Guida trekking per principianti

Soprattutto negli ultimi anni si e’ cominciato ad abusare delle parole trekking ed escursionismo, senza sapere realmente la differenza che intercorre tra le diverse discipline. Allo stesso tempo, diventando sempre piu’ popolari, non sono considerati più un modo di viaggiare adatto solo a coloro che sanno come accendere il fuoco o possono sopravvivere diversi giorni senza cibo nella foresta.

Ed e’ da questa constatazione che parte l’idea di dare delle linee piu’ precise per chi si vuole approcciare ad una vacanza di trekking (fattibile anche con dei bambini).

Differenza tra escursionismo, trekking e alpinismo.

Partiamo dalle basi, dalla definizione delle diverse discipline (avevo parlato anche delle sottocategorie nell’articolo “hiking o trekking?”):

Escursionismo 

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L’escursionismo e’ la pratica base da cui si dovrebbe partire, ovvero camminate di un giorno piu’ o meno vigorose a seconda del vostro livello di allenamento. In questo caso l’escursione puo’ essere ovunque lo si desideri con un’unica clausola: devi essere immerso nella natura (un parco, la collina fuori citta’, il percorso che costeggia il mare…). Un neofita puo’ cominciare quindi da questo tipo di attivita’ per individuare il suo livello e crescere progressivamente verso escursioni che siano sempre piu’ lunghe o piu’ difficili.

Trekking

La differenza principale tra il trekking e le escursioni è la durata: i trekking durano due o più giorni e di solito coinvolgono paesaggi diversi. Generalmente i percorsi di trekking non saranno esattamente un viaggio di andata e ritorno (anche se gli itinerari in circuito stanno diventando popolari nell’Himalaya e altrove) perche’ si presuppone che si parti da un punto e si arrivi in un’altra localita’ (es. la via francigena e la strada degli Dei in Italia).
Un grande esempio di questo è il trekking di più giorni/pellegrinaggio è il Cammino di Santiago di Compostela in Spagna, percorso che prevede una partenza dalla Francia per poi arrivare sull’Oceano Atlantico dal lato della costa spagnola.
L’altra grande differenza tra l’escursionismo e il trekking è che si rimane sulla strada (intesa come asfaltata e non) durante la notte. Questo significa portare con se tutta l’attrezzatura per dormire in tenda, oppure dormire nei rifugi lungo il percorso.

Alpinismo

L’alpinismo è fondamentalmente un trekking di montagna estremo. Se vogliamo fare un raffronto, l’alpinismo è uno sforzo tecnico, mentre l’escursionismo è più simile a una lunga camminata. In alpinismo, si usano attrezzature specifiche per superare vette di alta montagna. Questa attrezzatura può includere caschi per evitare che cadano pietre sulla testa, corde per impedirti di cadere, ossigeno in bottiglia in modo da poter respirare ad altitudini elevate, ramponi e piccozze per fare presa sulla neve e sul ghiaccio e chiodi da scavare nel faccia di roccia e fornire presa.
L’alpinismo richiede una grande quantità di resistenza fisica e mentale è un’attività incredibilmente impegnativa e spesso pericolosa.

Le regole base per fare un trekking

1. Inizia facile

Il consiglio e’ quello di organizzare dei trekking sul week end prima di buttarsi in una vera e propria vacanza. In questo modo potrete cominciare ad assaporare la pratica con la consapevolezza “di poter sbagliare”. Cosa intendo? potresti capire che la tua attrezzatura non e’ sufficiente, che l’abbigliamento non e’ adatto, che potevi portare qualcosa che non hai portato e lasciare a casa qualcosa che invece ti sei caricato sulle spalle. Insomma, tanti piccoli elementi che giocano un ruolo fondamentale e hanno un peso molto piu’ importante quando devi affrontare 1 o due settimane di cammino rispetto a 2 giorni. Dal trekking di 2-3 giorni potresti poi passare a quello di 6 e poi alla vacanza zaino in spalla. Che differenza potresti trovare tra un trekking e l’altro? Camminare per 3 giorni non e’ come camminare per 6, il corpo reagisce diversamente  (cosi’ come la mente), e potresti dover affrontare degli intoppi che in un trekking corto non avevi valutato (es.: la possibilita’ di avere delle vesciche).

