Storia di un anno che se ne va

Arrivederci 2019

E se dico arrivederci al posto di ciao è perché vorrei poter rivivere di nuovo un anno così positivo e così pieno d’amore. Caro 2019, nonostante le bassissime aspettative con cui ti ho accolto a gennaio, vittima probabilmente anche di questo tuo aspetto da “quasi cifra tonda” e dal pregiudizio del numero dispari, ti ringrazio immensamente per quello che mi hai regalato. Non potevo chiedere nulla di più. In realtà non osavo pensare di poter arrivare a chiudere così l’anno. Dopo un Natale nuovo, che sapeva veramente di magico, sono qui a scrivere ed a ripensa a questi 12 mesi tenendo in braccio il dono più bello che potessi mai ricevere. Un percorso importante, un anno di svolta, di crescita. Un anno che mi ha cambiato la vita per sempre. Un anno che mi porterò per sempre dentro il cuore.

Così, visto che ripetere un anno come questo non sarà sicuramente facile, ho deciso di non fare grandi liste ma di “impegnarmi” a vivere al meglio il presente e tutto quello che quest’anno mi porterà. Ma soprattutto, il 2020 sarà il suo anno: pieno di prime volte, di sorrisi, di pianti e di emozioni che rimarranno indelebili per sempre.

Ci tengo invece a portarmi dietro in questa nuova decade una lista di insegnamenti che mi sono sudata in questi anni e che mi accompagneranno come un mantra in tutte le avventure e disavventure che ancora mi aspettano e mi spettano. Chiudo quest’era così, avendo imparato che:

  • Dove possibile, devo dire meno SI e più NO alle persone o agli eventi che non mi fanno bene o che semplicemente non mi rendono serena;
  • Non devo aspettare di arrivare al punto di rottura per reagire e prendermi una pausa fisica o anche solo mentale;
  • È importante non sottovalutarsi, è importante parlare di se stessi in maniera positiva e, anche di fronte ad un ostacolo, è importante essere i primi a credere in se stessi perché si! si possono raggiungere veramente i grandi sogni;
  • Non mi devo paragonare a nessun altro, le scelte che faccio devono essere dettate solo ed esclusivamente da quello che voglio nella mia vita e da ciò che mi fa stare bene. Poco importa se tizio o caio farebbero diversamente.
  • È bello quando esprimo veramente me stessa e la mia personalità senza la paura di essere giudicata;
  • In ogni situazione negativa puoi imparare un nuovo modo per rialzarti e andare avanti (ps: non nasconderti dietro la maschera del “va tutto bene”);
  • È importante avere degli obiettivi che ci rendano felice, così come è importante prendersi del tempo per pensare quali siano questi obiettivi.

Tutto questo perché credo che i piccoli dettagli fanno la differenza, l’hanno sempre fatta. Vi auguro quindi una nuova era piena di piccoli grandi momenti, una decade di sorrisi dati e ricevuti e un nuovo anno che sia il punto di partenza per poter concretizzare la miglior versione di voi stessi.

 

Giulia.

Baia di HaLong

Palme tutto intorno, e statue di delfini. Sembra di essere in California!

Ci avviciniamo al molo per gli imbarchi, scarichiamo le valigie, ed entriamo nella sala apparecchiata per il pranzo della nave che ci porterà in crociera sulla Baia di HaLong per due giorni. Sulla barca con noi, un’enorme comitiva di malesiani, un gruppetto multietnico di ragazzi giovani, dei tedeschi che abbiamo già incontrato in Laos. Dopo le indicazioni per l’assegnazione delle cabine e per la prossima escursione, il personale di bordo si dà da fare per servire il pranzo a molte persone in uno spazio parecchio ristretto. Esco per scattare qualche fotografia alla città in lontananza: un’alternanza di edifici bassi e grattacieli, dietro alla foschia. Siamo fortunati: la giornata è splendida, il sole spacca le pietre, mentre di solito qui regna la nebbia. Anche se credo che non mi sarebbe dispiaciuto vedere la baia ammantata da bianco mistero.

Cominciamo ad allontanarci dal porto, e subito ci ritroviamo circondati da centinaia di faraglioni di ogni forma e dimensione: il panorama è davvero suggestivo e molto molto rilassante. La stagione non è alta, perciò le barche in mare non sono moltissime. Dopo il pranzo passiamo per la cabina: la nostra ha il balcone! Devo cambiarmi per l’escursione, ma giuro che rimarrei su questa brandina al sole a godermi il vento tra i capelli, il silenzio e la pace dei sensi che questa vista mi trasmette. I faraglioni, o piccole isole, che sorgono dalle azzurrissime acque del mare, sono color della roccia. Sulla maggior parte di essi, è cresciuta della vegetazione bassa e irregolare: sembrano tante testoline piene di ricci!

Scendiamo dalla nave per salire su un’imbarcazione più piccola, che ci porta su una piattaforma. Qui c’è un allevamento di ostriche per le perle. Mentre gli altri ascoltano con attenzione la guida che racconta il processo di produzione di una perla, noi facciamo un giro veloce e saltiamo sul primo kayak a disposizione! Io e mio marito bisticciamo per trovare la coordinazione delle due pagaie. Alla fine, con calma e pazienza, troviamo il giusto ritmo che ci porterà all’ombra del faraglione più vicino. Il sole, non più tanto alto, riflette i suoi raggi caldi sull’acqua; le impercettibili onde mi cullano; le barche azzurre e arancioni in lontananza, di quelle che finora avevo visto solo nelle foto della Thailandia su Instagram, mi regalano la sensazione di essere entrata in un mondo che prima avevo solo immaginato. Mi rilasso e respiro a pieni polmoni il profumo del mare. Ogni tanto un altro kayak ci taglia la strada in velocità, e mi fa tornare alla realtà.

