Come scegliere lo zaino giusto per il viaggio?

backpacks-1888879_1920Se e’ la prima volta che vi approciate a una vacanza zaino in spalle, questa domanda vi sembrera’ di una difficolta’ estrema. Almeno per me la prima volta e’ stato cosi’: meglio un po’ piu’ grande che almeno ci metto piu’ cose? No, forse meglio piu’ piccolo cosi’ mi costringo a portare meno. Ma devo veramente spendere cosi’ tanto per uno zaino? E quelli che ci sono a basso costo faranno veramente cosi’ schifo?

Non so se ci siamo capiti, ma queste erano solo una parte delle domande che per i mesi pre partenza mi hanno frullato e sconquassato la testa.

Dunque, non preoccupatevi, habemus risposte!

Sbagliando si impara, ed e’ stato proprio provando diversi zaini che sono arrivata a capire prima di tutto le vitali differenze che ci sono tra i diversi modelli. Partiamo pero’ da un presupposto: questi suggerimenti nascono per chi pensa di intraprendere una vacanza zaino in spalla, dove si presume che ci siano delle condizioni di vitto e alloggio pre-esistenti. Le caratteristiche che stiamo per vedere non contemplano la necessita’ di doversi portare a spalle anche la tenda e i vivere ( in quel caso siamo su zaini da 80 + 10 L, quelli degli scout per intenderci!)

REGOLE DI BASE

Prima di passare alle caratteristiche tecniche che un buon backpack dovrebbe avere, ci sono dei principi base grazie ai quali potrete comunque restringere la scelta tra le centinaia di opzioni disponibili.

Meno e’ meglio

Questo è il principio fondamentale su cui basare la scelta del backpack meno è meglio! Quindi più piccolo sarà lo zaino, meno sarete invogliati a portare con voi cose inutili. Non c’è molta differenza nel preparare uno zaino per un viaggio di un mese da quello di un anno. Sapete perché? Perché i vestiti si possono lavare, buttare, ricomprare e anche scambiare, esattamente come fareste a casa!

Mai risparmiare troppo

Potete risparmiare sui voli, alloggi, noleggio dell’auto ma non troppo sullo zaino. Anche se non è necessario acquistare il più costoso in commercio, la qualità del materiale è davvero importante, dato che dovrete portarlo sulle spalle per molto tempo. Quindi puntare su marche specializzate in viaggi o escursioni potrebbe essere un ottimo investimento. I più diffusi e conosciuti sono Osprey, DeuterFerrino, Salewa, alcuni modelli Quechua di Decathlon sono ottimi e Rei, un brand americano che consegna anche in Europa.

Assicurarsi delle proprie proporzioni

Lo zaino dovrebbe tenere in conto prima della quantità di cose che deve contenere, del vostro peso, altezza e proporzioni. Quindi ad esempio se siete alti 1.68 cm come me, uno zaino da più di 55L può rivelarsi davvero una condanna. Per viaggi a lungo termine non dovrebbero superarsi i 55L per le donne e i 60L per gli uomini in totale, contando quindi sia il corpo dello zaino che l’eventuale zainetto per la macchina fotografica o per altri accessori. Credeteci, saranno più che sufficienti.

Le caratteristiche di uno zaino di qualita’