2. Controlla il meteo

Partendo dal presupposto che il meteo, soprattutto in montagna, e’ estremamente variabile, l’unica cosa da fare e’ partire preventivamente organizzati e controllare il meteo prima della partenza. Affrontare una settimana di fulmini e saette non e’ uguale all’affrontare una settimana con sporadici temporali.

3. Attrezzatura adeguata

E su questo capitolo vorrei soffermarmi ore perche’ chi si approccia per la prima volta a un’escursione pensa che possa andar bene farlo con attrezzatura “di recupero” (es.: persone che arrivano a rifugi a piu’ di 2000 mt s.l.m. con le scarpe da ginnastica e non adeguatamente vestiti). Andreste mai a fare un’immersione senza la giusta attrezzatura? Non credo proprio. Stesso ragionamento dovrebbe essere fatto per chi si avvicina alla montagna; e con questo non intendo che si debba spendere e spandere ma sicuramente bisogna essere organizzati e avere attrezzatura piu’ o meno tecnica a seconda di che cosa si intende fare. Partiamo quindi dall’imprescindibile:

  • Le scarpeVesciche ai piedi o ferite alla caviglia durante una passeggiata rovineranno la vostra vacanza in più una buona scarpa contribuirà all’aderenza su terreni scivolosi e aiuterà a sostenere la caviglia. Assicurati che si adattino perfettamente al piede e alla caviglia, altrimenti potrebbero causare più danni che benefici. Presta particolare attenzione alla suola: deve esserci un tacco ben definito e un battistrada in gomma di qualità.
  • Lo zaino
    Per i primi trekking non scegliete nulla di particolarmente ingombrante, Si passerà a zaini più capienti in caso si decida di allungare gli itinerari. Assicuratevi che abbiano però buoni spallacci, cintura in vita, imbottiture traspiranti, deve essere impermeabile o avere un telo protettivo. ( Vedi anche l’articolo ” Come scegliere lo zaino giusto per il viaggio“)
  • Attrezzatura e kit d’emergenza
    Dipende assolutamente dal tipo di percorso che avete intenzione di intraprendere, ma alcuni accorgimenti possono essere utili in ogni occasione: kit di primo soccorso, gps o mappe (possono anche essere mappe sul telefono ma conviene scaricarle in modo da poterne fruire anche in modalita’ offline), coltellino svizzero, acqua e cibo extra per ogni evenienza.

4. Idratati e mangia

L’acqua e’ l’elemento fondamentale, assicurati di non rimanere mai senza durante tutto il tuo viaggio (e consiglio personale, non rimanere nemmeno con i sorsi contati perche’ il tuo corpo potrebbe richiederti inaspettatamente piu’ acqua di quanta ne avevi pianificata). Allo stesso modo assicurati di avere sempre con te degli spunti leggeri ma calorici o proteici (un pezzo di cioccolato, una barretta, della frutta secca potrebbero essere i tuoi migliori compagni).

5. Segui i tracciati

Soprattutto se sei alle prime armi, studia il percorso e seguilo scrupolosamente. Il trekking è contatto con la natura, ma significa anche rispetto di questa e di chi passerà per lo stesso sentiero dopo di te. Non rovinare il percorso, non lasciare immondizia, impacchetta tutto e getta dove si è autorizzati a farlo.

 

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Res di Varallo

Res-piro di serenita’

Il primo scritto non poteva non essere dedicato ad un luogo del cuore. Ad una delle tante montagne disseminate per la mia amata Valsesia. Uno di quei luoghi che attraverso la sua semplicità riesce a cancellare ogni tipo di pensiero negativo restituendovi un senso di pace interiore pazzesco. Credetemi, quanto vi ritroverete sulla via del ritorno verso la quotidianità non potrete far altro che voltarti indietro cercando di cogliere ancora per un attimo quell’aria leggera e frizzante che vi ha fatto sentire tremendamente bene.