Quando risaliamo sulla piattaforma, mi imbatto in una macchia coloratissima di canoe arcobaleno. Sullo sfondo, le piccole isole: quelle davanti sono più nitide e chiare, quelle dietro sembrano più piccole, e man mano che si allontanano, sempre più scure e appannate dalla foschia marina.

La seconda escursione prevede la visita all’isola di Ti Toc, un ufficiale russo a cui questo posto è stato dedicato. Una dozzina di minuti e qualche centinaia di scalini dopo, siamo sulla cima dell’isola ad ammirare increduli il tramonto sull’intera baia. Rimarrei qui per sempre. Ed effettivamente, aspettiamo che la gran parte delle persone comincino a scendere, fino a goderci quel paradiso quasi da soli, mio marito e io. Aspettiamo fino a che la palla rossa, in pochissimi secondi, scompare completamente, fagocitata dall’orizzonte.

Torniamo sulla nostra nave per la sera, ma in realtà la giornata non è ancora giunta al termine. Prima di gustare un romantico aperitivo al buio sul ponte della barca, gli ospiti sono invitati al corso di cucina a cielo aperto. Stasera: involtini primavera! Immortalo mio marito nelle vesti di chef orientale, e lo porto con me a sorseggiare un dolcissimo mojito mentre guardiamo il mare di notte.

Dopo cena, voglio andare a godermi il nostro balcone, così mi armo di libro e mi metto comoda sul lettino all’aperto. Il senso di tranquillità che provo in questo momento, e il vocìo degli altri passeggeri al piano superiore, mi conciliano il sonno tanto da farmi addormentare lì, sotto le stelle, in mezzo al mare, lontano dalla vita reale.

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Il giorno successivo si apre con un’altra uscita: stavolta andremo a vedere la grotta Hang Sung Sot. Umidità e suolo scivoloso fanno da padroni, ma è un fastidio ampiamente ripagato dal paesaggio che ci troviamo davanti. Un paesaggio lunare, quasi fantascientifico. Cupole, cave, corridoi, là dove stalattiti e stalagmiti si incontrano. Il calcare in alcuni punti ha formato delle grezze sculture nella roccia, che ricordano ora un leone, ora un elefante, ora un cuore, o due persone che si baciano. A ogni passo, a ogni spazio che attraverso, devo trattenere, per non sembrare pazza tra la gente, un’esclamazione di stupore e meraviglia. Il nome del luogo in italiano è “grotta della sorpresa”, e, con vera sorpresa, ha superato ogni mia aspettativa.

La baia di HaLong era una delle immagini che mi aveva portato a scegliere il Vietnam come meta per questo viaggio, ed effettivamente, tra panorami mozzafiato e sensazioni tra le più positive, questo posto mi ha fatta sentire perfettamente in pace con la natura e con me stessa. Insomma, Baia di HaLong promossa a pieni voti!

 

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Indocina – Maldive: La valigia

