Sguardi stupiti

Volevo condividere un gesto. Un gesto che mi è stato insegnato fin da piccola, perché all’epoca l’educazione era l’unico obiettivo da perseguire per ogni genitore che volesse essere considerato tale.

Volevo condividere l’amarezza nel ricordo del bel tempo passato, e mi spiego meglio.

Fin da piccola passavo i week end di riposo dei miei genitori facendo escursionismo o trekking e nei lunghi cammini che facevamo non mi è mai passato per la mente di non salutare chi incontravamo sul nostro percorso. Ore e ore di camminata e sento ancora la voce di mia mamma che mi rimprovera se per il fiato corto non saluto un passante. Da camperisti ci si saluta con un colpo di clacson, in montagna invece basta un ciao. Ho imparato così a dire ciao in 7 lingue diverse già a 10 anni: italiano,francese, austriaco, spagnolo, inglese, portoghese e tedesco.

Ho imparato fin da piccola che quel gesto era la vera differenza dalla vita quotidiana, talmente distaccata da tutto da non vedere nemmeno l’essere umano che abbiamo di fronte.

Un anziano signore incontrato sul Rocciamelone l’anno scorso sosteneva che in montagna le persone sono tutte un po’ più buone. E io vorrei che questa cosa non si perdesse, perché in fondo è una lezione morale che dovremmo seguire tutti. Essere un po’ più buoni. Essere un po’ più presenti. Uscire da quella bolla individuale e guardare in faccia la persona che ci passa davanti, magari aiutarla, condividere un pezzo di cioccolato se non sta bene.

E invece mi rendo conto di quanto il salutare e magari il conoscere l’escursionista che ti cammina di fianco sia solo più un vecchio retaggio. Forse quell’anziano signore doveva dire “le persone in montagna una volta erano tutte un po’ più buone”.

O forse potremmo cominciare a dire un semplice ciao e guardarci in faccia, conoscere le storie invece che fare le storie su Instagram. Io ci provo, un saluto alla volta, leggendo lo sguardo stupito di chi lo riceve.

Pronti, partenza…2018 via!

Ma che belle le ferie natalizie, tante sciate, ciaspolate, alcol in baita….ah no, quello forse l’hanno fatto gli altri. Ho abbracciato l’inizio di questo stupendo 2018 con 39.7 di febbre, un raffreddore da meritarmi una fornitura di fazzolettini a vita e la coperta in pile a scaldare le giornate passate a letto. Il programma fino al 29 di Dicembre era un po’ diverso, ma sono sicura che questo trattenermi e’ stato solo per poter iniziare l’anno nuovo con un pieno di energie non indifferente.

E cosi’ siamo al 4 di gennaio e mi trovo a fare i conti con l’anno appena chiuso e quello nuovo da pianificare. Ok, forse dovevo pensarci prima ma avete presente la febbre? Ecco, sono solo riuscita a dormire per 4 lunghissimi giorni, non ho avuto il tempo di scrivere.

Dicevamo: fare i conti con l’anno chiuso vuol dire fare i conti con quello che mi sono prefissata e NON ho portato a termine e che indubbiamente mi porto sul 2018. In primis mi porto dietro il cambio di rotta del blog, la progettualita’ che ha portato a questa decisione. Mi porto dietro, infatti, il proggeto ambizioso costruito con una persona, che purtroppo non riuscira’ piu’ ad accompagnarmi, e che era pensato in almeno due anni: FARE TUTTI I 3000 DELLA REGIONE.

Mi porto dietro la carrellata di foto scattate male perche’ sul 2018 voglio fare ancora meglio.

Mi porto dietro un progetto personale che mi ero lanciata con il mio “Grande Maestro d’arrampicata”, nonche’ “Maestro di sbronza a Birra”, nonche’ “Maestro delle massime” e non per ultimo “Maestro in stile di vita”. Nel 2017 ho lavorato duramente per poter chiudere un 6a in falesia, vanificando poi tutto il lavoro fatto in soli due mesi di fermo. Nel 2018 punto quindi a ritornare in falesia, chiudere un po’ di 6a e puntare a una via lunga.

Chiudo il 2017 con la convinzione di poter fare decisamente meglio nel 2018, concentrandomi ancora di piu’ su quello che voglio diventare, essere e fare. Ecco, magari quest’anno potrei capire veramente che cosa voglio fare da grande…o magari questo lo posso lasciare al prossimo anno.