DSC_0599Il Bec D’Ovaga o Res, dall’alto dei suoi 1630 m guarda Varallo Sesia e le sue frazioni permettendovi di osservare i magnifici panorami della bassa e dell’alta Valsesia, la parete sud del gruppo del Monte Rosa e nelle giornate più limpide, anche le catene delle Alpi Svizzere. Lo si può raggiungere imboccando il sentiero che si stacca dalla strada carrozzabile che unisce le frazioni Crevola e Parone oppure salendo in auto fino ai vasti prati della località Casavei dove termina la carrozzabile stessa.

In questa occasione ho deciso di salire in auto fino a Casavei, ma per chi lo volesse consiglio vivamente di prendere il sentiero più in basso, in questo modo potrete godervi maggiormente la bellezza dei boschi circostanti: durante le giornate soleggiate si possono ammirare meravigliosi giochi di luce formati dai raggi solari che filtrano attraverso le fronde degli alberi.

La prima parte del percorso sale rapidamente attraversando un folto bosco di faggi sino a giungere all’Alpe Campo; qui, piano piano, la foresta si trasforma e le latifoglie lasciano gradualmente il posto alle conifere. La mulattiera continua a salire superando i resti di alcuni alpeggi abbandonati sino a giungere all’Alpe del Pastore, dove un maestoso tiglio domina lo spazio antistante le costruzioni ormai diroccate. Quello che, a prima vista, vi sembrerà un luogo qualunque saprà regalarvi sensazioni uniche.

Fermatevi.
Respirate profondamente.
Fate in modo che il battito cardiaco rallenti.

Gli unici rumori che potrete sentire saranno il rumore dell’acqua che sgorga dalla fontana nelle vicinanze ed il fruscio del vento tra le foglie del grande tiglio.

Dopo tutto vi sembrerà diverso, le tensioni si scioglieranno, i problemi attenueranno il loro peso e vi sentirete più leggeri.

E grazie a questa leggerezza vi sembrerà di volare mentre supererete gli ultimi tornanti che precedono il Rifugio Spanna-Sella. Una volta superata la costruzione sulla sinistra, guadagnerete rapidamente la vetta percorrendo un tratto di cresta lievemente esposto.

Lassù, su quel piccolo spazio di roccia, quasi magicamente, il panorama si aprirà intorno a voi a 360 gradi. Infatti, nonostante i suoi modesti 1630 m d’altitudine, la Res gode di una posizione particolarmente privilegiata, che vi permetterà di godere di una vista spettacolare che difficilmente riuscirete a togliervi dagli occhi.

Il ritorno potrà avvenire sullo stesso itinerario percorso in salita, ma prima di tornare alle auto sarà d’obbligo fare tappa al rifugio (gestito e mantenuto efficiente dalla locale sezione A.N.A.) dove un alpino dal volto volto bonario sarà pronto ad offrivi un piatto caldo ed un buon bicchiere di vino rosso che sapranno ristorarvi cuore, muscoli ed animo.

Sicuramente non rappresenta nulla di eclatante a livello alpinistico, ma ciò che la Res vi lascerà in eredità andrà oltre la prestazione fisica: sarà un’emozione unica.

Immediatamente, quando muoverete i primi passi sul sentiero respirerete una piacevole sensazione di serenità osservando la flora intorno a voi. Per non parlare di quando sarete in vetta…beh…quando sarete in vetta, provate e mettetevi in piedi accanto alla croce, allargate le braccia e chiudete gli occhi. Sentirete solamente il vento fresco e leggero sferzarvi il viso ed in men che non si dica vi sembrerà di volare insieme ad una delle aquile che spesso volteggiano nel cielo sopra alla Res…

In un mondo sempre più frenetico, sempre più votato all’apparenza e all’ostentazione, luoghi come questo sono in grado di rompere gli schemi, sono in grado di restituire il giusto valore alle cose più umili, vi insegneranno ad andare oltre le apparenze, a guardare più in profondità sia dentro che fuori di voi. Vi ricorderanno che, come dice il Piccolo Principe, l’essenziale è invisibile agli occhi, o meglio, a volte si rende invisibile ai nostri occhi per spingerci a cercarlo più approfonditamente e far si che ne possiamo apprezzare in pieno la sua reale bellezza.