E’ ora di chiudere la valigia: porterò…

  • uno zaino, utile per tenere un cambio e gli oggetti per la sopravvivenza, nel caso la valigia venisse smarrita nei numerosi spostamenti in aereo;
  • magliette di cotone: in Indocina il clima è caldo…caldissimo e c’è umidità a livelli elevatissimi;
  • pantaloni lunghi almeno sotto il ginocchio e una sciarpa per coprire le spalle: l’equipaggiamento necessario per essere abbastanza coperti da poter visitare i templi buddhisti;
  • calzini senza buchi: ci si toglie spesso le scarpe per entrare nei luoghi sacri! L’alternativa è indossare sandali o scarpe aperte, più adatti per essere messi e tolti più volte, e per soffrire meno il caldo. Attenzione però: si calpesteranno suoli fatti di terreno, e qualche volta un po’ sconnessi;
  • una maglia a maniche lunghe: il caldo umido dell’esterno è spesso compensato dall’aria condizionata a livelli da pazzi dentro i locali. Io un maglioncino, seppur leggero, lo terrei a portata di mano;
  • un tubetto di detersivo formato viaggio: approfitterò dei pochi soggiorni di due notti per lavare biancheria intima e magliette (un viaggio di quasi quattro settimana richiederà sicuramente qualche bucato);
  • un k-way: dal Vietnam centrale in giù è stagione delle piogge, perciò, dovendo girare parecchio con il rischio di trovare brutto tempo, meglio essere pratici e comodi con un impermeabile, piuttosto che con l’ombrello. Nel caso piovesse troppo e l’ombrello fosse necessario, gli hotel ne mettono a disposizione uno a persona;
  • spray antizanzare: il tasso di umidità può arrivare fino al 90%, e le zanzare tropicali non sono dolci come le nostre! Meglio procurarsi un buon repellente: chiedete in farmacia il più forte che hanno;
  • imodium, fermenti lattici e un lassativo: è vero che c’è probabilità di avere problemi di stomaco, perché gli standard in fatto di condizioni igieniche sono un tantino diversi dai nostri, ma è vero anche che in ogni portata si mangerà del riso, che non è famoso per aiutare ad andare in bagno! E comunque un cambiamento di alimentazione per diverse settimane può avere effetti diversi sul nostro stomaco: meglio essere attrezzati per ogni evenienza;
  • crema con protezione solare e occhiali da sole: non solo per le Maldive, ma la pelle del viso richiederà di essere protetta anche sotto il sole dell’Indocina, così come gli occhi;
  • una confezione di pacchetti di crackers: soprattutto se soffrite di attacchi di fame, portare con sé una merenda non è una brutta idea. Scoprirete che non in tutti i luoghi che visiterete esistono i supermercati, o dei posti in cui acquistare degli snack sani. In compenso potrete lasciarvi tentare dai banchetti che vendono frutta, centrifugati, o succhi estratti dalla canna da zucchero, veramente buonissimi!
  • collirio: niente di esageratamente curativo, bastano delle gocce emollienti e umettanti, che aiutino i vostri occhi a sopportare il bagliore accecante del sole riflesso sulla sabbia bianchissima delle Maldive;
  • dollari americani: che li portiate dall’Italia o li cambiate sul posto, tutti i Paesi dell’indocina, e anche le Maldive, accettano tranquillamente i dollari americani. Il Laos e il Vietnam hanno ognuno la loro moneta, che potrete cambiare e utilizzare in alternativa alla moneta americana; in Cambogia preferiscono i dollari, tanto che molti abitanti del posto ricevono lo stipendio in tale valuta; le Maldive hanno i listini dei prezzi espressi direttamente in dollari;
  • immancabile, last but not least: la macchina fotografica! Luoghi incantevoli, paesaggi dalle mille sfaccettature, colori, volti, animali, fiori…non lasciateveli scappare!

Non mi resta che sperare di essere stata utile, e augurarvi un buonissimo viaggio: vedrete, rimarrete incantati da queste terre meravigliose!

 

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Indocina – Maldive Pre – partenza

È la mia prima volta. Non ho mai fatto un viaggio così lungo, e forse neanche così lontano: 3 giorni in Laos, 7 giorni in Vietnam, 3 giorni in Cambogia, 9 giorni alle Maldive.

Preparo la valigia e ci ritrovo oggetti che non mi appartengono…zaino, antizanzare, medicine, k-way (io?? Sotto la pioggia senza ombrello??). E poi ci metto cose che non so neanche se userò: trattamenti per il viso, trucchi, accessori per il fitness, e tutte quelle comodità che forse rimarranno sul fondo della valigia…quella valigia che verrà aperta e richiusa mille volte.

Ripercorro l’itinerario del viaggio:

Partenza da Milano Malpensa, scalo ad Abu Dhabi, scalo a Bangkok, arrivo 48 ore dopo la partenza, a Vientiane (Laos). Dicono che i laotiani siano gentili e carinissimi, dicono che avremo una guida parlante inglese perché italiana è difficile da trovare, dicono che i pagamenti si effettuano in dollari americani ma vanno benissimo anche gli euro. Quante cose che dicono!

Vientiane, la capitale del Laos, al confine con la Thailandia. Luci, luci e lanterne ovunque! E rossa…rossa, arancione, senape…senape e calda! Così la sogno la notte, e già la amo. Seconda città: Luang Prabang. Me la immagino ricca di colori, piena di gente in costume locale che si riversa nelle strade, non vedo l’ora di visitarla.

E poi il Vietnam, quanto ci ho fantasticato! Vorrei dire alle persone che il Vietnam non è più posto di guerra, non fa più paura, non è più tabù. Prima tappa: Hanoi, la capitale. So che è una metropoli, non so come me la aspetto. Ascolto mia madre dire che si ricorda di averla sentita nominare spesso ai telegiornali, quando era ragazzina; io, prima di organizzare questo viaggio, non sapevo neanche quale fosse il suo nome.

Dopo Hanoi, ci sarà una crociera con una notte a bordo della nave, nella baia di HaLong: vedo foto su instagram, e rimango a bocca spalancata. È lei, la baia di HaLong, che mi ha fatto scegliere questo viaggio.

Da qui, si passerà a Hoi An: la chiamano la città delle lanterne ed è la storia più romantica che abbia mai sentito! E’ il posto che più di tutti ho voglia di visitare, e so che sarà il mio preferito…lo è già!

Huè e la città imperiale: la voglio immaginare grigia e verde, come un enorme parco fatto di erba, piante ed edifici e strade e muretti. Sì, erba verde e strade grigie.

E poi Saigon, altrimenti detta Ho Chi Minh City: beh, lei è rossa come il sangue, lei ha una storia da raccontare, una storia di lacrime sofferenza e disperazione, ma anche di vittoria e risalita. Lei, più di tutte, mi racconterà di guerre, di speranze, e di conquiste politiche. Lei mi darà una lezione di vita.

Dopo aver visitato il Vietnam, sarà la volta della Cambogia: Phnom Penh, la capitale. Ecco, la Cambogia me la immagino fatta di Buddha e di pietra, di colore marrone come la terra bruciata e verde come il muschio, piena di paesaggi zen e di natura, traboccante di credenze.