Riprendo il 2018 con la scrittura, ma soprattutto vorrei finire il libro che mi porto avanti da gennaio 2017 su cui ho meditato per 12 mesi no stop.

Si riparte quindi e intanto da gennaio e ci tengo a stottolineare alla stragrande… perche’ si riparte con le FERIE! (Quelle per andare a sciare ovviamente).

Stay tuned per sapere che gran figata di settimana ho progettato 🙂 (a brevissimo, lo giuro, nel prossimo post).

Giulia.

PS: Auguro a tutti di affrontare il 2018 con la sua stessa determinazione davanti alla sfiga!

 

 

Islanda: Cosa sapere!

Supermercati: 

Sono tutti molto cari, ma questa e’ l’islanda! Ad ogni modo per avere il miglior rapporto qualita’ (che non saprei dire se e’ bassa o medio bassa) e prezzo lo potete trovare da Netto. E’ una catena di supermercati dove potete trovare veramente di tutto anche le marche alla quale da italiani siamo affezionati (es. ho trovato le lattine bonduelle!! 🙂 )

Stazioni di rifornimenti:

Quando potevo cercavo di andare da Olis o Obi, sono i piu’ conveniente. Ma e’ anche vero che per paura di rimanere senza a meta’ strada, poi ho fatto rifornimento ovunque (N1 hanno anche i bagni all’interno, nel caso servisse 🙂 )

Lingua:

parlano assolutamente tutti (e anche veramente bene) l’inglese. Sono dei gran intenditori di gesti, quindi se non sapete l’inglese potrete comunque comunicare con loro…o almeno proveranno a capirvi.

Condizioni climatiche:

Non sottovalutare mai il clima. Un abbigliamento e un’attrezzatura adeguati sono fondamentali. I viaggiatori devo sempre essere preparati alle condizioni climatiche piu’ inclementi in ogni stagione perche’ il tempo puo’ cambiare senza preavviso.

Durante le calde giornate, invece, fate attenzione all’attraversamento dei fiumi: le acque derivate dallo scioglimento dei ghiacciai possono dare origine a fiumi impetuosi.

 


Tariffe, orari e offerte cambiano con una certa frequenza; le informazioni fornite in questi articolo vanno quindi presi come informazioni di massima da verificare con una ricerca personale. Se hai bisogno di aiuto per poter programmare il tuo viaggio, scrivimi nella sezione contatti.

 

 

 

Reykjanes e il Blue Lagoon

Ultimo giorno intero sulla stupenda isola, lo passo fondamentalmente in macchina. Non potendo ormai allontanarmi piu’ di tanto dall’aeroporto, decido di visitare la zona attorno a Reykjavik e con mio grande stupore…questa terra ha ancora qualcosa da regalarmi. Usciti dalla citta prendo direzione Keflavik per andare nel parco nazionale di Reykjanes e come prima impressione mi sembra di essere atterrata su Marte. Scopro successivamente che il parco e’ in realta’ un immenso sito geologico peculiare per la lava a cuscino, dorsali oceaniche, placche tettoniche e quattro sistemi vulcanici. Un panorama incontaminato che ti riporta indietro nel tempo.

Imperdibile in questa zona e’ il faro che si trova nella punta a sud ovest ( Reykjanesta). Panorama tipicamente nordico e personalmente (forse colpa anche della pioggia e del brutto tempo) l’ho vissuto un po’ come il quadro “Il viandante sul mare di nebbia”, immersa nei pensieri pre partenza e in quello che hanno accompagnato tutto il viaggio.

La sera ho cercato un campeggio che fosse vicino all’aeroporto e vi consiglio vivamente di andare a quello di Grindavik. La cittadina e’ minuscola, classica zona di pescatori, barche e case locali, ma il campeggio e’ molto ben attrezzato (qui), wifi e zone comuni ben tenute e soprattutto si trova a 15 minuti d’auto dall’aeroporto e a meno di 10 dalla Blue Lagoon.

CONSIGLIO: non mi sono mai preoccupata di prenotare nulla, dalle uscite ai campeggi, e se volete vivervi l’Islanda alla giornata perdendovi sulle sue strate, vi consiglio vivamente di fare come ho fatto. Al limite vi potra’ capitare di dover aspettare il pomeriggio o il turno seguente, ma solitamente le escursioni o le “esperienze” in generale, non richiedono prenotazioni tanto in anticipo. Tutte eccetto la blue lagoon. Ho prenotato l’ingresso il primo giorno a Reykjavik e con un anticipo di 2 giorni ho trovato come unico ingresso ancora disponibile quello delle 9 (di sera). E’ vero che l’area chiude alle 23.30, e se fai piu’ di 2 ore esci bollito peggio di un pesce lesso, rimane il fatto che se volete occuparvi una mezza giornata all’interno, dovrete prenotare con un po’ di anticipo.