Consigli tecnici:

Il percorso è percorribile regolarmente tutto l’anno e senza particolari difficoltà, ma in caso di innevamento il tratto tra il sentiero e la vetta deve essere percorso con attenzione.

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Partenza: Crevola (Varallo) 441 m

Arrivo: Res o Bec D’Ovaga 1630 m

Dislivello: 1190 m

 

Autore:

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Hiking o Trekking?

Non so se e’ solo una mia percezione, ma sono ormai un paio di anni che ho come la sensazione che la montagna sia tornata di nuovo di moda, con tutti i pro e contro del caso. Anzi, con moltissimi pro e un solo contro: tutti si sentono di poter fare qualsiasi cosa.

L’idea di scrivere questo articolo mi e’ venuta in seguito a una scena che e’ andata piu’ o meno cosi’: una ragazza giovane arriva in negozio, mi dice che ha bisogno di una corda e nel chiedermi quanta a mio parere ne avrebbe avuto bisogno, mi spiega che sarebbe andata a fare una via ferrata assicurata con una corda. Solo ed esclusivamente una corda. Non mi dilungo su come e’ proseguita la questione, ma ammetto che mi ha lasciata di sasso.

Cosi’ ho pensato a come e’ cambiato il mio modo di vedere la montagna negli ultimi anni ed e’ vero, sta cambiando qualcosa, e non e’ solo il modo di chiamare una pratica sportiva. Sta cambiando l’approccio. Perche’ si, devi sapere che per fare determinate cose hai bisogno di una certa attrezzatura, esperienza e allenamento.

E nella definizione della pratica sportiva che prima era semplicemente “vado in montagna” (con piu’ o meno enfasi a seconda di cosa dovessi fare), anche io mi sono trovata a prediligerne una piuttosto che un’altra. Vi starete chiedendo di che cosa diamine stia parlando. Ok, ok, avete ragione! Sto parlando di una semplice divisione: hiking e trekking. Termini inflazionatissimi e spesso usati per dire tutto e dire niente.

Hiking.
Ho scoperto che questa pratica sportiva e’ definita come camminata (piu’ o meno impegnativa) in collina o montagna svolta nella giornata.
Ho poi scoperto che all’interno di questa ci sono 3 pratiche sportive:

  1. Nature hiking: la camminata nel verde, facile facile, con un sentiero adatto anche alle famiglie e ai piu’ piccoli
  2. Mountain hiking: l’ambiente cambia e la camminata e’ fine al raggiungimento di una meta in quota. Si parla di difficolta’, dilslivelli e percorsi anche molto impegnativi.
  3. Fast hiking: fondamentalmente la nuova pratica sempre piu’ in voga. Hiking veloce, al pari di una corsa ma fatta in montagna.

Trekking.
Fondamentalmente puo’ essere considerato al pari del mountain hiking ma si sviluppa su piu’ giorni. Vuol dire dormire in un bivacco, dormire in tenda, mangiare un pasto caldo e organizzarsi per poterlo fare, avere un’attrezzatura a piu’ strati, calda e leggera da portarsi dietro. Scoprendone il significato ho scoperto che effettivamente quello che mi serve per poter affrontare un trekking e’ molto diverso da quello che potrebbe servirmi per affrontare una giornata di hiking in compagnia.

Credo che sia giusto adottare termini inglesi laddove rendono meglio un concetto, ma credo anche che ci debba essere un concetto dietro ad una parola e in questo caso e’ lo sport. Spero che questo articolo possa essere illuminante come lo e’ stato per me. Personalmente ho scoperto che vorrei provare ad arrivare a fare fast hiking, e questo e’ stato un modo per pormi un nuovo obiettivo ambizioso su cui penso e spero di lavorare tutto il 2019!

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Una vita in ferie

Ferie a Marzo e dove vado? Ancona!
Si, anch’io ero un po’ perplessa prima di essere travolta dalle meraviglie della regione, e devo ammettere che mi sono positivamente stupita per quanto le Marche abbiano da offrire.