  1. Cerniere con lucchetto. Alcuni zaini specialmente quelli a “pozzetto”, non possiedono cerniere che possono essere chiuse con dei lucchetti. Il che va bene se andate a fare un’escursione di qualche giorno, ma è del tutto sconsigliato per motivi di sicurezza se viaggiate zaino in spalla per molto tempo, soprattutto se dormite nei dormitori e negli ostelli. Uno zaino è sicuro solo se tutti gli scompartimenti o quasi possono essere chiusi a chiave.
  2. Multi tasche interne. ll vostro zaino conterrà una miriade di cose differenti. Avere alcuni scompartimenti interni per tenere separati documenti, cavi, o vestiti sporchi è davvero indispensabile e vi aiuterà anche a trovare le cose facilmente.
  3. Waterproof. E’ importante che lo zaino sia resistente all’acqua per evitare in caso di pioggia di trovarsi tutti i vestiti bagnati. Molti backpack sono anche dotati di borsa impermeabile per ricoprirli, in alternativa potete acquistarla separatamente.
  4. Sostegno rigido per la schiena (scheletro di metallo). Negli anni ’70 questo sostegno era esterno (come quello che vedete nella foto sopra). Oggi però la maggior parte dei backpack di una certa qualità ce l’hanno invisibile interno. Aiuta a distribuire uniformemente il peso sulla schiena e a mantenere una postura corretta.
  5. Cintura per supporto lombare e spalline regolabili. Idem come sopra la cintura serve a caricare il peso su fianchi e ad alleggerire il lavoro di spalle e cervicale. Alcuni zaini sono dotati anche di tasche interne comode per inserire oggetti che avete bisogno di avere spesso a portata di mano. Le spalline aiutano ad adattare lo zaino alla vostra altezza soprattutto nel caso di modelli unisex.
  6. Cinghie di compressione. Le cinghie aiutano a comprimere il contenuto e diminuire le dimensioni per farlo entrare magari nelle misure del bagaglio a mano o semplicemente farlo chiudere. Quello che abbiamo scelto noi (leggete sotto) ha sia quelle interne che esterne.

Il mio zaino da viaggio

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Rullo di tamburi… io ho optato per questo modello (nella versione femminile) che ho scoperto essere poi la scelte di altre 4 ragazze con cui ho condiviso il pulmino da Bangkok ad Ayutthaya! Mi sono trovata trovata bene e l’ho utilizza in piu’ situazioni: direi leggero quanto basta, molto ben strutturato, economico ma non troppo e spendibile in diversi contesti.

Fammi sapere che cosa hai invece scelto tu, sei hai dubbi o domande 🙂

 

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Indocina – Maldive Pre – partenza

È la mia prima volta. Non ho mai fatto un viaggio così lungo, e forse neanche così lontano: 3 giorni in Laos, 7 giorni in Vietnam, 3 giorni in Cambogia, 9 giorni alle Maldive.

Preparo la valigia e ci ritrovo oggetti che non mi appartengono…zaino, antizanzare, medicine, k-way (io?? Sotto la pioggia senza ombrello??). E poi ci metto cose che non so neanche se userò: trattamenti per il viso, trucchi, accessori per il fitness, e tutte quelle comodità che forse rimarranno sul fondo della valigia…quella valigia che verrà aperta e richiusa mille volte.

Ripercorro l’itinerario del viaggio:

Partenza da Milano Malpensa, scalo ad Abu Dhabi, scalo a Bangkok, arrivo 48 ore dopo la partenza, a Vientiane (Laos). Dicono che i laotiani siano gentili e carinissimi, dicono che avremo una guida parlante inglese perché italiana è difficile da trovare, dicono che i pagamenti si effettuano in dollari americani ma vanno benissimo anche gli euro. Quante cose che dicono!

Vientiane, la capitale del Laos, al confine con la Thailandia. Luci, luci e lanterne ovunque! E rossa…rossa, arancione, senape…senape e calda! Così la sogno la notte, e già la amo. Seconda città: Luang Prabang. Me la immagino ricca di colori, piena di gente in costume locale che si riversa nelle strade, non vedo l’ora di visitarla.

E poi il Vietnam, quanto ci ho fantasticato! Vorrei dire alle persone che il Vietnam non è più posto di guerra, non fa più paura, non è più tabù. Prima tappa: Hanoi, la capitale. So che è una metropoli, non so come me la aspetto. Ascolto mia madre dire che si ricorda di averla sentita nominare spesso ai telegiornali, quando era ragazzina; io, prima di organizzare questo viaggio, non sapevo neanche quale fosse il suo nome.

Dopo Hanoi, ci sarà una crociera con una notte a bordo della nave, nella baia di HaLong: vedo foto su instagram, e rimango a bocca spalancata. È lei, la baia di HaLong, che mi ha fatto scegliere questo viaggio.