L’ultima sera la dedico quindi alla Blue Lagoon (80€ l’ingresso per il pacchetto base = ingresso + maschera bianca). E’ un complesso immenso, molto ben tenuto, capiente e con una vasca gigantesca immersa nelle rocce vulcaniche che contraddistiguono l’area. Lo stabilimenti e’ in fase di ampliamento, quindi se andrete nel 2018 con molta probabilita’ sara’ gia’ finito e colossale. All’interno si entra in costume e un braccialetto elettronico con la quale si paga tutto: serve a chiudere e aprire l’armadietto, tiene in memoria quello che compri e che pagherai solamente una volta uscito, serve per avere accesso alle varie zone\trattamenti che ti spettano. Ho letto molti pareri discordanti su questa “attrazione” e sinceramente sono dell’idea che se andate per la Blue Lagoon, allora vale la pena spendere i soldi in quella maniera. Se volete andare in un bagno geotermale e non vi importa di saltare l’attrazione, ci sono delle strutture che costano meno e che sono molto simili (piu’ piccole ma decisamente meno gente con cui condividere la sauna, la piscina e qualsiasi cosa). Per quanto mi riguarda, tornassi indietro non rifarei la Blue Lagoon ma andrei semplicemente nella piscina di Reykjavik o in quella geotermale di Laugarvatn (ne parlo nel post precedente).

La sera la concludo quindi in completo relax, pronta per prendere il volo di ritorno la mattina seguente. Alle 10 di mattina ho il drop off della macchina (tenete sempre per il simbolo dell’aereo, perche’ i cartelli con direzione Keflavik portano alla cittadina!). Dalla zona di noleggio delle macchine all’aeroporto potete prendere la navetta gratuita che passa ogni 10-15 minuti… E con questo credo anche di aver esaurito tutto quello che potevo dirvi sul percorso e su cosa ho visto e potete vedere dell’islanda!

ULTIMO CONSIGLIO: non ho segnato tutte le camminate disponibili perche’ sono veramente troppo…sulla strada e’ pieno di stradine che partono per camminate piu’ o meno lunghe. Vi consiglio di perdervi in una di queste almeno una volta! 

Reykjavik

Ho deciso di dedicare un post intero a Reykjavik, se lo merita in fondo. Dopo aver snobbato e saltato questa citta’ durante il mio percorso iniziale, ecco che affronto il ritorno alla civilta’.

Come detto nel post precedente il campeggio e’ caruccio rispetto a quelli incontrati fino a questo momento, ma vi assicuro che dopo piu’ di 10 giorni al freddo e in tenda pensare di avere una mega zona comune dove poter rilassarsi e scrivere, leggere o anche solo caricare il telefono sembra un lusso.

CONSIGLIO: ricercando online come campeggiare vi viene immancabilmente offerta la camping card. Io non l’ho usata, non perche’ non sia conveniente ma perche’… no, per me non e’ stata conveniente. Ci sono solo un paio di campeggi convenzionati e ho preferito essere completamente indipendente senza dovermi organizzare di dover raggiungere per forza un determinato posto per dormire di volta in volta.

Come tutte le citta’ nordiche anche Reykjavik e’ inconfondibile per i colori. Su uno sfondo grigio spiccano i tetti e le case colorate, le strade pedonali un po’ estroverse e l’odore di cibo che invade le strade.
Come girarla? Perdendovi.

Personalmente ho lasciato il primo giorno la macchina al campeggio e sono andata a piedi in centro. Sono 45 minuti ad andare all’incirca. Il biglietto del bus one way costava pero’ 400 corone (4 euro) e non mi sembrava il caso di spendere 8 euro per evitare una passeggiata. Diversamente l’opzione migliore poteva essere parcheggiare la macchina nel parcheggio sotterraneo che c’e’ di fianco al porto (1,5 euro la prima ora e poi 1€ le successive). Facendo tutta la strada a piedi sono arrivata direttamente nel centro, senza passare dal porto, e mi ci sono letteralmente persa. La cittadina si estende su una strada principale (Laugavegur). Consiglio personale, se volete bere qualcosa di caldo non potete non entrare al “The Laundromat Cafe”, ambiente accogliente, libri in vista e tante stampe divertenti alle pareti. Il caffe’ e’ relativamente buono per i canoni nordici! Al piano inferiore hanno addirittura un babyparking dove organizzano per i bambini iscritti varie attivita’ e giochi durante tutto il giorno.