Siem Reap e Angkor: templi, templi e ancora templi, e foresta, e bambini che vendono i fiori. Arte e scultura come non ne ho mai viste. Lei è più marrone di tutte, marrone come i suoi templi visti da lontano, visti nelle fotografie. Ah, le fotografie! Ne farò mille, diecimila, centomila! La mia reflex freme!

Ultime, le Maldive: la meta sarà l’isola di Gangehi, situata nella zona nord dell’atollo di Ari, così lontana dalla capitale Male, da essere raggiungile solo in idrovolante. Sfumature tenui, mare, spiaggia, cocco e pesci tropicali…chissà se le cartoline sono fedeli!

Chiudo i vestiti nella valigia, e i sogni nel cassetto…presto scoprirò se le emozioni suscitate dall’organizzazione di questo viaggio saranno soddisfatte.

 

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Riassunto dal 20/08 al 20/09

Lo so, lo so, non mi sono fatta viva per 20 giorni ma non mi voglio scusare. Per quanto possa amare scrivere, mettere la mia vita e quello che mi piace nero su bianco, ogni tanto e’ anche giusto vivere, solo ed esclusivamente vivere e basta.

Quindi, dopo aver vissuto questo mese intensissimo, ecco che cosa sta succedendo:
– continuo ad essere al verde ma continuo a scoprire nuovi modi per sorridere, svagarmi e mangiare che non sono poi cosi’ male.
– il mio ragazzo ha comprato casa (nota bene, al momento viviamo a 550km di distanza)
– ho vissuto letteralmente in apnea la prima parte di settembre in attesa di una conferma dal punto di vista lavorativo che mi ha portato ad aspettare, lavorare e aspettare.
– ho avuto la conferma della vita e a meta’ ottobre mi trasferisco da lui nella “nostra” casa.
– ho cominciato a impacchettare le mie cose, al momento gli scatoloni di libri/fumetti battono l’abbigliamento 3:1, ma la strada e’ ancora lunga e i libri sono ancora tanti.
– abbiamo cominciato a pensare alla casa, ai lavori, ad organizzare effettivamente il trasloco e a mettere nero su bianco una data, quella del primo giorno effettivamente insieme.
– dovendo affrontare una vita low budget mi sono buttata su Netflix e all’attivo (non voglio trassare, direi dal 20 di Agosto) ho guardato:

  1. Orange is the new black: tutte le serie dalla stagione 2, la prima l’avevo vista anni fa.  Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  2. Atypical: le 2 stagioni presenti su netflix.  Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  3. Disincanto: i primi 7 episodi, ma lo continuero’ insieme ad Andre. Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  4. Adventure Time: 1^ stagione tutta, 2^ stagione i primi 6 episodi.  Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  5. Final Space: tutte e due le stagioni.  Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  6. Ozark: ho cominciato a guardarlo, sono arrivata al 5^ episodio ma non mi ha preso…lo portero’ avanti guardandolo quando proprio non so cosa fare.  Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  7. Paradise Police: cominciato da poco al momento sono al 4^ episodio ma penso di finirlo in breve tempo.  Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  8. Bates Motel: la 5^ stagione uscita a settembre  Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01

Ovviamente in questo mese non ho vissuto solo di serie tv, ma tra un ritagli di tempo e l’altro ho guardato nuovi film e riguardato alcuni classiconi:

  1. Sulla mia pelle – Alessio Cremonini Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  2. Zero privacy (documentario) – Hoback Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  3. Fun Mum Dinner – Alethea Jones Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  4. The Lord of the Ring (I) – Jackson Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  5. Le iene – Tarantino Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  6. The Hateful Eight – Tarantino Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  7. Mulholland Drive – Lynch Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  8. Tutta colpa di Freud – Genovese Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  9. Bridget Jones (III) – Maguire Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  10. Labor Day – Reitman Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  11. Bastardi senza gloria – Tarantino Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  12. Tutte le volte che ho scritto ti amo – Johnson Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  13. Il piccolo principe – Osborne Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  14. Sierra Burgess e’ una sfigata – Samuels Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  15. Idiocracy – Judge Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  16. Roberto Saviano (documentario Pif) – Diliberto Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  17. I kill Giants – Walter Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01
  18. Pets – Renaud Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01Schermata 2018-09-17 alle 10.45.01

La lista e’ lunga, ma la notte e’ giovane soprattutto se non puoi permetterti di uscire. E non mi vergogno a dirlo perche’ credo che nella vita di tutti puo’ potenzialmente succedere di dover affrontare un periodo cosi’ e mi sento in dovere di dire e di dimostrare che “va tutto bene”. Si vive lo stesso, si fanno le cose diversamente, si sorride comunque sempre.

Hiking o Trekking?

Non so se e’ solo una mia percezione, ma sono ormai un paio di anni che ho come la sensazione che la montagna sia tornata di nuovo di moda, con tutti i pro e contro del caso. Anzi, con moltissimi pro e un solo contro: tutti si sentono di poter fare qualsiasi cosa.

L’idea di scrivere questo articolo mi e’ venuta in seguito a una scena che e’ andata piu’ o meno cosi’: una ragazza giovane arriva in negozio, mi dice che ha bisogno di una corda e nel chiedermi quanta a mio parere ne avrebbe avuto bisogno, mi spiega che sarebbe andata a fare una via ferrata assicurata con una corda. Solo ed esclusivamente una corda. Non mi dilungo su come e’ proseguita la questione, ma ammetto che mi ha lasciata di sasso.