Il patrimonio naturalistico marchigiano è imponente: quasi 90.000 ettari del territorio sono ricoperti da due parchi nazionali (Monti Sibillini e Gran Sasso e Monti della Laga), quattro parchi regionali (Monte ConeroSasso Simone e SimoncelloMonte San Bartolo e Gola della Rossa e di Frasassi) e sei riserve naturali (Abbadia di FiastraMontagna di TorricchioRipa BiancaSentinaGola del Furlo e Monte San Vicino e Monte Canfaito).

Avendo una settimana di tempo da condividere con il mio marchigiano, le attivita’ sono veramente innumerevoli:
– Montefeltro a cavallo
– Parco del Conero con Maia e la vista immensa della natura montuosa a ridosso del mare
– trekking sul Gran sasso
– trekking Monti Sibillini

… l’idea e’ quella di condividere la bellezza del nostro territorio italiano che non ha nulla da invidiare a quello straniero, di valorizzare i piccoli comuni che gia’ si sono mossi in questo senso, offrendo strutture idonee e organizzando eventi per i turisti che vogliono conoscere questo spicchio d’Italia. La proposta e’ quella di riprendere in mano cio’ che e’ nostro con il mezzo del territorio e il fine della meraviglia (Manzoni 200 anni fa diceva ” la poesia e la letteratura in genere deve proporsi l’utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo).

Vi aggiorno presto!!

 

 

Mi capita che

Come cambia il mondo. Sono andata fino in Islanda e non ho visto nemmeno una parvenza di striscia verde nel cielo. L’aurora la si vede solo d’inverno. Poi in una giornata che poteva essere perfetta semplicemente già così com’era ecco che il mondo ti stupisce. L’hanno ufficialmente chiamata “l’aurora boreale del Piemonte”. E io mi ricorderò sempre mia sorella che me la indica, io che accosto la macchina e noi che ci godiamo questo spettacolo. Non me la spiego, ma cerco di spiegarmela lo stesso. Nell’assurdità del reale forse la risposta è in quel karma magico, quello che ti fa capire che le cose da soli sono fighissime, ma poterle condividere con qualcuno sono la vera essenza.

Prato nevoso

Video disponibile online:

Mollare o non mollare, spaghetti o non spaghetti

Premessa: sto scrivendo questo post dal caldo lettuccio, con due cuscini sofficissimi dietro la schiena, uno ancora piu’ soffice dietro il collo e la possibilita’ di alzare le mani fino al massimo alla tastiera del pc. Anzi, a dirla tutta mi sto pure sforzando a scrivere.
Non sono stata investita e non sono ingessata fino al collo, ma la sensazione e’ piu’ o meno quella.

Premessa due: non usero’ mai piu’ lo snowboard se non in condizioni super ottimali.
E adesso vi spiego la giornatina di ieri.

Partenza h8.00 da Torino decidiamo di andare a sciare a Prali. In macchina ho i miei fidi sci da alpinismo (non vi mollero’ mai piu’ lo giuro) e una tavola da snow (quella del mio compagno d’avventura). Arrivati a Prali le condizioni non sono esattamente quello che ci aspettavamo tanto che alla biglietteria ci avvertono che potrebbero chiudere gli impianti a breve a causa delle raffiche che si stavano creando. Decidiamo di salire lo stesso, non ci siamo fatti un’ora e mezza di macchina per niente. Saliamo sulla seggiovia e arriviamo alla Capannina, il primo rifugio di Prali. Entriamo dentro a fare colazione: panino al miele e amaro all’albicocca per me, un bicchiere di genepi e un croissant per il mio socio. Nel mentre aspettiamo l’altra ragazza che condividera’ con noi la giornata sulle piste.

Dopo la colazione super riscaldante siamo pronti per la prima discesa: a bomba, un po’ fuoripista e con le gambe che sento tutto il caldo dell’alcol appena bevuto (e di genepi ne aveva veramente tanto). Prendiamo nuovamente la seggiovia ed e’ in quel frangente che ho cominciato a delirare. Vista la pista molto battuta i miei sci da alpinismo non erano l’ideale, perche’ non prendere la tavola?

La rovina.