Da qui, si passerà a Hoi An: la chiamano la città delle lanterne ed è la storia più romantica che abbia mai sentito! E’ il posto che più di tutti ho voglia di visitare, e so che sarà il mio preferito…lo è già!

Huè e la città imperiale: la voglio immaginare grigia e verde, come un enorme parco fatto di erba, piante ed edifici e strade e muretti. Sì, erba verde e strade grigie.

E poi Saigon, altrimenti detta Ho Chi Minh City: beh, lei è rossa come il sangue, lei ha una storia da raccontare, una storia di lacrime sofferenza e disperazione, ma anche di vittoria e risalita. Lei, più di tutte, mi racconterà di guerre, di speranze, e di conquiste politiche. Lei mi darà una lezione di vita.

Dopo aver visitato il Vietnam, sarà la volta della Cambogia: Phnom Penh, la capitale. Ecco, la Cambogia me la immagino fatta di Buddha e di pietra, di colore marrone come la terra bruciata e verde come il muschio, piena di paesaggi zen e di natura, traboccante di credenze.

Siem Reap e Angkor: templi, templi e ancora templi, e foresta, e bambini che vendono i fiori. Arte e scultura come non ne ho mai viste. Lei è più marrone di tutte, marrone come i suoi templi visti da lontano, visti nelle fotografie. Ah, le fotografie! Ne farò mille, diecimila, centomila! La mia reflex freme!

Ultime, le Maldive: la meta sarà l’isola di Gangehi, situata nella zona nord dell’atollo di Ari, così lontana dalla capitale Male, da essere raggiungile solo in idrovolante. Sfumature tenui, mare, spiaggia, cocco e pesci tropicali…chissà se le cartoline sono fedeli!

Chiudo i vestiti nella valigia, e i sogni nel cassetto…presto scoprirò se le emozioni suscitate dall’organizzazione di questo viaggio saranno soddisfatte.

 

Autore:Schermata 2019-04-16 alle 10.11.33

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Una vita in ferie

Ferie a Marzo e dove vado? Ancona!
Si, anch’io ero un po’ perplessa prima di essere travolta dalle meraviglie della regione, e devo ammettere che mi sono positivamente stupita per quanto le Marche abbiano da offrire.

Il patrimonio naturalistico marchigiano è imponente: quasi 90.000 ettari del territorio sono ricoperti da due parchi nazionali (Monti Sibillini e Gran Sasso e Monti della Laga), quattro parchi regionali (Monte ConeroSasso Simone e SimoncelloMonte San Bartolo e Gola della Rossa e di Frasassi) e sei riserve naturali (Abbadia di FiastraMontagna di TorricchioRipa BiancaSentinaGola del Furlo e Monte San Vicino e Monte Canfaito).

Avendo una settimana di tempo da condividere con il mio marchigiano, le attivita’ sono veramente innumerevoli:
– Montefeltro a cavallo
– Parco del Conero con Maia e la vista immensa della natura montuosa a ridosso del mare
– trekking sul Gran sasso
– trekking Monti Sibillini

… l’idea e’ quella di condividere la bellezza del nostro territorio italiano che non ha nulla da invidiare a quello straniero, di valorizzare i piccoli comuni che gia’ si sono mossi in questo senso, offrendo strutture idonee e organizzando eventi per i turisti che vogliono conoscere questo spicchio d’Italia. La proposta e’ quella di riprendere in mano cio’ che e’ nostro con il mezzo del territorio e il fine della meraviglia (Manzoni 200 anni fa diceva ” la poesia e la letteratura in genere deve proporsi l’utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo).

Vi aggiorno presto!!