Cosi’ ho pensato a come e’ cambiato il mio modo di vedere la montagna negli ultimi anni ed e’ vero, sta cambiando qualcosa, e non e’ solo il modo di chiamare una pratica sportiva. Sta cambiando l’approccio. Perche’ si, devi sapere che per fare determinate cose hai bisogno di una certa attrezzatura, esperienza e allenamento.

E nella definizione della pratica sportiva che prima era semplicemente “vado in montagna” (con piu’ o meno enfasi a seconda di cosa dovessi fare), anche io mi sono trovata a prediligerne una piuttosto che un’altra. Vi starete chiedendo di che cosa diamine stia parlando. Ok, ok, avete ragione! Sto parlando di una semplice divisione: hiking e trekking. Termini inflazionatissimi e spesso usati per dire tutto e dire niente.

Hiking.
Ho scoperto che questa pratica sportiva e’ definita come camminata (piu’ o meno impegnativa) in collina o montagna svolta nella giornata.
Ho poi scoperto che all’interno di questa ci sono 3 pratiche sportive:

  1. Nature hiking: la camminata nel verde, facile facile, con un sentiero adatto anche alle famiglie e ai piu’ piccoli
  2. Mountain hiking: l’ambiente cambia e la camminata e’ fine al raggiungimento di una meta in quota. Si parla di difficolta’, dilslivelli e percorsi anche molto impegnativi.
  3. Fast hiking: fondamentalmente la nuova pratica sempre piu’ in voga. Hiking veloce, al pari di una corsa ma fatta in montagna.

Trekking.
Fondamentalmente puo’ essere considerato al pari del mountain hiking ma si sviluppa su piu’ giorni. Vuol dire dormire in un bivacco, dormire in tenda, mangiare un pasto caldo e organizzarsi per poterlo fare, avere un’attrezzatura a piu’ strati, calda e leggera da portarsi dietro. Scoprendone il significato ho scoperto che effettivamente quello che mi serve per poter affrontare un trekking e’ molto diverso da quello che potrebbe servirmi per affrontare una giornata di hiking in compagnia.

Credo che sia giusto adottare termini inglesi laddove rendono meglio un concetto, ma credo anche che ci debba essere un concetto dietro ad una parola e in questo caso e’ lo sport. Spero che questo articolo possa essere illuminante come lo e’ stato per me. Personalmente ho scoperto che vorrei provare ad arrivare a fare fast hiking, e questo e’ stato un modo per pormi un nuovo obiettivo ambizioso su cui penso e spero di lavorare tutto il 2019!

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GAGGAN

La domanda che piu’ mi e’ stata fatta da amici e conoscenti dopo aver saputo della cena da Gaggan e’ stata sempre e solo una: quanto avete speso?!

Lo dico subito, non e’ stato economico. Voglio pero’ farvi una domanda: quanto sareste disposti a pagare per andare al concerto di un big americano? 200€? 250€?

Il perche’ di questa domanda e’ semplice, la cena e’ stata una performance a tutti gli effetti con tanto di copione, backstage, artisti, colpi di scena e musica. Si, c’e’ stata pure la musica (in accompagnamento ad un piatto, semplicemente geniale). Aggiungiamo a questa performance che aveva come prezzo base 170€ un accompagnamento di vini. Un bicchiere ogni 2/3 piatti per un totale di 24 portate e 9 vini delle migliori cantine.
Il prezzo a fine serata per due persone e’ quindi decollato, raggiungendo i 700€.

Lo rifarei? assolutamente si.
La cena da Gaggan rappresenta a mio avviso un vero e proprio viaggio esperienziale, dove tutti i sensi sono coinvolti. Il percorso suggerito è composto da numerose portate, che si susseguono abbastanza velocemente, dove la cucina indiana, viene riformulata secondo canoni del tutto nuovi, uscendone arricchita per quanto stravolta. Credo sia inutile raccontare l’esplosione di sapori che ci hanno travolto per tutta la cena, le parole non potrebbero mai eguagliare quello che abbiamo provato. E’ stata una scoperta a tutti gli effetti, piatto dopo piatto perche’ ad accompagnarci non avevamo il solito menu’ ma una lista di immagini che descrivevano il piatto. Una sorta di cena al buio con colpi di scena, vino e molta cordialita’.

 

Dear Diary: Le domande pre partenza

Ho pensato a che cosa mi sarebbe piaciuto sapere prima di andare in Tailandia. Ma soprattutto, ho pensato di scrivere e dare delle risposte a quelli che erano i miei dubbi pre partenza.

CI SARANNO POSTI PER CARICARE IL TELEFONO?

Assolutamente si, tra l’altro la presa italiana si adatta perfettamente a quella tailandese senza l’uso dell’adattatore.

CI SARA’ IL WIFI O DEVO COMPRARE UNA SIM?

Il mio consiglio e’ di fare la Sim quella da 30 giga direttamente all’interno dell’aeroporto. Il Wifi c’e’ ma solitamente e’ lento e come raccontato nel secondo post, i tassisti solitamente vanno a braccio, meglio avere il navigatore a disposizione ( ci ha salvati parecchie volte!).