Scendo quindi alla biglietteria, prendo una bella tavola a noleggio (una bananona molto figa) e mi butto sulla seggiovia. Pensavo di essere una chiavica e invece devo dire che me la sono sentita veramente bene. Fino alle due. Poi, il degenero.

All’una e mezza siamo ritornati in baita per fare un boccone di pranzo e quando siamo uscita la mia tavola non era piu’ la stessa. Il freddo e il vento avevano creato una patina di ghiaccio sul fondo della mia tavola che abbiamo grattato via alla bene e meglio. La sento che fa quello che vuole lei invece che seguire il mio equilibrio (molto precario). Come sempre, sono l’unica disagiata ma per non far pesare la situazione cerco di scendere e curvare come se niente fosse. In un micro secondo mi parte la tavola, batto una facciata sulla neve dura, il polso si gira male, la spalla di conseguenza, la mascherina sbatte contro il mio zigomo e sento solo gli occhi chiudersi e la testa che pensa “non ti sei fatta niente, non e’ assolutamente niente”. Mi giro a faccia in su peggio di una tartaruga dopo una sbronza colossale e vedo il sole. Con una raffica di vento, ma vedo il sole. I miei compagni di avventura vedono la caduta e tra un misto di preoccupazione e risata mi aiutano ad alzarmi. Quella e’ stata la discesa piu’ lunga mai fatta, la voglia di togliere la tavola e riabbracciare i miei amati sci.

Ma che cosa ho imparato? Che cosa voglio veramente condividere con voi?
Forse che se non provi fino in fondo non puoi dire che una cosa non ti piaccia. O forse che ci si imbatte nel proprio destino sulla strada presa per evitarlo.

Sguardi stupiti

Volevo condividere un gesto. Un gesto che mi è stato insegnato fin da piccola, perché all’epoca l’educazione era l’unico obiettivo da perseguire per ogni genitore che volesse essere considerato tale.

Volevo condividere l’amarezza nel ricordo del bel tempo passato, e mi spiego meglio.

Fin da piccola passavo i week end di riposo dei miei genitori facendo escursionismo o trekking e nei lunghi cammini che facevamo non mi è mai passato per la mente di non salutare chi incontravamo sul nostro percorso. Ore e ore di camminata e sento ancora la voce di mia mamma che mi rimprovera se per il fiato corto non saluto un passante. Da camperisti ci si saluta con un colpo di clacson, in montagna invece basta un ciao. Ho imparato così a dire ciao in 7 lingue diverse già a 10 anni: italiano,francese, austriaco, spagnolo, inglese, portoghese e tedesco.

Ho imparato fin da piccola che quel gesto era la vera differenza dalla vita quotidiana, talmente distaccata da tutto da non vedere nemmeno l’essere umano che abbiamo di fronte.

Un anziano signore incontrato sul Rocciamelone l’anno scorso sosteneva che in montagna le persone sono tutte un po’ più buone. E io vorrei che questa cosa non si perdesse, perché in fondo è una lezione morale che dovremmo seguire tutti. Essere un po’ più buoni. Essere un po’ più presenti. Uscire da quella bolla individuale e guardare in faccia la persona che ci passa davanti, magari aiutarla, condividere un pezzo di cioccolato se non sta bene.

E invece mi rendo conto di quanto il salutare e magari il conoscere l’escursionista che ti cammina di fianco sia solo più un vecchio retaggio. Forse quell’anziano signore doveva dire “le persone in montagna una volta erano tutte un po’ più buone”.

O forse potremmo cominciare a dire un semplice ciao e guardarci in faccia, conoscere le storie invece che fare le storie su Instagram. Io ci provo, un saluto alla volta, leggendo lo sguardo stupito di chi lo riceve.

Pronti, partenza…2018 via!

Ma che belle le ferie natalizie, tante sciate, ciaspolate, alcol in baita….ah no, quello forse l’hanno fatto gli altri. Ho abbracciato l’inizio di questo stupendo 2018 con 39.7 di febbre, un raffreddore da meritarmi una fornitura di fazzolettini a vita e la coperta in pile a scaldare le giornate passate a letto. Il programma fino al 29 di Dicembre era un po’ diverso, ma sono sicura che questo trattenermi e’ stato solo per poter iniziare l’anno nuovo con un pieno di energie non indifferente.