Quello che mi ha affascinato maggiormente e’ stato il quartiere piu’ vecchio della citta’ (il Tjornin). E’ caratterizzata da un laghetto e una zona erbosa dove sedersi (se non ha appena piovuto) o su una delle numerose panchine e guardare le immense nuvole che coprono perennemente l’Islanda.
E’ inoltre il posto ideale dove pensare ai souvenir o guardare semplicemente le vetrine!

Il secondo giorno, volendo dedicare solo la mattinata a Reykjavik, ho deciso di muovermi con la macchina. Come ormai avrete capito, non ho speso i soldi nel parcheggio ma sono andata all’N1 (il distributore di benzina che trovate tra il campeggio e il centro della citta’) e ho parcheggiato direttamente dietro alla stazione. Gratuito, nessun controllo e a 10 minuti dal centro! Mi sono quindi dedicata alla parte del porto facendo la lunga passeggiata e entrando in centro solo piu’ per scrivere e imbucare le cartoline. Anche qua, caffe’ speciale in un posto speciale: Ida Zimsen. Anche in questo caso, si tratta di una caffetteria – bistro all’interno di una libreria. L’ambiente e’ caldo e accogliente e frequentato per lo piu’ da islandesi.

 

Due giorni a Vik tra escursioni e divertimento.

Come e’ ormai buona abitudine, anche Vik (questo il campeggio) mi accoglie con un tempo pessimo e un vento fortissimo. Siamo tra l’altro in una delle zone piu’ ventose del paese, nonostante ci si trovi a Sud.
Mi addormento quindi velocemente, cullata dal vento incessante.

La mattina parto con il miglior presupposto: andare sul piu’ grande ghiacciaio dell’islanda (e uno dei 4 piu’ grandi in europa). Vado da un ragazzo che mi ha consigliato l’autostoppista (lei lavora a Vik), ma vista la giornata non si possono fare uscite sul ghiacciaio. Rimaniamo pero’ d’accordo per l’indomani.
Gli chiedo quindi che cosa posso fare con una giornata del genere e lui mi risponde: “atv”! Che per noi sono i quad. Non ho mai guidato uno di quei bestioni, decido quindi che un’immensa spiaggia nera potrebbe essere il modo giusto per provare. Mi sono affidata per entrambe le uscite a loro (Arcanum)!

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Mi porta quindi in giro per fiumi, spiagge e mare e mi racconta che quella terra e’ molto giovane. Poche centinaia di anni fa esisteva solo il mare. Mi indica anche la montagnola che spicca da sola e mi dice che quella era un’isola. Andiamo poi a vedere i resti dell’aereo che si e’ schiantato a causa dell’eruzione del vulcano. Tutta quella terra in realta’ e’ stata creata in seguito a varie eruzioni. La piu’ fumata e’ avvenuta nel 2010 e si dice che a breve dovrebbe eruttare nuovamente.

Dopo quasi due ore di giro torniamo alla base e io decido di passare il mio pomeriggio al mare. La sabbia nera, le tre pietre sullo sfondo e un libro di storie Islandesi.

Il giorno seguente sveglia alle 6.50 (sempre ore islandese 🙂 ) e mi preparo per andare sul ghiacciaio Vatnajokull. Siamo io e la guida, i ramponi, la piccozza e un ghiacciaio immenso da perlustrare, arrampicare e in alcuni punti anche bere. Fanno l’uscita anche in gruppi, e tendenzialmente dovrebbe essere molto piu’ tranquilla come escursione. Consiglio vivamente di farla (anche se a luglio e agosto si riduce notevolmente), perche’ come diceva la mia guida “il ghiaccio si muove e cambia, come tutto del resto”. Questo perche’ tra 30 anni molto probabilmente di quel ghiacciaio sara’ rimasta piu’ pochissima traccia.

Tornata dall’escursione, decido quindi che mi merito un caldo e rilassante bagno. Vado quindi nella piscina del paese, con vasche esterne che arrivano a 38-40 gradi con sauna all’interno per la modica cifra di una decina di euro. Ripresa dalla fatica ma stanca per la giornata intensa, decido di rimanere ancora a Vik e ripartire il giorno successivo.