QUANTI PACCHI DI SALVIETTINE DOVRO’ PORTARE?

Prima di incontrare il mio ragazzo pensavo che il mio approccio al mondo “igiene” fosse del tutto normale. Normalmente se devo muovermi mi porto dietro le salviettine per me, quelle per i cani e quelle intime. In questo caso mi sono portata 3 pacchi di salviettine normale, due di intime e l’amuchina. Nella mia testa c’era l’idea di un paese povero e quindi anche sporco. E invece no. Stupita da tanta pulizia, ho cominciato a fare una classifica comparata, e il risultato e’ stato questo:

6^ e ultimo posto: bagni dei treni

In questo caso devo essere molto severa, sono sporchi come quelli italiani. L’unica differenza e’ che sono alla turca e non rischi di toccare bordi contaminati mentre cerchi di centrare il buco facendo matrix in un cubo di 1 metro quadrato.

5^ posto: Servizi pubblici non a pagamento

Ho utilizzato uno di questi bagni durante il giro al floating market (il mercato galleggiante) e potrebbe essere paragonabile ai nostri bagni degli autogrill (quelli piccoli che non hanno le faccine post pipi’ experience e che quindi non se li caga nessuno).

Anche in questo caso lo stile pipi’- matrix e’ NECESSARIO per la sopravvivenza.

4^ posto: Bagni bar sulla spiaggia (libera)

Siamo vicini al podio e il livello di igiene si intensifica.

I bagni in questo caso vengono puliti regolarmente. Normalmente vengono distribuiti quei fantastici fogli di carta pre tagliati che servono per coprire l’asse. Cosi’ puoi fare matrix con livello 3/10 di snodatura, lasciare zaino o borsa appesi sul retro della porta senza aver paura di metterti poi sulla schiena chissa’ che batteri.

3^ posto: Bagni ristoranti low budget

Primo gradino del podio e abbiamo dei bagni che riportano addirittura come ci si deve lavare le mani. Della serie: siamo puliti e ti insegnamo ad esserlo. Paragonabile ai nostri ristoranti quotati su tripadvisor con €€ (medio alti)

2^ posto: Bagni ristoranti  medium budget

Livello di pulizia: bagno a casa di amici che puliscono prima di avere ospiti. Ancora mi domando come sia possibile, sicuramente passano due o tre volte a serata per pulire e rinfrescare l’aria.

1^ posto: Bagni pubblici a pagamento (10 centesimi)

Standing ovation sulle note di happy! Nel bagno in cui siamo stati c’era letteralmente la canzone di Pharrel ripetuta a nastro. I bagni sono puliti come nella pubblicita’ dell’anitra wc, c’e’ un inserviente che passa a pulire il bagno appena esci (non subito mentre ti lavi le mani, ma dopo, appena varchi la porta). L’aria condizionata rende l’esperienza mistica, il profumo di muschio placa l’ansia anche ai piu’ maniaci del pulito.

Ci troviamo indiscutibilmente di fronte alla stella Michelin dei wc.

CHE SCARPE PORTARE?

In 15 giorni abbiamo usato 14 giorni i sandali Birkenstock, in camera le infradito normali e un giorno abbiamo usato gli scarponcini bassi perche’ abbiamo fatto hiking nella giungla. Con il senno di poi porterei comunque queste tre scarpe.

COME FACCIO A PORTARE A CASA TUTTI I SOUVENIR CHE COMPRERO’?

Preparatevi perche’ sto per condividere un’idea del tutto geniale.

Preambolo: siamo partiti con uno zaino da 8kg in stiva e un marsupio a testa. Siamo tornati con 16.5kg di zaino in stiva, un nuovo zaino come bagaglio a mano e l’inseparabile marsupio. Se ve lo state chiedendo, si i 16.5kg erano a testa.

Vi state chiedendo come sia possibile?  Tanto allenamento pre partenza!

Come mai cosi’ tanti kg? Abbiamo comprato piatti, bicchieri, cucchiaini, vassoi, teiere, regali per genitori/sorelle/fratelli/nipoti/amici, lampade e amache. Insomma, tutta roba a cui non potevamo assolutamente rinunciare.

Come avete letto nel primo post il mio zaino e’ stato un umilissimo 60L. A Bangkok ho pero’ trovato uno zaino che volevo assolutamente comprare perche’ in italia per 15€ potrei comprarne solo una bretella. L’ho quindi riempito e attaccato le bretelle sulla chiusura del mio zaino da 60L. Se vi state immaginando la scena, fondamentalmente avevo uno zaino su un altro zaino. In aeroporto avrei dovuto dichiarare due bagagli in stiva, ma ecco l’illuminazione: prendete l’antipioggia e coprite entrambi gli zaini, andate dall’incelofanatore di valige e fategli gli occhi dolci, fatevi incelofanare i due zaini che cosi’ sembreranno un unico bagaglio, pronto per essere spedito in stiva!

SOLDI: QUANTI, COME E DOVE LI CAMBIO?