E cosi’ siamo al 4 di gennaio e mi trovo a fare i conti con l’anno appena chiuso e quello nuovo da pianificare. Ok, forse dovevo pensarci prima ma avete presente la febbre? Ecco, sono solo riuscita a dormire per 4 lunghissimi giorni, non ho avuto il tempo di scrivere.

Dicevamo: fare i conti con l’anno chiuso vuol dire fare i conti con quello che mi sono prefissata e NON ho portato a termine e che indubbiamente mi porto sul 2018. In primis mi porto dietro il cambio di rotta del blog, la progettualita’ che ha portato a questa decisione. Mi porto dietro, infatti, il proggeto ambizioso costruito con una persona, che purtroppo non riuscira’ piu’ ad accompagnarmi, e che era pensato in almeno due anni: FARE TUTTI I 3000 DELLA REGIONE.

Mi porto dietro la carrellata di foto scattate male perche’ sul 2018 voglio fare ancora meglio.

Mi porto dietro un progetto personale che mi ero lanciata con il mio “Grande Maestro d’arrampicata”, nonche’ “Maestro di sbronza a Birra”, nonche’ “Maestro delle massime” e non per ultimo “Maestro in stile di vita”. Nel 2017 ho lavorato duramente per poter chiudere un 6a in falesia, vanificando poi tutto il lavoro fatto in soli due mesi di fermo. Nel 2018 punto quindi a ritornare in falesia, chiudere un po’ di 6a e puntare a una via lunga.

Chiudo il 2017 con la convinzione di poter fare decisamente meglio nel 2018, concentrandomi ancora di piu’ su quello che voglio diventare, essere e fare. Ecco, magari quest’anno potrei capire veramente che cosa voglio fare da grande…o magari questo lo posso lasciare al prossimo anno.

Riprendo il 2018 con la scrittura, ma soprattutto vorrei finire il libro che mi porto avanti da gennaio 2017 su cui ho meditato per 12 mesi no stop.

Si riparte quindi e intanto da gennaio e ci tengo a stottolineare alla stragrande… perche’ si riparte con le FERIE! (Quelle per andare a sciare ovviamente).

Stay tuned per sapere che gran figata di settimana ho progettato 🙂 (a brevissimo, lo giuro, nel prossimo post).

Giulia.

PS: Auguro a tutti di affrontare il 2018 con la sua stessa determinazione davanti alla sfiga!

 

 

Viso Mozzo

16/08/2017

Partenza ore 6.30 da Cuneo, direzione Crissolo. Dopo un’oretta di macchina arriviamo a Crissolo, dal paese prendiamo per Pian del Re, dove comincia la vera sgambettata.

Partiamo dal parcheggio alle 8.28, con il passo spedito che solo una mattina fresca ti puo’ donare. Prendiamo subito per il Rifugio Quintino Sella (segnato 2h e 50 minuti).

Il sentiero ci porta ben presto al primo lago, il Fiorenza, a 10 minuti di passo spedita dal parcheggio. Costeggiamo il lago e proseguiamo dritto. Arriviamo al lago Chiaretto e continuiamo per la pietraia. Dalla pietraia al rifugio il percorso e’ sempre ben segnato, dopo 1 ora e mezza arriviamo al Quintino Sella. Tempo di un caffè, un sorso di acqua fresca e si riparte verso la vetta.

Ritornami quindi indietro sui nostri passi e al cartello “Colle del Viso”, prendiamo a destra. Da quel punto alla vetta sono 400 mt di dislivello che si diramano “incazzati” fino alla vetta.

Nota: l’ultimo tratto che porta alla cima e’ tra massi e ghiaia, meno segnalato rispetto al percorso iniziale. Valutare molto bene le condizioni climatiche!

Dislivello totale: 1010mt

Quota partenza: 2640 mt sldm

Quota vetta: 3019 mt sldm

Km a salire: 8

Tempo di percorrenza totale: 2.40