8 di mattina si riprede il viaggio e la strada offre grandi fermate da non perdere assolutamente:
Skogafoss (cascata + parco)
Seljalandfoss

Arrivo nel pomeriggio a Hella e decido di piantare la tenda li’ perche’ cosi’ il giorno dopo sarei stata piu’ comoda per andare nel centro verso il Golden Circle.

 

 

Come organizzare un viaggio in Islanda?

Come organizzare un viaggio in Islanda?

Viste le mille domande su ogni singolo aspetto di questo viaggio affascinante, ho deciso di mettere insieme quello che ho fatto dalla A alla Z. Io mi sono invece affidata completamente alla Lonely Planet e credo che sia un supporto veramente utile per poter girare l’Islanda (mappa delle zone e delle strade dettagliatissima).

Premetto che non ho praticamente organizzato nulla da casa. Mi sono preoccupata piu’ del materiale da portare che del viaggio da fare. Ma in fondo era la mia idea di partenza: perdermi in questa terra per vedere che cosa l’Islanda aveva da offrirmi. E in fondo ho sempre amato viaggiare in questa maniera. Una volta individuati gli “imperdibili”, poi pero’ bisogna perdersi. Ed e’ una cosa che amo fare continuamente.

I salvavita:

– una buona tenda (Quickhiker 2 )
– un gran bel sacco a pelo (i mio andava a -18 gradi e alcune notti ho avuto freddo – Ferrino)
– un materassino che isoli dal freddo della terra ultralight e confiante –> link
– abbigliamento termico (1,2,3 strato + calze da montagna)
– giacca pesante e antipioggia
– scarponcini (potete andare anche solo con questi, io ho usato i salomon mid)
– costume + asciugamano! 🙂

Ti consiglio di leggere due buone guide su come preparare lo zaino per un viaggio:

Passiamo quindi al viaggio. Non si va in Islanda se non lo si pianifica con un certo anticipo ( a meno che non abbiate veramente tanti soldi da buttare). Personalmente ho deciso di spendere nel volo (A\R Malpensa – Reykjavik = 400 euro con bagaglio in stiva) e nella macchina (normalissima utilitaria (Ka) per due settimane = 600 euro, qui il link della piattaforma che ho utilizzato), il tutto prenotato a fine Febbraio per le ultime due settimane di Giugno. Ho poi deciso di girare in tenda perche’ cosi’ invece di spendere dai 50€ in su per un letto in camerata, ho speso 10-15 euro massimo a notte. I soldi risparmiati li ho investiti in attivita’ che diversamente non mi sarei mai potuta permettere di fare. Altro aspetto: ho mangiato fuori una sola volta, e in questo caso ho risparmiato veramente tanti soldi perche’ una semplice zuppa costa l’equivalente di 20 euro e normalmente e’ difficile trovare anche solo un panino a meno di 15 – 18 euro (nei ristoranti).

Partiamo quindi dal principio.

Milano Malpensa, ore 23.30 arrivo all’aeroporto per partire con l’aereo della WOWair (compagnia di bandiera che da Giugno a Settembre garantisce voli diretti) all’1.20 di notte. Quando ho prenotato pensavo fosse uno scherzo e invece cosi’ non e’ stato.
Volo di 4 ore e mezza in cui sarebbe stato bello dormire, ma a causa dell’aria condizionata gelata ha reso il viaggio un vero e proprio inferno. Fortunatamente nel bagaglio a mano avevo almeno giacca antivento che ho usato per riscaldarmi almeno le gambe. Arrivata a Keflavik alle 3.45, sono subito andata a ritirare la macchina (compagnia Thrift, la piu’ economica che ho trovato) e mi sono immessa sulla Road 1.

PREMESSA:
In Islanda la strada principale e’ la numero 1, dalla quale poi partono le diramazioni verso l’interno. La 1 e’ sempre asfaltata, mentre le altre devono essere valutate di volta in volta. A giugno non e’ stato un problema perche’ al limite ho fatto strade non asfaltate ma che percorribile perche’ con ghiaia e poche buche. Ho avuto problemi solo nella parte dei fiordi dell’ovest.

Imboccata la 1, sono quindi uscita dalla zona dell’aeroporto in direzione Reykiavik. Arrivata nella city alle 5 ho quindi deciso di parcheggiare la macchina e dormire un paio di ore in modo da potermi godere la giornata.