 

 

Mi capita che

Come cambia il mondo. Sono andata fino in Islanda e non ho visto nemmeno una parvenza di striscia verde nel cielo. L’aurora la si vede solo d’inverno. Poi in una giornata che poteva essere perfetta semplicemente già così com’era ecco che il mondo ti stupisce. L’hanno ufficialmente chiamata “l’aurora boreale del Piemonte”. E io mi ricorderò sempre mia sorella che me la indica, io che accosto la macchina e noi che ci godiamo questo spettacolo. Non me la spiego, ma cerco di spiegarmela lo stesso. Nell’assurdità del reale forse la risposta è in quel karma magico, quello che ti fa capire che le cose da soli sono fighissime, ma poterle condividere con qualcuno sono la vera essenza.

Prato nevoso

Video disponibile online:

Ci sono quei momenti

Ci sono quei momenti che solo il fuoco di un caminetto di una baita può capire.

Sguardi stupiti

Volevo condividere un gesto. Un gesto che mi è stato insegnato fin da piccola, perché all’epoca l’educazione era l’unico obiettivo da perseguire per ogni genitore che volesse essere considerato tale.

Volevo condividere l’amarezza nel ricordo del bel tempo passato, e mi spiego meglio.

Fin da piccola passavo i week end di riposo dei miei genitori facendo escursionismo o trekking e nei lunghi cammini che facevamo non mi è mai passato per la mente di non salutare chi incontravamo sul nostro percorso. Ore e ore di camminata e sento ancora la voce di mia mamma che mi rimprovera se per il fiato corto non saluto un passante. Da camperisti ci si saluta con un colpo di clacson, in montagna invece basta un ciao. Ho imparato così a dire ciao in 7 lingue diverse già a 10 anni: italiano,francese, austriaco, spagnolo, inglese, portoghese e tedesco.

Ho imparato fin da piccola che quel gesto era la vera differenza dalla vita quotidiana, talmente distaccata da tutto da non vedere nemmeno l’essere umano che abbiamo di fronte.

Un anziano signore incontrato sul Rocciamelone l’anno scorso sosteneva che in montagna le persone sono tutte un po’ più buone. E io vorrei che questa cosa non si perdesse, perché in fondo è una lezione morale che dovremmo seguire tutti. Essere un po’ più buoni. Essere un po’ più presenti. Uscire da quella bolla individuale e guardare in faccia la persona che ci passa davanti, magari aiutarla, condividere un pezzo di cioccolato se non sta bene.

E invece mi rendo conto di quanto il salutare e magari il conoscere l’escursionista che ti cammina di fianco sia solo più un vecchio retaggio. Forse quell’anziano signore doveva dire “le persone in montagna una volta erano tutte un po’ più buone”.

O forse potremmo cominciare a dire un semplice ciao e guardarci in faccia, conoscere le storie invece che fare le storie su Instagram. Io ci provo, un saluto alla volta, leggendo lo sguardo stupito di chi lo riceve.

Pronti, partenza…2018 via!

Ma che belle le ferie natalizie, tante sciate, ciaspolate, alcol in baita….ah no, quello forse l’hanno fatto gli altri. Ho abbracciato l’inizio di questo stupendo 2018 con 39.7 di febbre, un raffreddore da meritarmi una fornitura di fazzolettini a vita e la coperta in pile a scaldare le giornate passate a letto. Il programma fino al 29 di Dicembre era un po’ diverso, ma sono sicura che questo trattenermi e’ stato solo per poter iniziare l’anno nuovo con un pieno di energie non indifferente.

E cosi’ siamo al 4 di gennaio e mi trovo a fare i conti con l’anno appena chiuso e quello nuovo da pianificare. Ok, forse dovevo pensarci prima ma avete presente la febbre? Ecco, sono solo riuscita a dormire per 4 lunghissimi giorni, non ho avuto il tempo di scrivere.

Dicevamo: fare i conti con l’anno chiuso vuol dire fare i conti con quello che mi sono prefissata e NON ho portato a termine e che indubbiamente mi porto sul 2018. In primis mi porto dietro il cambio di rotta del blog, la progettualita’ che ha portato a questa decisione. Mi porto dietro, infatti, il proggeto ambizioso costruito con una persona, che purtroppo non riuscira’ piu’ ad accompagnarmi, e che era pensato in almeno due anni: FARE TUTTI I 3000 DELLA REGIONE.

