libro in questione) mi sono portata a casa la consapevolezza che si’, non esistono fatti positivi o negativi. Esistono i fatti. Non ci e’ dato sapere del perche’ capitino proprio a noi, perche’ in determinati frangenti della vita e magari proprio quando pensiamo di essere meno pronti per affrontarli; pero’ ci sono, capitano. Bisogna solo accettarli.

Lo so cosa state pensando: Ok Giulia, tante belle parole pero’ che ne sai di fatti negativi?

Partiamo dal presupposto che non mi reputo ipocrita e quindi, se non mi fossi trovata in uno stato “negativo” forse questo post non l’avrei mai nemmeno scritto. La situazione pero’ e’ questa: nemmeno un mese fa mi hanno rubato la bicicletta, poi il telefono e adesso i soldi dalla carta di credito. Sono quindi senza soldi e in attesa del prossimo stipendio (il prossimo mese). Come posso pero’ usare quest’esperienza in senso positivo?

  1. Ho scoperto di avere una rete di sicurezza disposta a darmi una mano. E non intendo la famiglia, proprio le persone che orbitano attorno alla mia quotidianita’. Quest’esperienza mi ha mostrato che NON SONO SOLA.
  2. Ho scoperto che parlare dei problemi li rende un po’ piu’ piccoli e soprattutto non rimangono intrappolati nella testa a fare danni.
  3. Molte cose sono superflue, diamo per scontato praticamente tutto una volta che entra nella nostra routine: andare a bere, mangiare fuori, prendersi un gelato. Solo perche’ possiamo farlo tutti i giorni diventa una banalita’. Non poter assecondare anche solo un gelato per qualche giorno/settimana e’ invece una doccia fredda di realta’.
  4. Impari a fare le cose diversamente: niente macchina, mi muovo se posso e vivo piu’ a contatto con la natura.
  5. Ho imparato che a piangere e disperarsi ci si fa del male solo ed esclusivamente a noi stessi. Fisicamente e mentalmente. Bisogna invece imparare ad accettare, perche’ a tutto c’e’ una soluzione. Anzi, c’e’ una sola cosa che non ha soluzione ed e’ la morte. Per tutto il resto, invece, c’e’ sempre un margine di miglioramento.

Quindi ecco, ho smesso di piangermi addosso e aspettero’ il nuovo mese per potermi mangiare un bel gelato nonostante gli odierni 40 gradi all’ombra. Mi scuso per i prossimi post ma that’s my life. Non voglio fingere che la realta’ sia diversa, saro’ contenta per chi mi vorra’ accompagnare e seguire un sorriso alla volta in questo/i mese/i di stenti 🙂