Anche in questo caso abbiamo cambiato i primi soldi direttamente in aeroporto. Avevamo 250 euro che abbiamo cambiato in bat in modo da poter star tranquilli almeno per i primi giorni. Ci sarebbero tra l’altro serviti per poter pagare il taxi che ci avrebbe portato a Bangkok, il primo cambio e’ stato quindi una necessita’.
Normalmente abbiamo poi prelevato agli sportelli ATM con qualsiasi carta, e pagato hotel/escursioni con la carta di credito. Anche se in banca dovessero dirvi diversamente (come avevano detto a noi), all’estero prendono solo ed esclusivamente circuiti Mastercard e Visa, quindi se avete Bancomat/Maestro/V-Pay potrete solo prelevare ma non pagare direttamente ai pos.

Dear Diary: Thailand vol. III

Volume III  →  Ayutthaya

Durante il secondo giorno a Bangkok abbiamo cominciato a informarci su come poter raggiungere Ayutthaya il giorno seguente. Ci siamo affidati ad una delle tante agenzie di viaggio UFFICIALI (la nostra era su Khao San Road) che per pochi bath ci ha organizzato prima il pulmino e poi il pullman per Ayutthaya. La partenza era prevista per le 8.30 e l’arrivo verso le 11.30.  Il terzo giorno siamo quindi partiti alla volta dell’antica capitale thailandese.

Arrivati nell’antica citta’ siamo andati a posare i bagagli (qui) e abbiamo affittato due biciclette per 50 bath (1,50€ per tutto il giorno). Perche’ girare con la bici?
Ayutthaya e’ un immenso parco di rovine, statue, templi ed elefanti che camminano per la piccola cittadina. Abbiamo scelto la bicicletta perche’ dopo 2 giorni non ci sentivamo ancora sicuri a guidare lo scooter in uno stato con “la guida al contrario” ma volevamo comunque poter percorrere piu’ km di quanti avremmo mai potuto fare andando a piedi.

Pedalando in una delle giornate piu’ calde dell’intera vacanza, abbiamo ficcato il naso nel:

  • What Phra Si Sanphet
  • Wat Mahathat ( dove si trova la testa del buddha incastrata tra le radici di un albero)
  • Wat Chaiwattanaram
  • Wat Phanan Choeng

Come avrete ormai capito, non amo troppo le descrizioni sterili, ecco perche’ ho deciso di raccontare la nostra giornata in una maniera un po’ diversa, si potrebbe dire anche piu’ personale. Se la giornata potesse essere un flusso di pensieri , sarebbe qualcosa di simile a questo:

bici con ruote sgonfie, caldo atroce, templi belli bellissimi, andre alla ricerca dell’ombra che non c’e’, cocco ed altri rimedi, i gabinetti a 5 centesimi hanno l’aria condizionata e ripetono a nastro “happy” di Pharrel Williams, i passi soffici degli elefanti sull’asfalto, non passare nel fango con la bici perche’ non e’ fango ma cacca e con il caldo puzza ancora di piu’, perdere il lucchetto, cercare di comprare un lucchetto nuovo andando in giro con la foto sul telefono manco fosse un desaparecido, trovare un lucchetto alle 15.30 e poter finalmente andare a mangiare, baciarsi in un posto probabilmente sacro e farsi insultare da tutti i bambini che gridano “no, no, no” con sguardi sconvolti, scoprire di aver lasciato l’aria condizionata accesa in camera e passare da 40 gradi esterni a 5 gradi, night market che alle 9 di sera chiudono, cani, altri cani, tanti cani randagi che non ci fanno tornare a casa, panico, bussare a casa di uno per cercare di farsi riportare al resort, persona nella veranda che affila una sega, pick up che finalmente ci porta a casa.

 Suggerimenti utili:

  • abbiamo mangiato pranzo in un posto super pulito, con personale estremamente cordiale e una cucina ottima ⇒ Busaba Cafe’
  • dopo le 20.30 ad Ayutthaya non girano nemmeno i taxi e tuk-tuk. Se volete andare in centro, organizzatevi anche il ritorno perche’ difficilmente riuscirete a trovare un passaggio.
  • CANI: e su questo argomento vorrei aprire delle parentesi graffe (non tonde, non quadre ma si, addirittura graffe). Di giorno vedrete cani randagi dormire in ogni angolo della citta’, letargici e innocui; di notte non li vedrete nemmeno, sentirete solo i ringhi (al plurale perche’ sono solitamente in branco) all’imbocco di ogni via che vorrete percorrere.

Dear Diary: Thailand vol. II

BANGKOK giorno 1 e 2.

Il nostro aereo atterra a Bangkok alle ore 9.40 di mattina e siamo finalmente turisti in servizio verso le 13.Ora di pranzo. Dopo mille miliardi di ore di volo. Dopo la tensione della partenza/coincidenze da prendere/aspettative da soddisfare. Abbiamo inevitabilmente ridimensionato da subito il nostro piano contando sul fatto che a Bangkok saremo comunque ritornati prima di tornare in Italia. Abbiamo quindi scelto di vedere meno ma meglio questo primo assaggio di cultura tailandese.

TRASPORTO AEROPORTO – CITTA’: partendo dall’aeroporto avrete una fee fissa di 50 bat, piu’ il conto del tachimetro, piu’ altri 75 bat per i caselli che il taxi deve passare per poter entrare nella cintura del centro. Complessivamente la spesa puo’ variare dai 550 agli 800 bat.