Mi porto dietro la carrellata di foto scattate male perche’ sul 2018 voglio fare ancora meglio.

Mi porto dietro un progetto personale che mi ero lanciata con il mio “Grande Maestro d’arrampicata”, nonche’ “Maestro di sbronza a Birra”, nonche’ “Maestro delle massime” e non per ultimo “Maestro in stile di vita”. Nel 2017 ho lavorato duramente per poter chiudere un 6a in falesia, vanificando poi tutto il lavoro fatto in soli due mesi di fermo. Nel 2018 punto quindi a ritornare in falesia, chiudere un po’ di 6a e puntare a una via lunga.

Chiudo il 2017 con la convinzione di poter fare decisamente meglio nel 2018, concentrandomi ancora di piu’ su quello che voglio diventare, essere e fare. Ecco, magari quest’anno potrei capire veramente che cosa voglio fare da grande…o magari questo lo posso lasciare al prossimo anno.

Riprendo il 2018 con la scrittura, ma soprattutto vorrei finire il libro che mi porto avanti da gennaio 2017 su cui ho meditato per 12 mesi no stop.

Si riparte quindi e intanto da gennaio e ci tengo a stottolineare alla stragrande… perche’ si riparte con le FERIE! (Quelle per andare a sciare ovviamente).

Stay tuned per sapere che gran figata di settimana ho progettato 🙂 (a brevissimo, lo giuro, nel prossimo post).

Giulia.

PS: Auguro a tutti di affrontare il 2018 con la sua stessa determinazione davanti alla sfiga!

 

 

Due giorni di mare

Questa l’ho scattata al mare. In tutto il 2017 questa e’ l’unica foto del mare che ho potuto scattare. Scelte, assolutamente scelte. Ma chi ama la montagna come me sfrutta fino in fondo tutti i week end disponibili per potersi sdraiare sui freschi pascoli e sgambettare fino all’ultimo.

Il compleanno della mamma pero’ e’ sacrosanto, ed eccomi qua. Dopo un anno davanti a quella grande distesa di acqua che separa l’Italia dalla Corsica. Pensavo fosse solo il postumo di una camminata, ma la luce l’ho vista anche nella macchina fotografica..e lei non mente.

Islanda: Cosa sapere!

Supermercati: 

Sono tutti molto cari, ma questa e’ l’islanda! Ad ogni modo per avere il miglior rapporto qualita’ (che non saprei dire se e’ bassa o medio bassa) e prezzo lo potete trovare da Netto. E’ una catena di supermercati dove potete trovare veramente di tutto anche le marche alla quale da italiani siamo affezionati (es. ho trovato le lattine bonduelle!! 🙂 )

Stazioni di rifornimenti:

Quando potevo cercavo di andare da Olis o Obi, sono i piu’ conveniente. Ma e’ anche vero che per paura di rimanere senza a meta’ strada, poi ho fatto rifornimento ovunque (N1 hanno anche i bagni all’interno, nel caso servisse 🙂 )

Lingua:

parlano assolutamente tutti (e anche veramente bene) l’inglese. Sono dei gran intenditori di gesti, quindi se non sapete l’inglese potrete comunque comunicare con loro…o almeno proveranno a capirvi.

Condizioni climatiche:

Non sottovalutare mai il clima. Un abbigliamento e un’attrezzatura adeguati sono fondamentali. I viaggiatori devo sempre essere preparati alle condizioni climatiche piu’ inclementi in ogni stagione perche’ il tempo puo’ cambiare senza preavviso.

Durante le calde giornate, invece, fate attenzione all’attraversamento dei fiumi: le acque derivate dallo scioglimento dei ghiacciai possono dare origine a fiumi impetuosi.

 


Tariffe, orari e offerte cambiano con una certa frequenza; le informazioni fornite in questi articolo vanno quindi presi come informazioni di massima da verificare con una ricerca personale. Se hai bisogno di aiuto per poter programmare il tuo viaggio, scrivimi nella sezione contatti.