TRASPORTO IN BANGKOK:

  • Tuk-Tuk: vi faranno sempre un prezzo che DEVE essere contrattato. Tendenzialmente in 2 potete arrivare ovunque con 250 bat.
  • Taxi: sono molto piu’ lenti dei tuk-tuk ma costano relativamente meno (quando fanno partire il tachimetro). Tendenzialmente con 150 bat fate 20-30 minuti di strada. 

Una volta posati gli zaini in hotel (questo qui), ci siamo catapultati tra le vie afose e piene di smog della citta’.

Devo ammettere che nel mio sogno di vacanza non avevo contemplato il fatto di dover convivere almeno in parte con un cosi’ alto tasso di smog.

Le prime ore potrebbero essere descritte cosi’:

  • tassisti che non sanno l’inglese e usano il tuo google map per portarti nel posto che vuoi, altrimenti ti scaricano al primo centro commerciale che pensano di aver capito.
  • temperatura esterna tra 35 -38 gradi (all’ombra)
  • temperatura dei centri commerciali da piumino cento grammi
  • temperatura nei taxi da guanti e giacca da sci.
  • E’ possibile sudare contemporaneamente in ogni millimetro del proprio corpo
  • Si deve contrattare tutto perche’ tutto puo’ avere un prezzo piu’ basso. Tranne l’acqua, quella paghereste anche oro pur di poterla bere.

Frastornati dal caos di una citta’ tanto grande quanto poco cosmopolita, decidiamo di farci trasportare dal flusso di persone. Arriviamo cosi’ al tempio Wat Arun (o anche chiamato templio dell’alba), aperto fino alle 18.30.

N.B.: Tendenzialmente i templi chiudono verso le 15.30-17.00, pianificate quindi quelli con la chiusura anticipata di mattina  e quelli con la chiusura verso le 17-18 nel pomeriggio.

Se siete curiosi come lo siamo stati noi, vi perderete dietro alle storie raccontate intorno ai buddha, le tradizioni, gli omaggi, gli incensi e non riuscirete a vedere piu’ di due templi al giorno.

OFF-TOPIC:quando dico che ci siamo fatti trasportare, non lo dico tanto per dire. In uno dei templi un ragazzo della sicurezza e’ venuto a prenderci perche’ stavamo andando nelle camere private dei monaci dove si ritiravano per dormire. Forse potevamo capirlo essendo gli unici a “passeggiare” in quell’area, ma la curiosita’ ci ha spinti verso l’infinito e oltre.

La prima sera abbiamo voluto fare gli splendidi andando a cena da Gaggan, il miglior ristorante stellato dell’intera Asia. Piu’ che una cena e’ stato uno spettacolo andato in scena portata dopo portata, bicchiere di vino dopo bicchiere di vino. Questa e’ stata la spesa piu’ grossa affrontata in tutto il viaggio: 700€ di cena per due persone, 28 portate e innumerevoli bicchieri di vino che accompagnavano al massimo 3 portate l’uno. Inutile spiegare quanto sia stato difficile uscire dal ristorante mantenendo un minimo di decoro. Avendo peccato in lucidita’ verso la fine della serata, non saprei dirvi chi dei nostri 3 umili e servizievoli camerieri ci ha chiamato il taxi per riportarci all’hotel. Un servizio impagabile.

Il secondo giorno ci alziamo con tutta la calma che un dopo sbronza puo’ richiedere, facciamo check out, ci spostiamo in un hotel un po’ piu’ centrale ( questo qui) e andiamo alla scoperta del tempio che devo ammettere mi e’ rimasto piu’ nel cuore: il Wat Pho, il piu’ grande e anche il piu’ antico a Bangkok.

IMPORTANTE: per poter entrare nei templi bisogna rispettare un dress code molto rigido sia per gli uomini che per le donne. Bisogna sempre avere le spalle coperte, per gli uomini i pantaloncini devono essere fino al ginocchio e per le donne polpaccio, si puo’ entrare solo ed esclusivamente scalzi.

Ammaliati dall’immensità dei Buddha, dalla sontuosita’ architettonica e dai canti di preghiera, decidiamo di muoverci verso il centro solo verso le 15.30, quando ormai l’appetito aveva cominciato a farsi sentire prepotente.

Dopo un buon piatto di green curry con lo sticky rice ci rimettiamo in cammino verso il quartiere piu’ festaiolo di Bangkok: Khao San Road.

Il quartiere si articola su una infinita’ di stradine coperte di bancarelle e negozi che si trasformano di notte per poter approcciare una clientela piu’ giovane e in cerca di cibo e divertimento. Ci imbattiamo (o forse sarebbe meglio dire che loro si sono scontrati con noi) nei rivenditori di gas esilarante. Devo ammettere che per una decina di minuti abbiamo anche pensato di provarlo, poi una serie di sfortunati eventi mi sono passati per la testa: la possibilita’ di rimanere talmente intontito da farmi portare via borsa, soldi, telefono, passaporto; dover andare all’ambasciata per lo smarrimento del passaporto passando da un internet point con un tailandese che non parla inglese, farmi stampare la cartina, doverci andare senza google map, chiedere soldi a dei turisti per poter mangiare, non aver soldi per poter chiamare casa e dire che in fondo sono ancora viva, per poco, ma sono ancora viva. Abbiamo quindi abbandonato l’idea e sulla via del ritorno ci siamo informati sugli effetti che il gas esilarante poteva procurare: ECCO, NO, NON PROVATELO.